Un punto sull'arte di strada, tra Contes Urbanes e modifiche alla legge regionale.
Piemonte dal Vivo incontra Ariane Bieou
L'appuntamento con Ariane è per il caffè del dopopranzo, alla sua casa sul fiume. Dopo un po' di chiacchiere fatte condividendo piccoli dolci profumati di arancia e caffè, cominciamo l'intervista. Ad accoglierci quello che sembra essere il cuore della casa-ufficio: un ampio tavolo di legno antico che sembra essere fatto apposta per condividere amici e pensieri. Ariane, oltre ad essere architetto e costumista ufficiale della Compagnia C'era L'Acca, e braccio destro della direzione artistica del Festival Internazionale Teatro di Strada IN STRADA, è uno degli operatori con cui la Regione Piemonte ha scelto di interloquire in vista delle modifiche alla Legge Regionale sull'arte di strada. Il risultato di questo incontro è un'intervista più lunga del previsto che però delinea un quadro completo della situazione odierna dell'arte di strada.
- Comincerei questa chiacchierata chiedendoti di DEFINIRE L'ARTE DI STRADA. So che il dibattito è ancora aperto in questo senso, ma forse c'è da sfatare un pregiudizio diffuso per cui parlando di arte di strada si pensa solo alla sua accezione più teatrale o circense. Questa categoria comprende invece anche l'opera di artisti visivi, piuttosto che ambientazioni sonore...
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Io partirei subito da un concetto che non è quello tradizionale, ancora diffuso in Italia, che assimila l'arte di strada al giocoliere che arriva, fa il suo numero, fa cappello e se ne va. Oggi si è su un'altra dimensione che non è solo più riservata al teatro, ma che comprende tutte le arti, tant'è che si parla ormai di arte di strada e molto, anche, di allestimenti urbani. La mia definizione è dunque questa: fare spettacoli dal vivo nello spazio pubblico, all'aperto; in città, ma sempre di più anche nei paesaggi, basti pensare ai site specific work in pieno sviluppo in questo momento.
- I racconti urbani cosa sono?
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Questa è tutta un'altra dimensione dell'arte di strada. È la sua manifestazione all'ennesima potenza, che nei suoi primi episodi ha meravigliato migliaia di persone per molto tempo, perché ha suscitato emozioni veramente fortissime. In breve i Contes Urbanes sono delle storie raccontate a tutta una città, in cui tutta una città è coinvolta. Le compagnie costruiscono, per fare questo, macchine teatrali, installazioni e marionette giganti. Gli attori non sono più i protagonisti, ma sono i manipolatori delle macchine. Tutti sono coinvolti, dalle scuole, ai vigili, al sindaco, allo spettatore ignaro che si vede attraversare la strada da un elefante gigante o si imbatte in un autobus sventrato da un coltello smisurato (Si riferisce alle machines de spectacle di Royal de Luxe) . Durano di solito tre o quattro giorni.
- Questa multidisciplinarietà - se possiamo definirla così - non è però riconosciuta da una legge nazionale. Il fatto che il MINISTERO inserisca l'arte di strada in ambito teatrale e che il contributo del F.U.S. nel 2006 sia stato in totale di soli 30.000 € pare indicativo di una lacuna. Non sembra che ci sia la volontà politica di occuparsi, in modo continuativo, dell'arte di strada come di un'espressione artistica autonoma...
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È proprio un problema di identità e di riconoscimento perchè la legge italiana non riconosce neanche il teatro di strada, assimilandolo credo ancora all'accattonaggio: questo significa che l'artista non è libero di esibirsi nello spazio pubblico come vorrebbe. Diventa difficile anche per chi programma, cioè per i festival, che devono richiedere in tal senso continue autorizzazioni. A me non risulta che negli altri paesi europei ci sia ancora una legge di questo genere. In Italia la situazione è diversa solo nella Regione Piemonte.
- La Legge Regionale 15 luglio 2003, n. 17 ha dato dignità all'arte di strada e ne ha sostenuto - con il premio ai Comuni e con il premio agli artisti - lo sviluppo sul territorio. È realmente cambiato qualcosa IN QUESTI ULTIMI 4 ANNI?
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Per me è cambiato tanto e in profondità: questa legge - segno di una volontà politica di riconoscimento e di valorizzazione - ha fatto bene a tutti già in partenza, per il solo fatto di aver riconosciuto l'arte di strada come un'arte in sé. Si è recuperato quello che si era un po' perso: la fiducia, il riconoscimento. Ora ci si sente in qualche modo appoggiati, e poi devo dire che i premi sono stati di grande aiuto in particolare per gli artisti. I premi per i festival erano consistenti, potevano incidere sulle programmazioni: non sono stati usati sempre benissimo, ma le cose possono migliorare.
In seguito alle considerazioni emerse durante il Convegno di Orta, la Regione Piemonte ha avviato una serie di consultazioni con gli addetti ai lavori, e ha proposto delle MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE che ora sono in Consiglio in attesa di approvazione. Le modifiche essenziali riguardano l'assegnazione di premi:
quello destinato agli artisti verrà assegnato a 10 soggetti (non più 5) cercando di coprire il più possibile il quadro molto diversificato di attività presenti sul territorio;
il premio in precedenza riservato ai Comuni diventerà invece un contributo assegnabile anche ai soggetti privati, avrà carattere triennale e sarà destinato non più all'organizzazione di un festival, ma alla valorizzazione, alla promozione e alla diffusione dell'arte di strada in generale (comprendendo così occasioni di formazione, centri di ricerca, studi, vetrine, iniziative editoriali etc.)
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Bhe, meglio di così. Mi sembra veramente un'ottima proposta, in particolare per gli artisti. Già nei primi tre anni si è visto un netto miglioramento di spirito e nei risultati, si è creato un buon fermento artistico che forse in Piemonte nel tempo si era un po' perso. Il fatto di ampliare i premi agli artisti è sicuramente una buona cosa, spero che siano lasciati liberi di decidere come utilizzarli perché a seconda dei casi possono servire loro per la formazione, per una nuova produzione, per l'acquisto di materiale tecnico. Per la compagnia fa veramente la differenza, permette di non dover fare un altro lavoro accanto, pur di racimolare qualche soldo: la caratteristica principale dell'arte di strada oggi è quella dell'auto-produzione e quindi si fa quel che si può. Invece per quanto riguarda l'altro contributo, mi sembra una buona cosa che non sia riservato solo ai festival perché ci possono essere altre proposte, tutte interessanti.
- Si potrà coprire in questo modo tutta la filiera: formazione, produzione e distribuzione...
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Se vogliamo portare avanti questo lavoro, formazione, produzione e diffusione sono i tre punti fondamentali su cui bisogna agire. Possiamo avere molti festival per la diffusione, ma se alla base gli artisti non producessero - per la fatica che si fa, perché le produzioni richiedono tempo - non sapremmo più cosa programmare. Per gli artisti la formazione continuativa è, inoltre, fondamentale.
- Esiste un PERCORSO FORMATIVO standard per l'artista di strada?
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Non esiste. Un artista per realizzare il suo progetto va a cercare gli strumenti necessari nel circo, nel teatro, nel mimo o nella danza, a seconda delle occasioni e delle persone incontrate: la formazione è insieme disparata e complementare. È molto importante essere liberi in questo. Il secondo punto, per la formazione degli artisti è lavorare in strada. Lì non c'è scuola, si deve fare esperienza, spesso bisogna avere molto coraggio. È uno spazio molto bello per il contatto diretto con il pubblico, con un pubblico che a volte non sa nemmeno di esserlo. Per questo è, a volte, anche senza pietà. Da parte degli artisti ci vuole molta generosità. Quello che forse manca adesso è una formazione molto più di punta: non saprei oggi trovare un regista prettamente di teatro di strada: pensare nello spazio pubblico richiede un'altra formazione, complementare. Ad esempio, l'illuminazione di uno spettacolo di strada è molto diversa da quella teatrale. Anche il tecnico deve avere coscienza di un differente spazio, non più frontale, ma circolare.
- Esistono in Piemonte delle VETRINE dedicate all'arte di strada? E nelle vetrine estere, l'Italia è presente artisticamente?
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Ad oggi in Italia non esiste una vetrina per l'arte di strada. All'estero esistono soprattutto i festival, o altre forme come i circuiti nelle campagne, che si sono ritagliati uno spazio laddove l'offerta artistica è minore. Vetrina è ogni luogo pubblico: le spiagge, le strade, etc. In Italia è da creare, nello spirito della valorizzazione.
SIAMO COMPETITIVI a livello internazionale? Le performance italiane reggono il confronto con quelle europee?
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Purtroppo ogni volta che vado all'estero non vedo spettacoli italiani. Sono davvero in pochi. C'è un problema di confronto che non è artistico, ma di produzione e di distribuzione. Si cita la Francia perché da anni investe in questo settore, ma oggi la situazione è uguale in Belgio, Inghilterra, Spagna, e nei paesi dell'Est: investono, e quindi le produzioni sono migliori, hanno un altro livello. I talenti in Italia ci sono, forse di più che all'estero, ma il problema è la messa in opera di tutta la filiera perché le compagnie italiane sono piccolissime - uno, due, tre artisti al massimo - tranne le storiche sopravvissute e si parla soprattutto di auto-produzione. È unicamente su questo punto che non si regge il confronto.
- La cultura del CAPPELLO esclude il cachet per la compagnia?
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Tocchiamo un altro argomento controverso. Posso solo dire qual è la mia posizione su questo punto. In Italia, ma non solo nell'arte di strada, c'è sempre stata la tradizione del cappello di derivazione medievale, però, quando abbiamo organizzato il Festival In strada e in altre occasioni di programmazione, noi abbiamo sempre voluto sostenere gli artisti tramite il riconoscimento di un cachet. Con il cappello non si vive e non si viene riconosciuti fino in fondo. Per questo motivo abbiamo escluso la programmazione off e il cappello.
- Parliamo un po' di C'ERA L'ACCA. Dopo il Festival In Strada quali sono i progetti per il futuro?
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Innanzitutto ci piacerebbe proseguire con il Festival In Strada e quindi stiamo lavorando per riproporlo, sempre in Piemonte. Avevamo ricevuto altre richieste fuori Regione, ma in questo momento mi sembra il luogo giusto per fare un festival così. Sospesa questa esperienza vorremmo portare avanti il nostro lavoro sempre nello stesso spirito, così come avevamo pensato con Tazio Brusa: sostenere gli artisti e le produzioni da distribuire in seguito, con l'idea di creare un centro su modello di quelli francesi, un centro di creazione dedicato all'arte di strada. Un centro di risorse, di quelle accumulate in dieci anni di lavoro in questo campo, capace di offrire sostegno alla produzione e alla diffusione in Italia e all'estero, e sostegno amministrativo-logistico alle compagnie.
- Siete l'unico interlocutore italiano di IN SITU. Vuoi raccontarci cos'è?
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È un bellissimo progetto europeo, triennale, di Cultura 2000. Da quest'anno fino al 2009 l'Ass. C'era L'acca è entrata a farvi parte come partner di produzioni a livello europeo. Questo vuol dire: portare a livello europeo due artisti italiani, ottenere i fondi per la nuova creazione, presentarne il lavoro. È quello che facevamo in piccolo con il Festival. Sono poi previsti vari incontri tra gli operatori internazionali per aggiornamenti reciproci, collaborazioni, etc. Questo è molto interessante. Dovremmo collaborare sia a livello europeo, ma anche nazionale con altri interlocutori con cui abbiamo già intessuto rapporti per mutualizzare sforzi, conoscenze. Per creare una nuova struttura più solida, maggiormente riconosciuta. Per gestire e mettere in moto queste energie positive che ci sono.
8/02/2007, Paola Bologna, C'era L'Acca (To)
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