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Editoriale - Homo homini lupus
Gianni Boscolo

Mai gridare al lupo: la convivenza è possibileAd un anno di distanza usciamo con un nuovo speciale della rivista dedicato al lupo. I motivi sono diversi. In primo luogo, la situazione nel corso di un anno è ulteriormente mutata. Le segnalazioni si sono fatte più frequenti e più certe. Ormai il lupo è sulle nostre Alpi occidentali. Sia chiaro, si tratta una presenza numericamente poco consistente, che merita e necessita tutta l’attenzione perché possa consolidarsi. E su questo volevamo aggiornarvi. In secondo luogo, il lupo è un animale talmente affascinante, carico di simboli e di sfaccettature, una presenza che ha talmente interferito con noi uomini, che le cose da raccontare sono ancora molte per conoscerlo un po’ di più. In terzo luogo, ma per certi versi è il motivo principale, la sfida di cui parlavamo un anno fa, quella della convivenza con un animale scomodo, è più attuale che mai. Gli enti pubblici stanno avviando una serie di iniziative perché questo ritorno divenga stabile, in equilibrio con le attività economiche ed umane delle nostre montagne. Si tratta di realizzare ricerche, iniziative di divulgazione, istituzione di fondi per i rimborsi degli eventuali danni, iniziative di concertazione con le categorie che sul territorio più vengono a contatto con la realtà del predatore.
Il lupo è un animale scomodo. Perché muove denari. Perché nella sua funzione di equilibratore naturale non distingue tra ungulati selvatici e ovini degli allevamenti, ma anche perché essendo specie poco studiata nel concreto muove risorse per la ricerca. Entrambe le cose suscitano interessi contrastanti, conflitti che nascono dall’incapacità di mediare, contrasti provocati da prospettive unilaterali, a volte anche piccinerie. Detto più brutalmente il lupo costa. In Francia, mediamente, la presenza di un lupo comporta intorno ai 12 milioni di indennizzi (va detto in quasi totale assenza di attività preventive: recinti, cani, ecc.). E’ la collettività che deve accollarsi questo onere, ripartendolo in modo eguale fra coloro per cui il lupo è esclusivamente una minaccia ai propri interessi e coloro che, altrettanto unilateralmente, lo ritengono un positivo segno di una naturalità che recupera spazi. Il lupo tornando, ci mette insomma di fronte ai nostri limiti ed ai nostri problemi di uomini, alla nostra difficoltà di ragionare in termini di interessi generali, pur con la dovuta attenzione a quelli individuali. Non ha caso si dice homo, homini lupus, perché sovente parliamo di ambiente e natura ma dovremmo parlare, e discutere, di rapporti tra gli uomini. Quindi la sfida della convivenza tra noi, specie colonizzatrice dominante di questo mondo, ed il lupo, è più attuale che mai. Per questo abbiamo intitolato questo numero speciale "Mai gridare al lupo - la convivenza possibile". Mai gridare al lupo, perché invece di gridare è meglio discutere e confrontarsi sul come, e non sul se, questo ritorno è tollerabile e gestibile dalla nostra specie. Siamo convinti che l’interesse generale propenda per il ritorno del lupo, come fatto positivo e salutare per la natura in cui viviamo, od in cui vorremmo vivere. Questo, non deve mai essere dimenticato, comporta definire e negoziare tra componenti sociali, le condizioni ed i modi in cui questo possa avvenire. Ed è per questo che ribadiamo, anche nel logo che contrassegnerà tutte le iniziative sul lupo, la convivenza è possibile. Il lupo ha raccolto nel corso dei secoli un profonda simbologia negativa, la nostra rivista vorrebbe farlo diventare un simbolo di segno opposto. Il simbolo di come l’uomo riesca a convivere con una specie scomoda. Far sparire, eliminare o non lasciare tornare sul nostro territorio questo animale bello, selvaggio ed affascinante, significherebbe venire smentiti proprio su quei valori di cui, come specie, andiamo tanto fieri: la cultura, l’intelligenza, la tolleranza, la necessaria mediazione tra istintualità e società. Perdere il lupo che corre sulle nostre Alpi vorrebbe dire scoprine un altro: quello che ci portiamo dentro che già tante volte, troppe, si è rivelato ben più feroce di Canis lupus. E non sarebbe una bella scoperta.


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