Piemonte dal vivo incontra Pino Chiezzi,
il promotore della legge sull'arte in strada in Piemonte
In un Piemonte che ad oggi vanta un panorama artistico dello spettacolo di strada e di pista particolarmente ricco, è difficile pensare che prima del 2003 - per un'antiquata generalizzazione legislativa - le esibizioni in strada di istrioni, saltimbanchi, musici e burattinai fossero equiparate a mestieri ambulanti superati dai tempi e dal progresso, quali quelli dei cenciaioli, dei venditori ambulanti porta a porta, dei facchini, dei cocchieri, dei lustrascarpe, dei compratori e rivenditori di pelli e infine, genericamente, dei ciarlatani. Mentre nelle grandi capitali europee gli artisti di strada erano sostanzialmente liberi di esprimere la loro arte, infatti, in Italia le conseguenze concrete dell'applicazione dell'articolo 121 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza erano le multe e il sequestro degli strumenti e delle attrezzature per chi non avesse comunicato preventivamente il luogo e la data delle proprie esibizioni alle autorità di pubblica sicurezza e pagato la tassa per l'occupazione di suolo pubblico. Se oggi l'arte in strada ha saputo tessere in Piemonte una rete variegata - non solo di compagnie e singoli artisti, ma anche di festival e rassegne, centri di produzione e di documentazione, occasioni formative e situazioni di contaminazione con altri linguaggi espressivi - il merito va in primis alla legge regionale promossa proprio nel 2003 dal consigliere Pino Chiezzi che dichiarò il Piemonte "territorio ospitale verso tutte le attività di carattere musicale, teatrale, figurativo ed espressivo svolte liberamente da artisti in strada in spazi aperti al pubblico". Lo incontriamo per farci raccontare i primi passi di questo importante capovolgimento di prospettiva, che ha riconquistato la piazza agli artisti.
- Ci piacerebbe sentirti raccontare com'è nata l'idea della legge, come si è sviluppata...
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Il mio interesse è nato come utente. Vedendo lo spettacolo in strada, vedendo cosa succedeva a questa gente che si raduna e guarda persone che hanno un'abilità, una proposta artistica, o suonano, o muovono burattini, o fanno i saltimbanchi, mi rendevo conto che era un'attività gioiosa, bella, anche di crescita insieme, perché gente che non si conosce, trovandosi in un luogo e partecipando ad uno spettacolo, diventa una comunità momentanea che condivide un territorio e un'esperienza culturale. Poi ho saputo che questo tipo di esperienze, ahimè, non potevano essere prodotte tranquillamente in tutto il territorio. Sono anche stato testimone di episodi non piacevoli in cui arrivavano i vigili urbani a farli smettere. Allora mi son detto che non era giusto, perché queste espressioni artistiche sono utili, belle, gioiose, legano, utilizzano i luoghi in modo acconcio, fanno crescere tutti. Di qui l'idea di fare una legge in cui dichiarare il nostro territorio regionale come territorio ospitale per queste attività artistiche. Volevo proprio fare una dichiarazione universale: "In Piemonte si può fare". Poi, certo, si può fare con ragione e con buon senso, infatti nella legge c'è scritto che i comuni possono dire quali sono le aree dove non si possono svolgere queste attività, anche se penso che un mangiafuoco non vada a fare il mangiafuoco in un distributore di benzina, un'orchestra jazz non vada sotto le finestre di un ospedale. I comuni però possono dare un assetto al loro territorio, anche attrezzando bene certi luoghi, cosa che credo si stia facendo. La legge nasce da questo fatto: le arti di strada sono delle attività di socializzazione, di crescita culturale, di provocazione a volte, che sono da tutelare, sono da ospitare. Menomale che c'è qualche persona che dedica la propria vita alla proposta di queste attività, di queste fantasie, di questa creatività e che ce la dona in strada. Tutto qua.
- Hai consultato qualcuno per la stesura di questa legge o hai agito in maniera autonoma?
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La legge l'ho scritta. Devo aver visto sul domenicale de Il Sole 24 ore che questo tipo di esperienze avevano una forma organizzata e tutelata in Francia. La legge l'ho scritta, l'ho portata in commissione e lì abbiamo avuto contatti con associazioni di vario tipo che organizzano l'arte di strada. Avevo sempre l'idea che fosse una legge sia per gli artisti di strada organizzati, sia per quelli che non lo sono e che non vogliono esserlo, quelli che lavorano a cappello. Quelli che arrivano in un luogo, buttano il cappello, e propongono uno spettacolo, una riflessione. La legge voleva essere erga omnes, voleva tutelare anche gli artisti a cappello, e tutti coloro che dedicano la loro vita a un'espressione d'arte. Le associazioni hanno aderito subito con interesse e entusiasmo, anche perché in Italia non era mai successo che una regione tentasse di superare dei vincoli amministrativi, che pure esistevano. Erano fin stupiti, mi sembra. La legge regionale è passata, nel 2003, nonostante fossi un consigliere di opposizione, con grande clamore da parte di chi svolgeva l'attività artistica in strada. Ancora oggi, quando vado in giro e vedo un artista a un angolo, bhe, son contento che non debba aver paura di alcuno.
- Perché a livello nazionale permangono queste difficoltà, e non c'è ancora stato un riconoscimento...
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Forse perché nessuno se n'è occupato. Son convinto che bisogna sempre, su certe questioni, avere una spinta di forte convinzione da parte di qualche soggetto che legifera, che ci crede, che ci lavora. Forse a livello nazionale hanno altre cose più importanti a cui pensare.
- I comuni hanno invece colto la grande capacità di coinvolgimento che è insita in questo tipo di arte, lo vediamo dal numero crescente di festival e rassegne ad essa dedicate...
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Sì, vedo che la cosa cresce, si estende. I comuni hanno lì questi artisti, perché frequentano le loro strade e piazze, e quindi la loro è una presenza non artificiale e non ignota. Con una legge di questo genere, inoltre, anche grazie ai finanziamenti e premi stabiliti, i comuni si sono accorti che sul loro territorio potevano organizzare con piccole spese e risultati assolutamente degni un'attività artistica capace di catturare l'attenzione anche di passanti casuali. L'arte è un modo di stare insieme bello, è un'attività che può contribuire a rendere migliore questo mondo, e quello dell'arte di strada è un modo libero, casuale, degno di attenzione e di una legge che protegga queste persone. Credo che quest'arte promuova veramente un interesse profondo della cittadinanza verso le espressioni artistiche: è talmente un momento imprevisto e spontaneo che può accendere curiosità che altrimenti non si accenderebbero.
- La legge prevedeva che entro sei mesi i comuni potessero stabilire dei limiti alla legge, con un regolamento, ma sono pochi ad aver adempiuto...
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Le leggi di solito dicono che non si possono fare le cose, io ho voluto ribaltare questa prassi: le cose si possono fare, il territorio è dichiarato ospitale, siano i comuni ad attivarsi e a porre eventuali veti. Se i comuni non hanno adempiuto vuol dire che si può fare dappertutto, ma come dicevo all'inizio gli artisti di strada non sono persone incivili, anzi, ad alta civiltà, e quindi già da sé vanno in luoghi in cui non danno fastidio ad alcuno. La legge è di apertura massima, si chiude su eventuali indicazioni del comune.
- Immaginavi che i risultati fossero questi, cioè che l'arte in strada crescesse così tanto nel giro di pochi anni?
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Lo speravo, questo sì, altrimenti non avrei perso così tanto tempo ed entusiasmo a realizzare la legge. Io credevo fortemente che di una legge di questo tipo ci fosse bisogno e che potesse avere un buon sviluppo. Non succede sempre, a volte l'idea c'è, ma poi nella pratica stenta a decollare. Il fatto che alla danza, al cinema, al teatro e alla musica si sia aggiunto in Regione il comparto dell'arte di strada per me è una grande gioia. Uno degli sviluppi in cui credevo era che i comuni investissero nel suolo, organizzandolo in modo tale da accogliere una grande quantità e varietà di arte di strada, anche solo con la corrente o la presa dell'acqua. Questa è una cosa che spero facciano.
- All'estero l'arte a cappello è un dato di fatto, mentre in Italia si è un po' più restii, non si ha ancora ben compreso che è l'equivalente del prezzo del biglietto...
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Si è vero, ma l'arte a cappello è un'arte di grande coraggio, perché l'artista è veramente solo di fronte ai passanti. Lavora a proprio rischio e quando gettato il cappello e cominciata l'attività si forma il cerchio è una bella vittoria, perché non c'era nessun invitato. E' com'era una volta. L'artista a cappello è un personaggio di grande abilità e coraggio.
06/08/2009 Giulia Bertorello, Cristina Giacobino, Paola Bologna - Uffici di Piemonte dal Vivo