Per dare concreta attuazione all'articolo 13 dello Statuto regionale, la Regione Piemonte - prima in Italia - ha approvato la Legge n. 8 del 18 marzo 2009 “Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere nella Regione Piemonte e disposizioni per l'istituzione dei bilanci di genere”, una legge organica che intende combattere ogni discriminazione fondata sul genere, rafforzare il ruolo delle donne e la loro partecipazione alla vita politica, economica, sociale, culturale e civile attraverso l’integrazione della dimensione di genere nella normativa e nell’azione politica e programmatica regionale. Una legge che interseca trasversalmente tutti i settori di competenza regionale e riguarda il lavoro (accesso e permanenza), i luoghi di decisione, la formazione professionale e universitaria, l’imprenditorialità, la prevenzione della violenza e della tratta, l’integrazione delle donne migranti e la lotta agli stereotipi fondati sul genere e prevede l’adozione di un programma biennale che definisca le azioni da intraprendere e i provvedimenti da adottare per perseguire gli obiettivi previsti dalla legge.
Il provvedimento introduce:
La Legge prevede inoltre che la Giunta regionale predisponga annualmente, in raccordo con le istituzioni di parità, un Rapporto sulla condizione femminile che contenga dati qualitativi e quantitativi sull’andamento demografico, sull’occupazione femminile, sui servizi esistenti con particolare riferimento a quelli volti a favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, sui livelli di istruzione e formazione delle donne, nonché un monitoraggio sui risultati raggiunti nelle materie oggetto della Legge.
Un altro importante tassello del sistema di azioni della Regione Piemonte contro la violenza alle donne è costituito dal Fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti, istituito con Legge regionale n. 11 del 17 marzo 2008. A seguito dell’approvazione da parte del Consiglio Regionale, la Giunta regionale ha approvato il Regolamento di attuazione, le Convenzioni con i Consigli degli Ordini degli Avvocati e l’affidamento a Finpiemonte s.p.a. (Ente gestore) della gestione del Fondo stesso.
Il Fondo copre le spese di assistenza legale nell’ipotesi in cui il patrocinio legale sia svolto da avvocati regolarmente iscritti nell’elenco previsto dalla Convenzione tra la Regione Piemonte e i Consigli degli Ordini degli Avvocati del Piemonte. Possono accedere alla copertura delle spese stragiudiziali anche le donne che usufruiscono del gratuito patrocinio a spese dello Stato, la cui normativa nazionale non prevede la copertura di tali spese.
Chi può accedere al Fondo? Tutte le donne vittime di violenza e maltrattamenti che: abbiano età superiore ai 18 anni; siano residenti in Piemonte; intendano sporgere denuncia per un reato che sia stato consumato o tentato sul territorio piemontese a partire dal 4 aprile 2008; abbiano un reddito non superiore al triplo di quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di patrocinio a spese dello Stato.
Per quali reati si può chiedere l’accesso al Fondo? Al Fondo possono accedere tutte le donne hanno subito: violenza sessuale, maltrattamenti fisici e psicologici, fenomeni di persecuzione, abusi e minacce, molestie e ricatti a sfondo sessuale in tutti gli ambiti sociali, a partire da quello familiare.
A chi rivolgersi per maggiori informazioni? Presso ciascun Ordine degli Avvocati piemontesi è stato istituito un elenco di avvocati accreditati: per maggiori informazioni si vedano le Istruzioni per l’accesso al Fondo.
La Legge “Istituzione di centri antiviolenza con case rifugio”, proposta due anni fa da un comitato nel quale sono presenti le principali associazioni femminili, è stata approvata dal Consiglio regionale il 29 maggio 2009 ed affianca i numerosi provvedimenti che fanno del Piemonte una Regione all’avanguardia nella lotta contro la violenza alle donne e nella tutela delle vittime. I centri antiviolenza sono pensati come luoghi che offrono accoglienza ed ospitalità temporanea a donne vittime di violenza sole o con figli, garantendo sostegno pratico e aiuto per problemi psicologici, esistenziali, sanitari, assistenziali, oltre che per il reinserimento sociale e lavorativo. Accanto a queste attività direttamente rivolte alle donne, i centri hanno anche un ruolo importante nell’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, nella promozione di indagini per approfondire la conoscenza del fenomeno al fine di individuare strategie di prevenzione adeguate e nella formazione rivolta a coloro che, per ragioni di lavoro, sono a vario titolo a contatto con situazioni di violenza. Con l’approvazione di questa legge si rafforza l’azione degli sportelli già attivati su tutto il territorio regionale (almeno uno per provincia) grazie al Piano regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime, avviato nel 2008 con il coordinamento dell’Assessorato alle pari opportunità.
Promuovere la rimozione di tutte le forme di discriminazione basate sull'appartenenza e l'identità di genere, gli orientamenti sessuali, la religione, le convinzioni personali, gli handicap, l'età, la razza, l'origine etnica, la scelta della forma di convivenza. In questo modo si potrà creare un contesto di protezione e rafforzamento dei diritti fondamentali delle persone, garantendo parità di trattamento nell'accesso ai servizi e nell'acquisizione di beni ed attuando azioni positive per superare qualsiasi forma di svantaggio. Sono i capisaldi del disegno di legge sulla parità di trattamento e sul divieto di ogni forma di discriminazione nelle materie di competenza regionale.
Approvato martedì 13 giugno 2006 dalla Giunta e presentato al Consiglio Regionale il 20 giugno 2006, è stato assegnato alla commissione VIII in sede referente e alla commissione I in sede consultiva. Effettuate le consultazioni il testo è stato richiamato in aula in data 19 maggio 2009.
Elementi fondamentali per sostenere le pari opportunità sono quelli della formazione e dell'istruzione, con interventi a tutto campo, rivolti sempre più a entrambi i generi ed a tutte le fasce di età.
In questa direzione va il "Protocollo d'intesa per la promozione e la realizzazione di iniziative per la diffusione della cultura di genere e per l'introduzione delle pari opportunità nella didattica", siglato martedì 26 settembre, tra Regione Piemonte e la Direzione Generale del Ministero dell' Istruzione per il Piemonte. La Regione Piemonte ed il Ministero della Pubblica Istruzione si impegnano a sviluppare e rafforzare un'azione di collaborazione e coordinamento, con l'intento di favorire l'introduzione delle pari opportunità nella didattica. La Regione ha già investito oltre 400 mila euro e altri ne saranno stanziati a fine anno grazie ai fondi comunitari. Alla firma sono intervenute Giuliana Manica, assessore alle Pari Opportunità, Giovanna Pentenero, assessore all'Istruzione e Formazione Professionale e Anna Maria Dominici, direttrice regionale dell'Ufficio Scolastico Regionale.
Per stimolare una maggiore partecipazione femminile alle procedure di nomina, la Giunta regionale ha deliberato di dare attuazione al principio di pari opportunità di cui all'art. 13 dello Statuto applicando i criteri generali in materia di nomine, quali definiti dalla D.G.R. n. 154 - 2944 del 6 novembre 1995, secondo canoni interpretativi volti a favorire un accesso paritario per uomini e donne agli incarichi di competenza della Giunta o della sua Presidente - e di coinvolgere a tal fine le istituzioni di parità e gli organismi associativi.