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Piemonte dal Vivo - In viaggio negli spettacoli fra cultura e turismo

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Piemonte dal Vivo incontra Leo Bassi

La Revelaciòn e la bomba nel suo camerino: il circo deve sempre odorare di zolfo

Leo Bassi

Leo stasera va in scena per il festival Sul filo del circo contemporaneo con La Revelaciòn, protagonista delle cronache per lo sventato attentato organizzato contro il suo interprete ed autore dall'estrema destra cattolica madrilena.
Humorista y filosofo, apolide e poliglotta, sintesi spagnola di Benigni, Grillo e Dario Fo, Leo è diretto discendente di una famiglia - i Bassi appunto - che ha fatto la storia del circo negli ultimi 150 anni.

Siamo nel Parco Culturale Le Serre sotto il fresco dei pini e nello Chalet Allemande la conferenza dedicata al passato e al futuro del circo è in pieno svolgimento: dopo il suo appassionato intervento e nonostante lo aspettino le prove del suo spettacolo, Leo accetta di raccontare e raccontarsi.

In Italia, prima de La Revelaciòn è arrivata ovviamente la notizia dell'attentato organizzato contro di te da un gruppo ultra-cattolico. In realtà - sebbene durante lo spettacolo tu faccia il tuo arrivo mascherato da Papa Benedetto XVI, prometta di distribuire preservativi agli africani contro la diffusione dell'AIDS o metta in ridicolo le inverosimiglianze della Genesi - tu non manchi mai di rispetto ai simboli religiosi. Ad essere contestato è quell'oscurantismo religioso che porta con sé la sottomissione della donna all'uomo, la paura del corpo e del sesso, il disprezzo per la natura e per gli animali. Hai voglia di parlarne?
Questa storia della bomba è incredibile nel 2006. Revelacion omaggia il laicismo, il secolo dei filosofi in Europa, l'Illuminismo, poiché parlo con molta forza del mio ateismo. Pensavo che oggi certe cose si potessero dire in un teatro, ma in Spagna alcuni gruppi della destra cattolica hanno cominciato a protestare verbalmente, poi buttando mattoni contro la gente con una mazza da baseball. E' strano come atteggiamento per gente che dice di agire in nome di Gesù, no? Davanti al mio camerino hanno trovato anche un kg di esplosivo collegato ad una bottiglia di benzina, con la miccia già accesa, che non era destinato solo a me, ma evidentemente anche al pubblico in sala. Poteva morire molta gente. Questa situazione non ha fatto altro che confermarmi che io ero nel giusto, che era necessario fare uno spettacolo così: siamo nell'epoca laica, ma la sensazione è che il laicismo si stia sbriciolando. Forse stiamo tornando indietro, e il dirlo così chiaramente ha suscitato una reazione violenta, che ha rafforzato in me il desiderio di ribadire il discorso, e di farlo con più convinzione. Sto lavorando molto in Spagna e gli incidenti si ripetono, ma sono molto più forte, molto più sicuro. Un giorno mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto: "E' giusto rischiare la vita o è meglio che lasci perdere questo spettacolo e che torni a fare altre cose?" La verità è che io non ho intenzione di tornare indietro.
Per poter preservare questa totale libertà di espressione che ti caratterizza, per poter essere un clown militante, un buffone di corte capace realmente di provocare, è essenziale avere un'indipendenza economica? E' così difficile come sembra?
La verità è che le cose lentamente crescono. In Spagna e in America sono ormai molto noto e più mi esprimo liberamente, più il pubblico viene a vedere i miei spettacoli, più soldi guadagno perché io lavoro ad incasso. Qui in Italia c'è Beppe Grillo che lo fa. Se una persona è giovane e sta cominciando a percorrere questa strada la sua non sarà una situazione facile, ma nessuno ha dato a me questa libertà di epressione, me la sono conquistata negli anni, rischiando e continuando a rischiare - visto quello che sta succedendo. Quando non si rischia lo spettacolo è spesso anche molto noioso, la comicità perde la sua freschezza, il suo mordente. Io sono per le leggi del mercato; non sono né di destra né di sinistra, io credo nelle leggi del mercato, sono ateo, mi piace molto la proprietà privata, mi piacciono molto i soldi, ma li voglio guadagnare parlando delle mie cose, alla mia maniera. Guadagnare molto mi permette di andare poi a lavorare nelle favelas e nel terzo mondo auto-stipendiandomi, senza andare a chiedere soldi ad altri.
Cosa consigli, allora, alle nuove generazioni di artisti circensi?
Devono prima di tutto essere creativi e avere qualcosa da dire. Devono avere una coscienza sociale e politica. E' importante che viaggino, che vadano in India, in America, che non rimangano seduti di fronte alla televisione qui in Europa. Solo così scopriranno cosa vogliono dire e troveranno poi un modo per finanziarlo.
Il Bassibus - lo spettacolo itinerante che trasforma il giro turistico di Madrid in una presa di coscienza politica di alcune degli abusi e scandali che la capitale può offrire - ha in qualche modo cambiato il tuo modo di lavorare?
Ha fatto molte cose per me: ha fatto conoscere al popolo spagnolo il mio impegno sociale, mi ha dato notorietà perché ogni volta la notizia finiva sul giornale per arresti ed altri avvenimenti ecclatanti. Come sai l'idea del Bassibus è quella di un lavoro documentaristico fatto in diretta con la gente. Non si raccontano aspetti negativi della società spagnola, ma si porta la gente in loco, gliela si fa sperimentare. Abbiamo cominciato con un autobus ora ogni volta sono 400 persone che si muovono, che arrivano davanti alla casa del Primo Ministro o che visitano tutte le proprietà dell'Opus Dei… A volte penso che a 55 anni dovrei aver già visto di tutto, invece riesco sempre a stupirmi quando vedo fino a che punto possano arrivare le ingiustizie e l'oscurantismo.
I tuoi spettacoli hanno una vocazione interattiva. Lo spettatore in qualche modo partecipante è solo la differenza rispetto all'esperienza televisiva, o il suo risveglio è in qualche modo lo scopo delle tue performance?
Io faccio circo e non teatro. E' molto più fisico anche solo per gli odori degli animali, per la grande paura che un trapezista possa cadere. Io non ho fatto altro che perseguire una modalità che faceva già parte della tradizione. L'ambiente e il clima sono quelli della partecipazione.
C'è qualcosa che vuoi dire a noi italiani, usandoci come megafono?
In una delle favelas peggiori del mondo accanto all'aeroporto di Buenos Aires ho visto passare due giovani olandesi: persino i brasiliani hanno paura a passare di lì, allora, incuriosito, mi sono avvicinato loro per saperne di più. Vendevano purificatori per acqua da attaccare al rubinetto: quello è un mercato immenso, se si pensa a tutte le persone che non hanno acqua pulita in casa. Non siamo del tutto perduti noi europei, se una società olandese si preoccupa di progettare un dispositivo simile, utile solo ai paesi in via di sviluppo. Se l'Italia vuole uscire dal suo declino economico deve cambiare il microchip, e investire al di fuori di un mercato che ormai è di lusso. Il mondo futuro sarà strettamente legato alla crescita demografica dei poveri e all'ingiustizia sociale, e l'accrescimento economico sarà concesso solo a chi troverà delle soluzioni per la gente povera e non europea. Anche il teatro di strada ha molte possibilità in questi paesi; dà un'immagine dell'Europa che si distacca da quella dei soldati, e delle grandi imprese multinazionali. Porta il cuore e un'umanità non conosciuti.
Riportiamo a seguire l'intervento tenuto da Leo durante la conferenza Tra innovazione e tradizione organizzata da Sul filo del circo contemporaneo nello Chalet Allemande del Parco Culturale le Serre di Grugliasco.
Io ho odiato il circo tradizionale. Il circo tradizionale non esiste, perché il suo spirito è nel rinnovamento costante. Quello che oggi è circo tradizionale, cento anni fa era la più grande delle innovazioni. Nel tempo poi quella spinta innovatrice è stata dimenticata, i circensi hanno perso il coraggio di innovare e hanno cominciato ad imitare quello che prima di loro altri avevano fatto. Il risultato è che il circo è morto.
Il circo tradizionale è come un fossile di energie passate, ogni suo numero è stato inventato nel passato di qualcuno che, così facendo, rischiava moltissimo: il primo uomo - o forse la prima donna, non si sa - ad aver messo il naso rosso per fare il clown ha apportato un'innovazione incredibile, ha compiuto un gesto rivoluzionario, iconoclasta, rompendo la tradizione e creando grande tensione.
Lo spettacolo circense ha smesso di rinnovarsi costantemente per questa sala qui (allude ai trascorsi cinematografici dello Chalet Allemande, ambientazione alpina del teatro di posa sito nell'attuale parco, nei primi anni del secolo scorso): il declino del circo comincia con la diffusione del cinema. Quando ero piccolo mio nonno mi diceva che per lui il cinema era tanta gente seduta in strada a guardare un muro: il cinema era un muro. L'artista non era più presente e la registrazione gli toglieva la possibilità - e la capacità - di improvvisare. Oltretutto non era più lui a creare, dal momento che doveva solo più eseguire quello che altri inventavano per lui. Per mio nonno il cinema era la peggior cosa che poteva capitare. Sapeva che da un lato avrebbe tolto lavoro agli artisti del circo, ma dall'altro avrebbe assimilato, inglobato i migliori clown dell'inizio del secolo passato: Charlie Chaplin, Buster Keaton e altri come loro sono infatti passati direttamente dal circo al cinema, vedendo in esso una nuova modalità di espressione da sperimentare.
La mia famiglia ha una tradizione circense di 150 anni e mia madre e mio padre mi raccontavano dell'energia e della vitalità del circo, ma ciò che io vivevo durante la mia adolescenza era già il suo declino: il pubblico era solo più di famiglie con bambini, perché il suo spettacolo aveva perso la sua spinta innovatrice. E' comunque una bella rivincita per la mia famiglia il fatto che io molti anni più tardi possa parlare del rinnovamento del circo in un ex studio cinematografico!
Dico tutto questo per i giovani che si affacciano, magari pieni di entusiasmo, a questo mondo: tocca a loro inventare una nuova tradizione. Voi dovete fare il circo. Il lavoro acrobatico deve servire per dire qualcosa. Dimenticate la tradizione. La vera tradizione del circo è inventare, essere innovatore, cercare di anticipare il cambiamento. Tutto il resto è il declino.
Un'ultima cosa: io continuo a viaggiare in tutto il pianeta, così com'è tradizione del circo. Ci sono sempre più favelas, c'è sempre più gente fuori dal sistema economico televisivo, che vive in strada. La maggior parte della popolazione futura sarà povera e il circo deve trovare il modo di farla ridere, di ridarle speranza e di farla sognare. Il circo ha grande prospettive in questo senso, più di quello che si immagini. Se coloro che escono dalle scuole di circo non hanno questa spinta finiscono per fare gli animatori nei parchi di divertimento: è necessario recuperare lo spirito rivoluzionario originario. Se l'ispirazione non è alta il circo non esiste.

Nel ringraziarlo chiudiamo con le sue stesse parole, con un motto trafugato in serata al termine de La Revelaciòn, davanti ad una platea gremita ed entusiasta: il circo deve sempre odorare di zolfo!

29/06/2006, Paola Bologna, Parco Culturale Le Serre di Grugliasco (To)

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