Piemonte dal Vivo incontra Pedro Garcia
Le arti di strada raccontate dal direttore artistico del Festival Chalon dans la Rue e de L’Abattoir
In occasione della partecipazione della Regione Piemonte al Festival transnazionale degli artisti di strada Chalon dans la rue, abbiamo l’opportunità di conoscere Pedro Garcia, suo direttore artistico dal 2004, nonché direttore del Centre National des Arts de la Rue L’Abattoir. Vista la sua grande disponibilità, approfittiamo dell’esperienza che ha maturato nel settore e gli domandiamo di raccontarci lo stato dell’arte di strada in Francia, in riferimento soprattutto all’appuntamento comune che ci aspetta.
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Eri direttore artistico di un teatro, ora lo sei di un centro di produzione e di un festival dedicati alle arti di strada. C’era qualche porta da aprire?
- E’ vero, ho diretto un teatro per molti anni, ma insieme ad un regista teatrale. Lavorando abbiamo notato che non riuscivamo a raggiungere un pubblico così ampio, non quanto avremmo voluto. Dal ‘92 abbiamo così cominciato a lavorare con le arti di strada, in modo da poter rappresentare gli artisti senza limiti nello spazio pubblico. In questo modo abbiamo raggiunto un numero maggiore di spettatori, e abbiamo poi deciso di proseguire su questa strada, che dà maggiore libertà. Non esistono obblighi di prenotazione, spesso lo spettacolo è gratuito, eppure sono necessari una vera scrittura, delle esigenze proprie: è un arte profondamente popolare. Da allora abbiamo proseguito, la programmazione dell’arte di strada ci è apparsa altrettanto importante di quella della stagione in sala.
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- Ci dai una tua definizione di ‘arti di strada’? Qual è il tuo manifesto?
- La cosa importante, direi, è la libertà che proponiamo ai nostri concittadini, alle persone che non sono solite frequentare i teatri: è la possibilità data a tutti di condividere l’esperienza dello spettacolo con un pubblico più ampio e di essere in contatto diretto con degli artisti. E’ soprattutto quest’avventura che vogliamo difendere. Adesso in Francia, a poco a poco, le compagnie si sono strutturate attorno alle arti di strada. Sono state messe in conto delle specificità legate a questo settore, come ad esempio la rappresentazione diurna piuttosto che notturna, la necessità di liberarsi dalle problematiche sonore e di illuminazione o ancora quella di trovare soluzioni alternative e innovative per le scenografie. Per me si tratta di ritrovare una reale libertà di avvicinamento agli artisti.
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- Vuoi raccontare Chalon dans la Rue a chi non conosce il festival?
- Sono 4 o 5 giorni di festival in una città di circa 50.000 abitanti. E’ prima di tutto una festa di artisti: il pubblico è lì per loro. Quest’anno giungiamo alla 22esima edizione e il pubblico e i Chalonais sanno di avere un appuntamento con artisti, attori, ballerini, acrobati di circo. Questa è la sua prima caratteristica. Poi è vero che nell’arco degli anni il festival si è sviluppato a dismisura, una smisuratezza che ora conosciamo bene e che sappiamo gestire. Si tratta di 20 spettacoli nell’IN e 120 circa nell’Off: sono quindi proposti 140/150 spettacoli, con una media di 900 e 1000 rappresentazioni al giorno. Questo significa dare circa 200.000 possibilità di vedere degli spettacoli in soli 4 giorni. Oggi è diventato una vetrina per le arti di strada, non solo per la Francia, ma anche per artisti e operatori stranieri. Nel tempo, gli spettatori si sono abituati a questa forma d’arte e sono anche diventati più esperti. Esiste una vera attesa delle compagnie, una voglia di scoprire cose nuove, di condividere il clima festoso, d’incontrarsi in queste sere d’estate. E’ una grande adunanza, un evento molto atteso in Francia e soprattutto in Bourgogne.
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- Fate parte del progetto europeo In Situ. La collaborazione con altre realtà a livello internazionale vi ha arricchito, e come?
- Fondamentalmente, In Situ è l’opportunità di incontrare organizzatori e artisti che non si conoscevano prima, così scopriamo come le cose funzionano in altri paesi, quale sono le attese e le modalità di lavoro. Permette però anche di mettere insieme i mezzi economici per finanziare la produzione, investire sugli artisti. L’idea di fondo è di permettere loro di creare e realizzare i propri progetti e che le produzioni possano viaggiare da un paese all’altro per “irrigare” altri festival. Per esempio, che degli sloveni, dei polacchi, dei greci o ancora dei portoghesi possano assistere a uno spettacolo creato in Inghilterra, in Francia o in un altro paese della CEE. Si tratta di prendere la misura di questa diversità, integrare le problematiche e creare nuove rete. Ma prima di tutto lo facciamo per produrre degli spettacoli.
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- La Regione Piemonte sarà ospite di Chalon dans la rue…
- Innanzi tutto siamo molto felici che il nostro festival possa essere scelto dalla Regione Piemonte come lo è stato da altre regioni in Francia in questi ultimi anni. Ora arrivano anche richieste da altri 3 paesi, spesso tramite federazioni di artisti di strada o reti di operatori che si stanno organizzando, per esempio in Germania, Belgio, Paesi Bassi e Inghilterra. Vogliamo organizzare assieme alla Regione Piemonte uno spazio molto accogliente in modo da promuovere al meglio le sue azioni in questo ambito, e i suoi artisti, permettendo loro di incontrare gli operatori francesi e stranieri. Ci auguriamo che sia anche un invito per la Regione Piemonte a proseguire i suoi sforzi nel sostegno alle arti di strada. Per noi è punto molto importante ed è questa la vera sfida, perché con le arti di strada si possono raggiungere tutti.
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26/06/2007, Paola Bologna
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