Elio si siede. I ragazzi intorno un po' sono imbarazzati - è proprio lui, è proprio Elio! - un po' vogliono sapere. Si sono certamente preparati delle domande, distillandole con cura tra le mille che in queste occasioni ti possono affollare i pensieri. Vorrebbero scoprire di lui cose che non sanno, cercano l'uomo dietro l'artista domandandogli delle sue priorità nella vita, invidiano in lui il cantante affermato, cercano strategie e strade da ripercorrere, rubano una foto o un autografo da appendere in camera.

Ed Elio non nicchia, non si risparmia. Raccontandosi con la pacatezza delle sette di sera, al di là di ogni spettacolarismo, soddisfa le loro curiosità, non cerca di farli ridere o divertire - come qualcuno forse si aspetta - ma indica loro alternative possibili all'inconsistente proposta culturale dei palinsesti televisivi.
Rivendica la necessità di un tempo inutile e di una vita che sia realmente interessante e stimolante. Parla di come sia una passione coltivata a fare la differenza, e non l'inseguimento di un'audience a tutti i costi. Racconta di come siano le cose coltivate con cura, impegno e sacrificio a continuare a crescere: bisogna sporcarsi le mani, insomma, per non smettere di vivere davvero. Grazie Elio, grazie davvero.