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Sommario:




Lo stato dell'arte di pista e in strada: regole del gioco sempre più europee

Dibattito aperto sulla situazione generale delle arti in strada e della pista e sugli strumenti messi in atto per la loro valorizzazione, sostegno e sviluppo. Italia e realtà europee a confronto sull'intera filiera.

Roberto Magro – FLIC Scuola di formazione arti circensi (Torino)
Direttore artistico
E' solo a partire dal 2002 che vengono alla luce in Italia le prime scuole di circo. Attualmente si contano le due della Regione Piemonte – la Scuola di Cirko di Grugliasco e la Flic di Torino - la scuola romana e la formazione professionale dedicata al nouveau cirque della Scuola di Teatro Galante Garrone di Bologna, senza contare realtà meno grandi come la Piccola Scuola di Circo di Milano etc. Siamo comunque ad andamento ridotto rispetto alle realtà europee. Se il processo di democratizzazione del circo che aprì la strada alla formazione circense – da allora non solo più mestiere tramandabile di padre in figlio, ma disciplina che è possibile imparare andando a scuola - risale al '74, in Italia le cose hanno cominciato a muoversi solo sei anni fa. Sia la Flic che la scuola diretta da Paolo Stratta fanno parte della FEDEC, la Federazione Europea delle Scuole di Circo: questo è stato un primo passo in avanti, verso l'Europa, verso un modello unitario di artista di circo professionista. Da subito ci siamo trovati a confrontarci con una realtà molto diversa dalla nostra, che prevede anche dei corsi universitari, delle scuole superiori e inferiori (a queste ultime sono equiparabili le nostre) preparatorie. Questo ha comportato l'adeguamento dei criteri di insegnamento a dei parametri europei, e ha da subito messo in rilievo le differenze esistenti. Le équipe pedagogiche universitarie avevano ad esempio come scopo la formazione tecnica degli allievi, inserita però in un quadro più generale di salvaguardia di una identità artistica della scuola stessa, con cui poi contaminare il lavoro quotidiano di insegnamento. Per colmare questa differenza è stato messo l'accento sulla formazione dell'attore di circo e sulla qualità della danza. Negli anni l'evoluzione si è vista. L'approccio fisico all'acrobatica ha trovato una diversa completezza artistica. Ci siamo accorti anche del fatto che l'Italia era un paese molto immaturo da questo punto di vista, mancavano i mentori: ecco il perché del ricorso ad insegnanti stranieri. L'apertura verso artisti francesi, belga, albanesi si è resa necessaria e ha portato con sé una vera ventata di aria fresca. Quest'anno ha portato con sé una novità: abbiamo introdotto una formazione parallela sotto forma di stage, che ha coinvolto professionisti del teatro e della danza che hanno dedicato la vita con passione alla loro arte, come Raymond Peyramaure qui presente in sala. Il principio fondamentale è che fin dall'inizio l'artista di circo deve formarsi anche sul come. Il secondo cambiamento ha riguardato la produzione di spettacoli come Littra, che offrono agli allievi la possibilità di mettere in pratica le cose imparate e di confrontarsi con le realtà straniere. Cercare un'apertura accettando i limiti interni, contribuire alla crescita degli artisti autoctoni, sono operazioni fondamentali per portare una ventata di freschezza nel nuovo circo italiano.
Catherine Magis - Espace Catastrophe (Belgio)
Fondatrice del progetto, direttrice artistica e pedagogica, responsabile del Centro Risorse
Sono stata invitata qui per parlare dell'Espace Catastrophe, ma prima di farlo sarei tentata di rispondere a quello che è stato detto stamattina, che mi ha riportato indietro di dieci anni e più, a quello che succedeva allora in Belgio. Questo per darvi più motivazioni e fiducia in voi per un futuro altrettanto felice del futuro del circo in Piemonte e in Italia. Ripeto anche quello che ha detto Raymond Peyramaure stamattina: se ci aspettiamo che siano i politici a fare il primo passo non succederà mai nulla. Sono costretta in questo senso a raccontarvi un po' della mia storia personale. Dopo un periodo in cui mi sono interessata soprattutto alla pedagogia del corpo, ho focalizzato le mie energie sull'arte circense, ho studiato a Bruxelles e poi sono andata a Montreal per la specializzazione. La vera sorpresa è stata quella di trovare il vero lusso: materiali, allenatori, un gran numero di sale, budget talmente incredibili che quello dedicato allo spettacolo di fine anno sarebbe bastato per finanziare la scuola di Bruxelles per tre o quattro anni. Oltre al desiderio di specializzarmi, c'era in me anche la curiosità di scoprire cosa succedeva altrove, e mi sono resa conto che in Canada tutto avveniva nella massima coerenza. Le persone si rendevano conto di avere un bisogno, lo esprimevano e si aspettavano naturalmente che questo bisogno venisse esaudito. E così era. Quando sono tornata in Belgio mi sono resa conto della situazione disastrosa: non c'era nulla. Non si parlava di arte circense, e se se ne parlava era come di uno strumento per divertire il pubblico, non c'erano nemmeno le sale per lavorare. Mi sono allora detta che avrei cercato di creare un mio spazio dove dare una risposta a tutte queste domande che rimanevano senza esito. Uno spazio rivolto a tutti, dove allenarsi, imparare un'arte, formare, organizzare uno spettacolo, fare un piano di lavoro, migliorare le proprie competenze, dove imparare a fare una presentazione, ad organizzare la pista. Espace Catastrophe per me è soprattutto una risposta, una scatola degli attrezzi da cui ognuno può attingere per realizzare il proprio progetto. Volevo dare al circo e a coloro che si interessavano ad esso una possibilità di sopravvivere anche in Belgio. Il mestiere circense doveva essere estremamente polivalente e ogni esperienza fatta ha arricchito questa scatola di attrezzi. Per un certo periodo di tempo mi sono sentita un capitano di vascello alla guida di molti volontari, aiutato da una grande attenzione dei media e da un grande seguito di pubblico. Solo grazie a questo i politici si sono sentiti chiamati in causa e hanno deciso di fare qualcosa, di muoversi a nostro vantaggio. Quando ho iniziato mi sono resa conto di non avere alcun interlocutore politico, così mi sono rivolta a settori diversi (educazione, sport, spettacolo etc); non ottenendo risposta ho deciso di attivare lo stesso il mio progetto formativo e di farlo diventare un'esperienza pilota. Le prime sovvenzioni sono arrivate solo allora e non dalla cultura, ma dalla Regione e a titolo di reintegro di personale disoccupato, cioè permettendo di pagare lo stipendio di quattro persone che hanno cominciato a lavorare con me, andando a costituire così il primo nucleo dell'Espace Catastrophe. Parallelamente alla costituzione della scuola ho continuato ad essere un'artista di circo, a praticare la pista; la compagnia produceva ogni anno uno o due spettacoli itineranti senza grandi strutture. La fortuna ha voluto che ad uno spettacolo partecipasse il Ministro della Cultura: stupito dal grande successo di pubblico ci è venuto in aiuto con un decreto che affiancava alle altre discipline artistiche le arti circensi e di strada. Questo ha finalmente avviato un dialogo con i politici che ancora perdura. Tutto ciò è successo nel 2000: bisogna aver pazienza. Quello che voglio dire è che bisogna provocare le cose, suscitarle all'origine, per poterle poi avere. Anche se non c'erano molti soldi abbiamo continuato la nostra attività, c'è ormai una sensibilità sempre crescente, dalla circomotricità per i bambini di tre anni fino alle scuole superiori di arte circense. In questa filiera formativa che si autosovvenziona Catastrophe non ha mai voluto porsi come una scuola, ma come un luogo di creazione a disposizione dell'artista. Ci sono sempre più praticanti, anche a livello amatoriale, e artisti che mirano al professionismo provenienti da tutto il mondo, anche grazie alla centralità di Bruxelles, al fatto che la vita non è eccessivamente cara, che la danza contemporanea vi è molto sviluppata. Siamo ormai una piattaforma per il circo. La prima sovvenzione reale avuta come Centro di creazione (etichetta creata ad hoc per noi) è stata ottenuta dalla Cultura nel 2004-5. Questo successo ha fatto scuola e ha dato il via ad un'ondata di strutture similari, ma io penso che sia inutile fare ovunque la stessa cosa, penso piuttosto che sia necessario rispondere alle esigenze degli artisti: per questo dal 2006 abbiamo cominciato a creare una vera e propria rete di luoghi della creazione e abbiamo dedicato un anno di lavoro intenso alla ricerca di una coerenza nell'azione e alla stesura di un piano di servizi da offrire agli artisti. Questa rete si sta concretizzando. Facendo un bilancio siamo passati dai 250 mq degli inizi gestiti da una persona e mezza, ai 1500 mq di adesso (con il sogno di 2500) e 8 dipendenti permanenti pagati attraverso le sovvenzioni, 2 pagati da noi, poi ci sono io, e per ogni stagione accettiamo stagisti che stanno dai 6 ai 12 mesi, e oltre a ciò c'è tutto un corollario di fornitori indipendenti esterni (contabile, informatico etc). Il nutrito programma di formazione del Catastrophe si rivolge solo agli adulti, dilettanti fanatici, 350 persone a settimana. Accanto a ciò ci sono i corsi per i professionisti, cui è dedicata la maggior parte delle attività (master, workshop etc). Il nostro corpo docenti consta di una sessantina di insegnanti, alcuni dei quali tornano regolarmente. Parallelamente forniamo tutti i servizi possibili alla creazione: spazi, studi di produzione, accoglienza e ospitalità alle compagnie in residenza anche per tempi lunghi quando si tratta di coproduzioni, accompagnamento ai progetti, organizzazione della rappresentazione, presentazione, preparazione dei festival. C'è anche un centro di documentazione.
Yveline Rapeau – Parc de la Villette di Parigi (France)
Responsabile della programmazione di circo
E' indispensabile che gli artisti siano dinamici, cioè che siano loro i primi a dare lo stimolo, a creare, in modo che ci si interessi di loro. E' stato lo sviluppo del nouveau cirque, del circo contemporaneo, a far sì che un'istituzione come La Villette - un ente statale vicino a Parigi, l'unico ad avere uno scopo multiculurale - si interessasse ad esso. A partire dagli anni '90 abbiamo cominciato ad inserire regolarmente nella nostra programmazione anche attività inerenti al circo; oggi proponiamo 4 o 5 spettacoli all'anno più due momenti festivalieri forti. Dopo quasi vent'anni l'iniziale sostegno agli spettacoli si è maggiormente articolato grazie ad altre attività: programmi di residenza o di sostegno alla creazione attraverso la partecipazione a coproduzioni, aiuti alla diffusione degli spettacoli, alla mediazione culturale, ad incontri professionali. Le coproduzioni vedono un investimento medio di 20.000 euro, che oscilla tra i 10.000 per le piccole produzioni, fino ad un massimo di 30-35.000 euro. Tra i diversi programmi di residenza, uno è dedicato alla formazione degli artisti di pista e dello spazio pubblico - linguaggi che in Francia vengono raggruppati con il teatro di figura sotto la dicitura arte popolare contemporanea – battezzato Espace Périphérique, importante frutto della collaborazione tra la Città di Parigi e lo Stato. Composto di vari locali, ha anche uno chapiteaux, permette agli artisti di esercitarsi, e di riunirsi per la scrittura dello spettacolo e il casting. Ogni anno vengono accolte una trentina di compagnie, 15 diverse ogni semestre, i cui progetti sono selezionati da un'apposita commissione che vede collaborare amministratori pubblici, personale della Villette ed esperti del settore. Non c'è un filo diretto tra la produzione e la diffusione: non si esige dagli artisti un risultato particolare, la loro può essere una ricerca pura, hanno libertà totale, essi possono presentare parti del lavoro eseguito a professionisti, o meno. Ogni compagnia fa domanda di residenza a seconda delle proprie esigenze, anche in merito alle tempistiche che non sono preordinate. Ogni compagnia accolta riceve un sostegno economico di 1500 euro più i materiali necessari, e la possibilità di essere coadiuvata da un tecnico e da una coordinatrice, utile soprattutto per indirizzare ed accompagnare amministrativamente le nuove formazioni. Ogni anno il CNAC Centro Nazionale di Arte Circense presenta inoltre uno spettacolo promozionale, di sostegno cioè alla formazione: un altro atto molto importante di sostegno alla nostra attività. Per terminare vorrei illustrarvi l'attività di promozione culturale che facciamo, che si chiama Villette en piste. Uno staff particolarmente competente ha lo scopo di sensibilizzare insegnanti, scuole, classi e pubblico interessato all'arte circense: vengono organizzati corsi, workshop, sessioni di lettura degli spettacoli in programmazione, visioni di film etc. Godiamo di un budget enorme che ci permette di organizzare attività così numerose ed eterogenee, che vi ho raccontato solo per ciò che riguarda il settore circense: siamo la dimostrazione di come i finanziamenti istituzionali possano fare davvero tanto.
Hilaire Multon – Centre Culturel Française (Torino) Vicedirettore
Il mio è un ruolo di vigilanza e insieme di monitoraggio. Il mio saluto è quello dell'Ambasciata di Francia a Roma. Ci sono cinque Centre in Italia e quello di Torino è stato fin da subito un vettore molto importante per la crescita dell'arte contemporanea. Io sono anche spettatore di circo, e sono rimasto molto colpito da ciò che ho visto, da una creatività che non riuscivo più a riconoscere nel teatro di parola. Per questo non perderò d'occhio gli sviluppi dell'arte circense e mi farò traghettatore, messaggero, anche in occasione dell'incontro professionale tra Onda ed ETI organizzato dal Festival delle Colline, quindi tra i due ministeri – quello francese e quello italiano – sullo spettacolo dal vivo. Il circo e l'arte di strada creano un legame naturale tra i nostri due paesi. Formazione, produzione e diffusione è l'argomento di oggi: non mi dilungherò vista l'ora, ma vorrei sottolineare come, al di là di grandi istituzioni come la Villette e Catastrophe, in Francia ci siano delle domande da parte degli operatori di settore e delle compagnie che riguardano i costi di viaggio, di residenza, della creazione. C'è uno studio del Ministero della Cultura francese sul circo contemporaneo fatto nel 2006 da cui si evince che solo il 43% delle compagnie paga gli artisti per la creazione, che i costi di produzione si attestano mediamente tra i 5.000 e i 30.000 euro, che il 30% delle compagnie sono in coproduzione, poche con l'estero. Un altro problema è la frammentazione, la segmentazione del mercato esistente tra circo classico e contemporaneo, con una difficoltà istituzionale nel farle coincidere. Nel momento in cui negli anni '80 sono nati e cresciuti tanti festival importanti di spettacoli di strada (Aurillac, Chalon), le città li hanno utilizzati per dare visibilità e vivacità alla programmazione culturale. Nonostante la politica di diffusione del circo sul territorio il 70% delle compagnie fan spettacoli all'estero. Per ciò che riguarda la produzione ci sono dunque delle criticità da mettere a fuoco. Per ciò che riguarda la diffusione credo ci sia soprattutto da interrogarsi in merito al pubblico e all'utilizzo del luogo pubblico. Prendo in prestito una battuta “Fare arte di strada non è occupare lo spazio pubblico, ma rendere pubblici gli spazi”. Io lo dico riferendomi alla Francia, ma vorrei fosse utile a voi che siete in fase di crescita, dietro un focolaio molto attivo c'è sempre il rischio della strumentalizzazione: di nascondere cioè una politica di accesso del grande pubblico a una cultura di qualità con una politica di utilizzo della strada, di uno spazio. E' vero che in Italia siamo indietro in questo senso perché – il Piemonte è un eccezione – non ci sono le leggi, ma il faro acceso sulle cadute, le difficoltà e le fratture intime del corpo sociale deve accendere la riflessione sull'offerta culturale al di là di un ruolo di animazione generale dei luoghi. L'arte di strada non può essere solo questo. Ci sono diverse analisi sul pubblico dell'arte di strada che lo disegnano molto più giovane di quello che va abitualmente agli spettacoli di danza e teatro, più eterogeneo socialmente, molto meno elitario. Qui ci sono delle finestre distributive in questo senso nelle grandi istituzioni – a Torino mi viene in mente subito il Teatro Stabile – ma la difficoltà credo che stia nel passare da un progetto di diffusione ad un vero progetto integrato che copra l'intera filiera dalla formazione allo spettacolo, ma che credo faccia parte del vostro futuro più prossimo. Il ruolo dell'Ambasciata francese in Italia è di vigilanza e di informazione, e di supporto agli artisti francesi all'estero. C'è anche un programma che si chiama Espace Public che per il 2008 aiuta le compagnie che fanno uso creativo degli spazi pubblici nell'Europa del Mediterraneo. Volevo infine ribadire il nostro impegno nel fare da ponte, da collegamento tra il Piemonte e le vicine regioni francesi per progetti transfrontalieri fino alla Savoia e alla Provenza, anche con Euroregion. La presenza a Chalon degli artisti piemontesi sarà un grande passo verso l'integrazione.



 

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