"L'è arivà el Torototela, l'è arivà el torototà!" Questa la filastrocca con cui il Torototela annunciava il suo arrivo in paese, questo il saluto di un trovatore armato di archetto e di rudimentale monocordo che "graffiando maledettamente l'udito vi fa sbellicare dalle risa". Nota macchietta piemontese, maschera del Carnevale che divertì persino il tetro re Carlo Felice, poeta e canterino popolare, delle sue strofe in rima baciata racconta anche Augusto Monti ne I Sanssossì riferendo del Carnevale di Monesiglio: "cilindro solino scopettoni, code di rondine, e una zucca vuota a mo' di violino con su teso un cantino ... allietava feste e ricorrenze e nozze, improvvisando stornelli e strambotti allo stridulo miagolio di quella sua giga rusticana". Pensando alle sue esibizioni pittoresche capaci di calamitare intorno a sé i passanti più curiosi, alla sua vera casa - la strada - e al suo estro artistico e poetico, a partire dal 2008 al Torototela è stato dedicato il premio ad artisti singoli o associati che si siano distinti per particolare bravura che la Regione Piemonte assegna per la valorizzazione delle espressioni artistiche in strada.
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