Pensare ad una casa della musica, del teatro, piuttosto che del cinema, era un po' come immaginare una delle città sottili di Calvino: leggere, luminose, visionarie, ma inevitabilmente filiformi. Sorta sopra profondi laghi sotterranei - quelli della passione condivisa per tutto ciò che è e che fa spettacolo dal vivo - l'idea di un luogo in cui tessere insieme molti dei fili esistenti, ad alcuni parve sospesa sul vuoto, legata a funi e passerelle. Altri sfidarono l'abisso e le città invisibili cominciarono a muoversi verso l'alto.
Sulla scia delle esperienze europee, al fine di riqualificare strutture in disuso e in risposta ad una richiesta di consumo culturale in crescita esponenziale, negli ultimi anni sono stati inaugurati in Piemonte sempre più spazi per l'arte, la musica, il teatro. Questa nuova residenzialità artistica promossa dalle amministrazioni pubbliche ha dato vita ad un panorama eterogeneo che affianca realtà tra loro molto differenti, con caratteristiche, progettualità e storie diverse, con contenuti multidisciplinari o tematici, di respiro locale, nazionale o internazionale. Questo processo magmatico, in continuo svolgimento, si è concretizzato in Piemonte in esperienze come quella già approfondita delle Residenze Multidisciplinari - edifici restituiti alla crescita sociale e culturale della comunità locale dalla progettualità in loco di una compagnia teatrale professionale - e nella nascita di case dedicate allo spettacolo dal vivo. Nell'area centrale, così come nell'hinterland e in provincia, a Torino si sono infatti inaugurati negli ultimi anni nuovi spazi per l'arte, la musica, il teatro, ridando vita ad edifici di archeologia industriale anche grazie alla qualità della progettazione architettonica.
Questi luoghi ove si va e da cui si viene, dove continuamente si ritorna, riescono ad affascinare ogni volta? Cambiano lo stare insieme e il rapporto tra la vita e l'arte? La spina dorsale gestionale e progettuale cui si affidano come sopravvive agli alti costi gestionali e organizzativi? E' difficile sopravvivere al rischio sempre latente di mettere in secondo piano le esigenze artistiche della creazione, rispetto all'oggettiva necessità di quadratura economica? E la stanzialità è ònere o onòre? Questo speciale loro dedicato, non si propone di rispondere in maniera esaustiva e puntuale a tutti questi interrogativi, ma offre un primo sguardo dall'alto su questa trasformazione dei luoghi che caratterizza di fatto la nostra surmodernità.






