Il 5
novembre 1992 Patrick Ormea, guardia del Parc National du Mercantour,
visse uno dei momenti più emozionanti della sua vita.
Nel corso delle previste operazioni di censimento dei camosci,
osservò, nei pressi del Col de Salese, due canidi in atteggiamento
di caccia nei confronti di un piccolo branco di tali ungulati.
«Canidi» è il termine asettico usato nei documenti
ufficiali; Ormea invece non esitò un istante nel riconoscere
quegli animali: erano lupi.
La storia del ritorno del lupo sulle Alpi inizia con questo avvistamento
fortunato ed emblematico.
Losservazione di un lupo in natura è sempre e comunque
un evento fortunato, che talvolta, se condotto da persone competenti
e credibili, convalida in modo determinante una serie di indizi
già raccolti sulla presenza di un grosso predatore in
un determinato territorio.
Ben prima dello storico avvistamento sopra citato, il personale
del Mercantour aveva notato uno sconcertante calo delle nascite
e della sopravvivenza dei giovani nati nella popolazione di mufloni
dellalta Val Vesubie, la cui causa non venne subito individuata,
ma che risultò chiara a partire dal novembre 1992.
Da quanto tempo i lupi vivessero sulle Alpi, francesi o italiane,
nessuno può dirlo con certezza, ma, col senno di poi,
bisogna riconoscere che di indizi più o meno vaghi erano
costellati gli anni precedenti.
Nel dicembre 1987, nel corso di una battuta di caccia al cinghiale,
venne abbattuto, nella Val Roya francese, il famoso «lupo
di Fontan», della cui provenienza si discusse a lungo ma
che i più attribuiscono alla liberazione illegale di un
esemplare detenuto in recinto. Nellestate precedente gli
allevatori locali lamentarono però la perdita di 300 pecore,
uccise per lo più con morsi alla gola, che difficilmente
si possono attribuire ad un solo predatore.
Nel giugno 1990 toccò al collega Bepi Audino, del Parco
Naturale Alta Valle Pesio e Tanaro, la sorte di un fugace incontro
notturno con un «canide» dal netto aspetto lupino.
La notizia non trapelò per alcuni anni, ma nel frattempo
si verificarono un certo numero di aggressioni mortali sui caprioli
presenti in valle, attribuite talvolta a cani vaganti.
Gli episodi riportati dovrebbero indurci a due considerazioni:
la prima è che la presenza del lupo in un territorio poco
popolato e nel quale via sia abbondanza di prede selvatiche quasi
non viene rilevata, specialmente se per motivi storici o geografici
risulta inaspettata.
Se ciò è avvenuto allinterno di aree a parco,
quotidianamente perlustrate da personale specializzato, non ci
deve meravigliare lassenza di segnalazioni nelle zone appenniniche
delle province di Imperia e Savona, semi disabitate e coperte
di boschi fitti ed estesi.
La seconda considerazione, complementare, è che la presenza
del lupo in una data area risulta conclamata solo quando iniziano
le predazioni sistematiche sul bestiame domestico.
A questo punto il fenomeno esplode in una serie di atteggiamenti
e prese di posizione spesso esasperate ed irrazionali, che vanno
ben oltre la reale gravità del problema. Questo è
quanto è avvenuto puntualmente nelle Alpi marittime francesi
a partire dal 1993 e nel territorio cuneese a partire dal 1995. |

Levoluzione
del popolamento
Gli studi condotti dal Parco Nazionale del Mercantour hanno permesso
di seguire la progressione numerica e territoriale della popolazione
dei lupi là residente parallelamente allaumento
della popolazione sugli ungulati domestici, e, adottati sperimentalmente
alcuni suggerimenti a difesa degli allevamenti, anche di verificate
la bontà di tali strategie difensive.
Nella primavera del 1993 la coppia «capostipite»
si riprodusse con successo e nel marzo del 1994 un ricercatore
francese osservò sei individui contemporaneamente nel
Vallone di Mollieres. Nello stesso 1994 il territorio della muta
si espanse dai 90 ai 320 kmq venendo ad interessare le Valli
delle Meraviglie, Roya e Gordolasca, e la predazione sui domestici
provocò 189 vittime in 47 differenti episodi.
Nel 1995 il branco, ormai numeroso, si divise in due mute indipendenti:
luna composta da 7 individui, continuò ad occupare
il territorio di origine del popolamento, cioè le alte
Valli Vesubie e Tinée; la seconda, composta da 5 lupi,
si insediò stabilmente nellarea dellAuthion,
tra la Val Gordolasca e la destra orografica della Val Roya,
provocando un enorme aumento dei danni sul bestiame domestico.
Nel 1995 in oltre 100 attacchi vengono uccise 437 pecore, delle
quali più di 400 nellarea Roya-Authion, dove, per
la mitezza del clima, spesso le greggi sono mantenute sui pascoli
montani quasi tutto lanno. La muta della Vesubie-Tinée
invece, peraltro più numerosa, basa la sua alimentazione
per buona parte dellanno sui numerosi ungulati selvatici
presenti nella zona centrale del parco del Mercantour limitando
a 33 le uccisioni di ungulati domestici, qui presenti solo nella
stagione estiva.
Il triste primato del settore Roya-Authion per quanto riguarda
le perdite di bestiame, è stato confermato anche negli
anni successivi, che hanno visto un incremento quasi geometrico
dei capi abbattuti: oltre 700 nel 1996, 600 dei quali nellarea
citata, e circa 1.000 nel 1997, annata di cui ancora non sono
disponibili i dati definitivi.
Il 1997 vede inoltre moltiplicarsi il numero delle mute nel settore
delle Alpi Marittime derivante dallaumento del numero complessivo
dei lupi. Ai due branchi già citati ne va aggiunto un
terzo, insediatosi sul versante sinistro della Valle Roya e gravitante
anche sulle alte Valli Tanaro, Pesio e dUpega, con 4 o
5 individui.
Una quarta muta, forse già presente nel 1996 alla testata
delle valli Tinée e Ubaye, continua ad occupare con 2
o 3 individui la medesima area, ma potrebbe aver dato origine,
ed è difficile stabilire quando, ad un nuovo branco di
5/6 lupi, individuato nel 1997 nel territorio del parco regionale
francese del Queyras, sul versante occidentale del massiccio
del Viso.
Complessivamente sarebbero dunque 5 le mute individuate e localizzate
con una certa sicurezza sulle Alpi francesi meridionali, comprendenti
dai 25 ai 30 lupi, anche se luso del condizionale è
dobbligo in questa fase caratterizzata da molti dubbi e
poche certezze.
Continua...
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