Fare teatro a Legnica, in Polonia
Gabriele Boccacini, direttore artistico di Stalker Teatro, incontra per noi Jacek Glomb direttore artistico del Teatr Modjeska di Legnica.
Continua il confronto con la Polonia. Dopo aver intervistato Bartosz Szydtowski del Teatr Laznia Nowa di Cracovia, Gabriele Boccacini arricchisce questo interessante confronto tra nazioni di un ulteriore contributo. Nei locali delle Officine Caos alle Vallette di Torino incontra per noi Jacek Glomb, il direttore artistico del Teatr Modjeska di Legnica, che ha molte analogie con il lavoro svolto alle Vallette da Stalker Teatro, e che è una delle compagnie più importanti di tutta la Polonia. In un centro urbano con un passato storico particolarmente greve, la sua mission è ridare dignità ai luoghi della città che "i padroni del Novecento" hanno trasformato in ruderi o fortini di guerra. Si tratta di location di fascinosa architettura (teatri, chiese, saloni) che nello spirito degli organizzatori potrebbero essere riscattati dall'oblio anche grazie ad iniziative culturali.
Forse non è un caso che Stalker Teatro lavori qui a Torino, e che alle Vallette maturino esperienze come quella di Caos, così come può essere un caso oppure no, che anche il vostro teatro sia in qualche modo identificabile con la vostra città. Ho conosciuto voi e ho conosciuto la vostra città, insieme. Vuoi parlarcene...
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Legnica è una città che ha 100.000 abitanti, nella Polonia sud-occidentale. Ha una storia molto strana. Per molti secoli è stata una città tedesca, dopo il '45 è diventata una città polacca. Per 50'anni in città hanno stazionato i soldati russi, per motivi politici vi sono stati trasferiti ucraini e una popolazione che si chiama Vaincover. Dopo la seconda guerra mondiale sono rimasti anche ebrei e tedeschi. Questa multinazionalità caratterizza fortemente la multiculturalità della nostra città. Non penso che esista una città simile in Europa, un posto dove così tante nazioni e culture vivono insieme.
- Poi è proprio nel centro d'Europa...
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Quasi. Abbiamo cercato città che assomigliassero a Legnica, ma non ne abbiamo trovate. E' un problema culturale, che è ancora più profondo dal punto di vista sociale. La Polonia adesso si trova in un momento speciale della sua storia. Sta rapidamente aumentando il divario tra la gente molto ricca e la gente povera. Noi parliamo a nome di questi ultimi. Una parte dei nostri progetti è rivolta agli abitanti più poveri della nostra città, parliamo di loro, rievochiamo la storia dei posti in cui loro vivono, e spesso si tratta di una storia molto bella. In questo modo cerchiamo di dar loro una speranza. Il teatro non può dare i soldi alla gente, non gli può ristrutturare la casa, però gli può dare almeno la speranza.
Abbiamo fatto due progetti. Il più rappresentativo del nostro modo di lavorare è La ballata di Zakaczawie. Zakaczawie è un quartiere di Legnica con grandi problemi di microcriminalità. Abbiamo scritto lo spettacolo insieme agli abitanti, e lo abbiamo realizzato nel cuore di questo quartiere, un vecchissimo ex-cinema che abbiamo rivitalizzato e che abbiamo reso protagonista dandogli un ruolo importante nella storia. Un secondo progetto che si chiama Made in Poland, nato in un quartiere di edilizia popolare del periodo del comunismo, ad alta densità di popolazione, che con le sue 20.000 persone è da solo un quinto di Legnica. Si chiama Picario. Qui non ci sono istituzioni culturali. Non c'è neanche un bar. Noi vi abbiamo creato una filiale del nostro teatro. Un nuovo palcoscenico. Lo spettacolo si rivolge agli abitanti di questo quartiere e racconta la storia di un ragazzo natio del posto che è cresciuto in questa atmosfera di piena di criminalità; è un blokers. Negli ultimi anni lo spettacolo ha avuto molto successo, ha vinto tanti premi teatrali, è diventato anche un film. Noi svolgiamo anche un'attività di educazione rivolta ai ragazzi di questo quartiere. Facciamo teatro in vari spazi della città, di regola in ex fabbriche in rovina, nelle chiese, nei magazzini, nelle discoteche: facciamo spettacolo in luoghi che grazie ai nostri spettacoli si stanno rivitalizzando.
- Quando siamo venuti da voi a Liegnitz ci avete portato in giro per la città a vedere tutti gli spazi possibili a disposizione per l'allestimento di uno spettacolo. L'evidenza è che avete uno stretto legame con la città. Dal bunker all'ex cinema, agli edifici di archeologia industriale, gli spazi erano tutti molto interessanti...
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Questo corrisponde alla storia della città. Esistono ancora molti spazi, ma non funzionano, perché qualcosa storicamente si è rotto. Si possono però fare delle cose, questi luoghi possono avere un futuro. Prima erano tedeschi, poi russi, adesso sono nostri. Dai vari popoli che sono passati di qui sono stati costruiti vari tipi di edifici. Magazzini, caserme...tutto ciò è rimasto per noi, anche per il nostro teatro. E' un modo di fare teatro sognato. Noi facciamo un teatro che reagisce alla realtà contemporanea. È sociale e politico. Se vediamo un problema nella realtà lo affrontiamo, ne parliamo. Un grosso nodo da sciogliere è lo stato del servizio sanitario, così come lo abbiamo ereditato dal comunismo. Abbiamo allora creato uno spettacolo su questo tema: L'ospedale Polonia. Questa è un esempio di come sia possibile raccontare cose sulla Polonia tramite un ospedale. Chiediamo agli scrittori di creare una storia a partire da un problema reale: così nascono i nostri spettacoli. Sono testi drammaturgici nuovi e originali. Al Teatr Modjeska si fa quello che è nuovo, fresco, anche se siamo un teatro normale, classico. Anche realizzando un Molière in costume cerchiamo di raccontare i problemi contemporanei.
19/04/2007, Gabriele Boccacini, Torino
Traduzioni di Kinga Janiga
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