Speciale Lupo PIEMONTE PARCHI - Speciali Menù
Supplemento
numero

Indice
     
 
ALPI SUD-OCCIDENTALI - Un ritorno annunciato
Gianno Oppi

La situazione del cuneese

I dubbi maggiori sulla presenza del lupo riguardano proprio il versante cuneese delle Alpi Marittime e Cozie, dove i primi attacchi alle greggi si sarebbero verificati nella tarda estate del 1995 in alta Valle Stura, al confine con il Parco del Mercantour.
La testimonianza di questi episodi venne raccolta soltanto dalla stampa locale e la ridda di voci, notizie, smentite e «precisazioni» che ne seguì non diede modo di stabilire nè il numero degli attacchi nè tanto meno se gli autori fossero lupi o cani vaganti, e nemmeno, e questo è il colmo, il numero delle vittime, oscillante fra il 25-30 e i 100-150, a seconda delle fonti.
A partire dalla primavera del 1996 una serie di Enti pubblici e privati convennero comunque sulla necessità di tutelare gli interessi degli allevatori dai danni derivanti dalla probabile prossima comparsa del lupo sul versante piemontese delle Alpi, ed istituirono il «Fondo di solidarietà per il risarcimento dei danni da canidi».
Questo Fondo, a cui concorsero l’Amministrazione Provinciale, il parco Naturale Alpi Marittime, l’Associazione Provinciale Allevatori e il WWF-Piemonte, fu l’origine indiretta della maggior raccolta di dati relativi alla presenza del lupo (e di cani vaganti) in provincia di Cuneo.
Se infatti gli episodi di predazione sugli ungulati selvatici sono individuati solo accidentalmente, se gli escrementi e le impronte su neve di lupi e di cani di taglia ed abitudini analoghe sono pressoché indistinguibili, i 18 attacchi denunciati dagli allevatori cuneesi nel 1996 si rivelarono un preziosa fonte di informazioni.
Il Parco Naturale Alpi Marittime e Giancarlo Locatelli, il veterinario incaricato di effettuare sopralluoghi tesi ad accettare la responsabilità dei canidi negli incidenti, prepararono una scheda destinata a raccogliere un gran numero di dati non solo sull’attacco vero e proprio, ma anche sulla tipologia e modalità d’alpeggio, sullo stato sanitario del gregge, su eventuali episodi di predazione verificatisi in passato ad opera di cani.
L’ispezione accurata del luogo dell’attacco, l’esame anatomo-patologico delle vittime e la valutazione del tipo di consumo alimentare sull’animale predato completano lo studio di ogni episodio.
Il quadro generale che emerse dall’indagine era quello di un’attività predatoria condotta in due località ben precise del cuneese, entrambe ai margini di territori di mute di lupi conosciute, e cioè sulla destra orografica dell’alta Valle Stura (confinante con l’area della muta dell’Alta Tinée) e alla testata delle Valli Ellero, Tanaro e d’Upega, (confinante con la muta della sinistra orografica della Roya, riconosciuta e definita con certezza solo nel 1997).
Il confronto dei dati raccolti dal Parco Naturale Alpi Marittime e dal Parco Nazionale del Mercantour suggeriva di escludere una presenza stabile di lupi sul territorio italiano, e di interpretare gli attacchi citati come una tendenziale espansione territoriale delle mute abitualmente dislocate in Francia.
I sopralluoghi effettuati da veterinari, guardiaparco e guardie del Corpo Forestale dello Stato hanno permesso di accertare l’uccisione di 52 ovini e caprini e il ferimento di altri 16, nel corso di 18 attacchi, a fronte delle 80 vittime denunciate dagli allevatori.

Un lupo

La differenza fra il numero di animali morti denunciati e quelli accertati deriva dalla scarsa tempestività con la quale furono segnalati gli attacchi, che spesso pregiudicò la possibilità di stabilire non solo la causa o l’autore dei sinistri, ma addirittura di ritrovare le carcasse.
Gli allevatori vennero indennizzati con 120.000 lire per ogni capo ucciso e 50.000 lire per ogni ferito, somme da essi giudicate irrisorie, anche in considerazione del danno comunque arrecato al gregge in termini di procurati aborti e di animali dispersi e in panico.
Durante l’inverno 96/97 nelle stesse località in cui si erano concentrati gli attacchi dell’estate precedente, si registrarono predazioni di caprioli e cervi che fecero sospettare la presenza ormai stabile di lupi nel cuneese.
Purtroppo la mancanza di una rete di osservatori e di un protocollo per la raccolta dei dati sul terreno, oltre che un’insensata rivalità da campanile, impedirono ancora una volta di monitorare il fenomeno in modo chiaro e confrontabile, disperdendo le informazioni fra una moltitudine di persone affatto disponibili a condividerle.
Ancora una volta dobbiamo ai danni registrati dagli allevatori in alpeggio le poche informazioni certe disponibili.
Nell’estate 1997 sono stati denunciati 43 attacchi da canidi alle greggi, dei quali ne sono stati accertati «soltanto» 36, per un totale di 141 animali uccisi e 10 feriti.
La maggior parte degli attacchi (27) e delle vittime (65) si è concentrata nell’area dell’alta Valle Pesio ed Ellero, dove, secondo i colleghi del parco locale, potrebbe vivere stabilmente una muta di 4 o 5 lupi. Il condizionale è ancora d’obbligo, dal momento che le indagini sono in corso nel parco dell’Alta Valle Pesio, mentre fonti ufficiali del Parco del Mercantour affermano che, dal confronto delle date degli attacchi alle greggi, risulterebbe che la muta della Valle Pesio e quella di Tenda-Val Roya sarebbero lo stesso branco, abituato a frequentare un areale molto esteso.
La decina di attacchi registrati in Valle Stura, che hanno provocato 39 vittime accertate, sono invece riconducibili all’attività della muta dell’Alta Tinée; si può dunque escludere la presenza fissa di una coppia di lupi sul versante italiano, vista l’esiguità dei danni a fronte delle molte centinaia di ovini completamente incustoditi presenti in alpeggio.
Infine va segnalato come in alta Val Maira e Po due attacchi di cani abbiano provocato una trentina di vittime (26 pecore uccise in un solo attacco), dimostrando come, anche numericamente, l’incidenza dei cani vaganti sia un fenomeno paragonabile alla presenza dei lupi e tuttavia sottovalutato ingiustamente.

 
Regione Piemonte Home Page
Inizio Pagina