A partire dal rigoroso lavoro di recupero e dalla fervida immaginazione di due noti scrittori torinesi, il tema senza tempo del bere si dipana attorno al pretesto della festa nuziale, seguendo geografie di libri e di taverne, sul filo delle parole scritte da autori di tutti i tempi e di tutti i paesi. Guidati da un abile cantiniere e da uno strano suonatore di bottiglie, grazie al pretesto di una festa nuziale si entra nella magia delle terre rosse di vino, delle vigne pronte a donare uva, in un Piemonte terra di vino e di vigne, di colline buone per crescere uve dai sapori più intensi – anche – terra di chi il vino ama, conosce, racconta. Gli invitati tardano ad arrivare, ma tavola e bottiglie esaltano comunque il vivere sociale, quello d'un tempo, quello dell'oggi, e come nella vendemmia, si butta giù l'uva dalla cassa, dal testo si spremono versi, suoni, umori che sul palco emanano aromi inebrianti. Una “sbronza” spogliata di qualsiasi greve connotazione realistica, viene recitata, danzata, narrata, citata attraverso un intreccio stimolante dei diversi linguaggi espressivi, che spaziano dalle sonorità delle percussioni a quelle elettroniche del dj set, dalla gestualità performativa ai modi più tradizionali del teatro d'attore. Un cantiniere è il gran cerimoniere: tutto è pronto per la festa nuziale, ma gli invitati tardano ad arrivare. Nell'attesa il tempo si dilata, damigiane e bicchieri diventano nelle mani di Roberto Leardi pretesto per una drums session dal vivo che ben si presta, poi, ad essere campionata da Sergio Ricciardone e Nice Guys. L'ebrezza diventa più volte una danza grazie alle coreografie di Paolo Mohovich, e le Baccanti disegnano la notte di scie luminose, un violino racconta, l'amico Patocka innaffia la terra di alcol sperando restituisca bottiglie, poi tocca agli sposi e alla loro danza segreta.