Piemonte dal vivo intervista il regista Pappi Corsicato: il Piemonte Doc Film Fund vince a Venezia
Regista originale, dotato di un'inconfondibile poetica espressiva, Pappi Corsicato è l'autore di Armando Testa. Povero ma moderno, il documentario sul grande pubblicitario torinese che è stato presentato sabato 5 settembre nella sezione Orizzonti in occasione della 66° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia. Lo intervistiamo per saperne di più su questo nuovo lavoro sotto la Mole - il documentario è sostenuto anche dal nostro Piemonte Doc Film Fund e dalla Film Commission Torino Piemonte, e le immagini non di repertorio sono state girate a Torino in Red, l'ultimo ritrovato della tecnologia digitale - che ha vinto il Premio Pasinetti assegnato dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici (SNGCI), ma anche per coinvolgerlo in una riflessione più ampia in merito alla poetica del suo fare cinema.
- Sei regista, sceneggiatore, costumista, compositore e produttore: un'insolita e poliedrica figura di cineasta. Una volta avuta ‘la visionÈ del film, è difficile condividerla?
- No. Semplicemente io ho iniziato in maniera autarchica, perché venendo da dieci anni di New York, quando sono arrivato in Italia non conoscevo nessuno, a parte amici come Iaia Forte. Mi sono un po' dovuto fare da solo. È tutto pensato a partire da quelle che sono le scene, i costumi, i colori: c'è un lavoro di preparazione che viene prima della sceneggiatura. Non è per egocentrismo puro o per tendenza ad accentrare, ma l'idea nasce dal non conoscere collaboratori e dal fatto che è un mio modo di raccontare. Non nasco come sceneggiatore, mi immagino le cose - come sono vestiti, truccati, come recitano. C'è anche un piacere nel fare questo: mi arricchisce, mi diverte, mi stanca pure ovviamente, però molte volte è più facile avere in mente quello che uno vuole, piuttosto che stare lì a scegliere duecento cose che poi non ti piacciono. Il motivo è più articolato e più semplice al contempo.
- Le citazioni cinematografiche di cui sono ricchi i tuoi film – che attingono all'immaginario cinematografico degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta e ai film di serie B e di serie Z - sono funzionali alla creazione di quella realtà parallela, non realistica, surreale che sembra essere la tua cifra stilistica, o sono solo un vezzo, un omaggio a quel tipo di cinema?
- Sicuramente sono funzionali. C'è una rilettura ironica di cose che mi piacciono. Se per vezzo si intende qualcosa che riguarda, un mio divertimento personale, sì, è un mio vezzo. È la proposta di quello che mi piace attraverso una rilettura personale.
- Accanto ai film cui devi la notorietà al tuo attivo hai anche regie di pièce teatrali, opere liriche, documentari, video arte e videoclip. È solo una questione di budget - comune peraltro a tutto il cinema italiano, o sono i tuoi interessi che ti portano a spaziare…
- Io sono una persona molto curiosa. Mi inviti a nozze, se mi inviti a fare cose che non ho mai fatto prima. A me piace l'arte contemporanea. Non sono un esperto, ma mi incuriosisce, la trovo molto evocativa, molto vicina a quello che faccio, come la moda, come tutto ciò che è nell'ambito creativo. Mi affascina, mi stimola, mi dà spunto di rielaborazione e di creatività, fondamentalmente. Lo faccio con enorme passione, divertimento e curiosità.
Con la sponsorship di un famoso produttore italiano di pasta - che ha investito centomila euro nel progetto - hai realizzato un cortometraggio diffuso un po' ovunque sul web, da YouTube a Facebook, promosso sui canali del bouquet SKY e diffuso in 150 sale cinematografiche in tutta Italia. Quella degli sponsor privati è una via da seguire? Aiuterebbe ad avere un cinema italiano meno omologato alle linee editoriali filo-televisive?
- Loro mi hanno chiesto di fare questa cosa. È un modo molto intelligente, più interessante di farsi pubblicità: non attraverso il classico spot, ma diventando produttori di un cortometraggio. Per me ovviamente era l'occasione per spaziare, divertirmi. Io penso che molti registi amano quello che fanno, credo che nessuno li obblighi a fare dei film che sono paratelevisivi. Poi alcuni lo fanno perché immaginano che quello è il modo più facile e più veloce, altri perché lo sanno fare. Anch'io so fare solo quello che faccio, e lo dico senza presunzione, è quasi un limite. C'è sicuramente una linea editoriale, magari delle grandi major come Rai e Medusa che tendono creare un trend, un filone, ma penso che ogni regista faccia quello sa e che vuole fare.
- Con Chimera hai sperimentato la via dell'autoproduzione, assumendoti rischi enormi che di solito i cineasti italiani schivano…
- In realtà anche con Libera mi sono autoprodotto, perché in realtà arrivando da New York dove avevo lavorato con Almodovar, non conoscevo nessuno, nemmeno i nomi delle persone da contattare. Avrei potuto informarmi, ma non l'ho fatto, anche perché è difficile che qualcuno investa su di te per un cortometraggio, così ho preferito fare da solo. Di Libera ho girato poi altri due episodi e poi è venuto fuori il film, autoprodotto insieme alle persone con cui lavoravo all'epoca.
- Il Piemonte Doc Film Fund - a cui è legato anche il documentario "Armando Testa, Povero ma Moderno" che hai presentato a Venezia - secondo te come si colloca in questo scenario?
- Non so esattamente quale sia la realtà della Film Commission piemontese, credo però che sia una mano in più a sostegno del cinema: molti film sono stati prodotti in Piemonte, evidentemente perché hanno un bacino economico maggiore, e c'è maggior interesse a voler promuovere il cinema e il territorio
Com'è andata a Venezia?
- A Venezia è andata alla grandissima, anche in maniera inaspettata, perché non pensavo che lo prendessero. È stato un processo molto strano: appena mi è stato proposto questo lavoro mi sono esaltato, Armando Testa fa parte della mia infanzia, del mio immaginario; poi mi sono reso conto di quanto sarebbe stato difficile fare un documentario su una persona così creativa e utilizzando – come mi era stato chiesto – soltanto immagini di repertorio. Mi sono allora inventato questa idea del contenitore, del finto talk-swow, del finto programma con i personaggi di Armando Testa. Si parla quindi di lui anche attraverso quello. Avuta l'idea credo, poi, di averla elaborata bene. È piaciuta molto alla famiglia di Armando, e a Venezia è andato benissimo, sia in sala, sia per le recensioni e le critiche. È stato tutto un susseguirsi di begli eventi, di soddisfazioni, di gratificazioni, sia per me che per la famiglia Testa, sarà anche distribuito da Rai Trade, quindi …
- Chiudiamo questa intervista con una domanda da un milione di dollari: cosa farebbe bene al cinema italiano?
- Essere un pochino più spregiudicato.
9/10/2009 Paola Bologna, Intervista telefonica