Regione Piemonte - Sito Ufficiale

Piemonte dal Vivo - In viaggio negli spettacoli fra cultura e turismo

Sommario:




Marco Bertozzi

La rivoluzione copernicana del documentario e i primi 3 anni del Piemonte Doc Film Fund

La città, intorno, è nel pieno del suo giro di giostra, così la Stazione di Porta Nuova cui rubo al volo un caffè con Marco Bertozzi, confidando in uno sguardo diverso, maggiormente articolato e frutto di studi specifici, sul nostro Piemonte Doc Film Fund. Zainetti e valigie alla mano - forse in parte, così penso per la suggestione di un attimo, simbolo del suo sguardo a 360° sul documentario in qualità di docente universitario, teorico, autore di saggi, curatore di mostre, giurato di festival cinematografici e regista egli stesso - mi racconta la ricerca A rapporto! Uno sguardo sul Piemonte Doc Film Fund a tre anni dalla sua costituzione che ha relazionato ieri, al Cineporto, davanti agli stati generali del documentario. Una rivoluzione è in atto, e dopo 9 bandi e quasi 500 richieste di sostegno ricevute, l'occasione è d'oro per fare il punto e, come sempre, ripartire.

Il documentario non rappresenta solo più la palestra prima del lungometraggio, il vivaio di promesse per il cinema d'autore italiano, ma un vero e proprio genere di cinema, il cinema del reale, che conquista a sé non solo più la TV e il cinema, ma anche musei, esposizioni, il web…
Negli ultimi anni c'è stata una rivoluzione copernicana in merito alle forme documentarie. Fino a 15 anni fa per documentario si intendeva esclusivamente un cinema cortometraggio, spesso obbligatorio, nel senso che attraverso tutta una serie di passati legislativi il documentario, ritenuto cortometraggio, veniva proiettato obbligatoriamente prima dei lungometraggi narrativi in sala, oppure lo si associava a reportage televisivi sugli animali e sul mondo della natura. Negli ultimi anni c'è stato un grande cambiamento, nel senso che il cinema documentario è sempre di più un luogo di sperimentazione linguistica legato a forme cinematografiche originali, con sguardi d'autore che riescono a mettere in forma il mondo, il mondo che c'è già, storie diciamo 'dal vivo', in maniera molto soggettiva, molto originale, allontanandosi da questo côté legato alla "verità" che invece i documentari tradizionali, con la voce onnisciente, la voice over certa della ricostruzione del mondo sembravano garantire.
Per studiare da vicino i primi tre anni di Piemonte Doc Film Fund hai intervistato registi, produttori, distributori, docenti, cinetecari in Piemonte e fuori del territorio regionale. Quali sono le costanti che emergono dalle loro testimonianze?
Una costante che emerge dalle loro testimonianze, che direi fondamentale - oltre a una qualità riscontrata da tutti, che vedono in esso quasi un fondo di speranza - riguarda proprio le grandi possibilità per gli autori e i produttori italiani indipendenti, della Regione Piemonte ma anche del territorio nazionale, di partire con il primo finanziamento avuto dal PDFF per andare poi alla conquista di una coproduzione più vasta. Questo è fondamentale. In un paese in cui il servizio pubblico non entra quasi mai in coproduzione con i produttori indipendenti, il fatto che ci sia in una regione d'Italia, un fondo gestito in maniera trasparente e che garantisca un primo appoggio, un primo contributo, consente poi al produttore di andare all'estero e dire: "Abbiamo avuto questo, il budget è questo, volete entrare in coproduzione? È una storia che merita forse una coproduzione internazionale?" Questo discorso vale anche per una coproduzione nazionale naturalmente. È molto più importante di quanto si pensi. Non sono solo i contributi assegnati per fare il film. Si tratta proprio di un primo step, per poi andare avanti con una produzione più grande.
Qual è la vera sfida del PDFF? La centralità del cinema?
Parlavo di centralità del cinema nel senso che è importante garantire un'alta qualità cinematografica fra i documentari finanziati, fare una scelta che continui ad andare in questa direzione, garantendo comunque anche la possibilità a qualche ente o associazione regionale, di godere di finanziamenti, anche se magari si tratta del loro unico film. È come se il fondo avesse garantito da un lato il sostegno ad enti legati al territorio per film comunque originali, e dall'altro il rafforzamento di società di produzione già esistenti che si sono sviluppate e hanno avuto più finanziamenti nel corso del triennio e il lancio di nuove società di produzione spesso fatte da giovani - il fondo in particolare ha una parte di 150.000 euro annui dedicata agli under 35 - in una sorta di triplice ripartizione.
È un fondo in cammino, che continuamente cerca il confronto con chi opera in questo settore. Quali sono gli orizzonti suscettibili di possibili interventi che sono emersi dalla tua ricerca?
Sono tanti, sia di tipo estetico, che economico e massmediale. È come se il documentario premesse costantemente verso la ridefinizione del sé, verso nuove forme. Ad esempio pensa alla possibilità di vedere finanziate delle forme documentarie brevi che trovano nel web una via di distribuzione. Questa è una cosa nuova, degli ultimissimi anni: il fondo è preparato per soddisfare questo tipo di richieste? Lo deve fare? Non lo deve fare? Fino ad ora si è assestato su film più o meno tradizionali, cioè della durata di 1 ora, orientati verso il mercato cinematografico e televisivo. Il documentario preme anche verso forme più corte che hanno una maggiore possibilità distributiva nel web o verso film lunghissimi, film torrente. Un'altra nota riguarda la distribuzione. È giusto creare un altro step che aiuti specificamente la distribuzione? Uno step che aiuti ad esempio dei singoli film o il sistema distributivo regionale, o dia dei contributi per la sottotitolatura, per le spese promozionali, oppure garantisca una distribuzione più forte aiutando ad esempio tutto il circuito d'essai del Piemonte a dotarsi di videoproiettore (alcuni ad oggi possono proiettare solo in pellicola)? Ecco, queste sono tutte sfide del futuro, naturalmente, che il PDFF sarà costretto ad affrontare.
Ci sono altre realtà simili in Italia?
Sì, ci sono altre realtà simili, ad esempio sempre di più stanno sorgendo delle Film Commission consapevoli, ma il PDFF è stato il primo a essere specializzato sul documentario. Negli ultimi tempi la Puglia Film Commission, la Friuli Venezia Film Commission, la Lazio Film Commission e la Sicilia Film Commission stanno garantendo contributi sempre maggiori, anche per il cinema documentario. Penso che la qualità raggiunta da questo fondo sia tuttora insuperata.
Siamo in piena footage wave, si riscontra cioè un'esponenziale riutilizzo di materiale d'archivio, ma ci sono preoccupazioni per i costi molto variabili di acquisizione. Sono state avanzate delle proposte in tal senso…
Da alcuni anni ci si sta allontanando dall'idea di film a base d'archivio così come lo si intendeva tradizionalmente, cioè un film per il quale veniva chiamato uno storico a scrivere un testo, in virtù del quale venivano poi ricercate negli archivi delle immagini che dovevano confermare la scrittura dell'esperto. Ancora una volta, quindi, con una voce narrante detentrice del potere. Negli ultimi anni c'è stata un'inversione di rotta. Sempre di più la fonte principale non è stata più la ricetta dello storico, ma ci si è affidati alle immagini stesse. Si è dato più valore alla forza delle immagini, si è considerato sempre di più il loro valore intrinseco. I film fatti negli ultimi anni a base d'archivio ancora una volta sono dei luoghi di sperimentazione linguistica, dei luoghi in cui ad ogni film che si fa ci si chiede che tipo di cinema stiamo facendo. Ti faccio solo gli esempi dei film di Gianikian - Ricci Lucchi, Alina Marazzi o Péter Forgács per l'Europa. Questo naturalmente pone il problema di che rapporto il DFF e più in generale la Film Commission possano avere con le istituzioni della conservazione cinetecaria: un rapporto che privilegia coloro che godono di un finanziamento, un rapporto strutturale che cerca appunto di modulare i costi dei materiali in virtù dell'uso che ne viene fatto. Un rapporto che parte addirittura prima, nella fase di finanziamento allo sviluppo, e che si può concretizzare in una coproduzione o in un abbassamento dei costi dei materiali.
Docu Regio - Pitching and Networking in Europe - dopo Vienna, Amburgo e l'Irlanda - nel giugno 2010 approda a Torino che si appresta così a divenire capitale dei Fondi regionali dedicati al documentario di tutta Europa…
Docuregio è un'associazione di fondi di aiuto al documentario europei, che ogni due anni organizza un meeting, durante il quale vengono selezionati alcuni progetti portati dalle singole Film Commission, dai singoli Doc Fund d'Europa. Nel 2010 sarà a Torino, un po' anche come riconoscimento della buona attività svolta in questi tre anni.

10/03/2010 Paola Bologna - Stazione di Porta Nuova, Torino




e-mail: pdv@regione.piemonte.it

Regione Piemonte Home Page