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La
Valle Stura di Demonte, in provincia di Cuneo, si estende per
una sessantina di km, da Borgo San Dalmazzo sino al Colle della
Maddalena, che segna il confine con la Francia.
Una comoda via di transito, la statale n. 21, lattraversa
superando i centri più importanti e prosegue nella vicina
valle dellUbaye, consentendo di raggiungere la Provenza,
un tempo terra di emigrazione per molti montanari delle valli
alpine. Coloro che la percorrono possono ammirare le numerose
ed imponenti opere militari, costruite lungo lintero asse
vallivo per sbarrare il passo agli eserciti che, attraverso il
Colle della Maddalena, discendevano la Valle per raggiungere
la pianura Padana, che si sono ben conservate nel tempo e documentano
gli eventi bellici verificatisi nei vari secoli.
Le attrattive naturalistiche, potenziate da un ambiente ancora
incontaminato, disegnano per migliaia di turisti che ogni anno
trascorrono le loro vacanze in questa valle, numerosi ed interessanti
itinerari lungo i molteplici valloni laterali, percorsi da torrenti
ricchi di acque e costellati da numerosissimi laghetti alpini,
e tra boschi di abete, larice, pino, castagno e faggio che ricoprono
i pendii della valle.
Lagricoltura che sino agli anni 60 rappresentava
lattività prevalente, con particolare attenzione
alla coltivazione dei cereali, alla castanicoltura ed allallevamento,
continua a rappresentare unimportante fonte di reddito,
soprattutto per quanto riguarda lallevamento ovino.
La presenza infatti di numerosi pascoli anche a quote elevate
rendono la valle il luogo ideale per lattività tradizionale
della pastorizia che, in questi ultimi anni, ha subìto
un forte incremento dovuto al recupero della pecora sambucana,
originaria della Valle Stura.
Il patrimonio ovino ammonta ad oltre 5.000 capi, di cui circa
4.000 di razza sambucana, distribuiti in unottantina di
allevamenti collocati nei vari comuni della valle, in piccoli
greggi che vanno dai 30 ai 300 capi.
In molte piccole borgate di alta montagna lattività
della pastorizia rappresenta lunica possibilità
di lavoro per i giovani che intendono continuare a vivere nel
paese.
Alcuni fattori hanno determinato non solo la sopravvivenza ma
addirittura il potenziamento dellallevamento ovino oltre
al lavoro di valorizzazione della pecora sambucana ad opera della
Comunità Montana attraverso la realizzazione di varie
iniziative.
Primo fra tutti il fatto che nei mesi estivi, secondo unantica
usanza, gli animali vivono in alpeggio senza custodia, il pastore
infatti sale solamente bisettimanalmente per un controllo del
gregge e per la somministrazione del sale, cosa che permette
allallevatore ed ai suoi familiari di dedicarsi allattività
agricola ed in particolare alla fienagione che, in alta montagna
richiede molta manodopera e lintera stagione estiva.
Si tratta poi di unattività che può essere
portata avanti dalle donne, lasciando agli uomini la possibilità
di svolgere un altro lavoro, oppure anche realizzata part-time,
in quanto un piccolo gregge composto da 20 o 30 capi può
essere accudito in poco tempo.
La
pecora «sambucana»
della Valle Stura
La pecora sambucana nata e allevata fin dai tempi antichi in
Valle Stura, prende il nome da Sambuco, paese dellAlta
Valle, dove da sempre lallevamento ovino ha rappresentato
la possibilità di sfruttamento dei pascoli di alta quota.
Pascoli rocciosi, disagiati, pietrosi e ripidi, temperature rigide
nei mesi primaverili ed autunnali, durante la notte hanno fatto
sì che la pecora «sambucana» assumesse una
rusticità che la rende particolarmente adatta allambiente
in cui vive.
Dalla primavera fino al tardo autunno questo ovino vive sugli
alpeggi di alta quota (2.000-2.500 metri) privo di custodia e
di ricoveri e le frequenti nevicate fuori stagione non gli provocano
danni. La sua grande agilità le permette di percorrere
ripidi canaloni, scoscesi pendii, attraversare pareti rocciose
seguendo intelligentemente «les draios» i sentieri
scavati nella roccia per raggiungere le vette e brucare gli ultimi
ciuffi derba particolarmente saporita. l lungo periodo
invernale lo trascorre nellovile nutrendosi con solo fieno
locale.
La pecora sambucana è unottima produttrice di latte,
carne e lana.
Un tempo il latte era utilizzato quasi esclusivamente per lalimentazione
degli agnelli o per il fabbisogno familiare; oggi alcuni allevatori
trasformano il latte eccedente in formaggio tipico locale «La
touma», di sapore particolarmente gradevole.
La lana è di ottima qualità, molto fine e fitta,
il filo è leggero e lucente e presenta una buona resistenza
ad essere strappato.
Lagnello possiede unossatura molto piccola con una
massa muscolare ben sviluppata, compatta e con assenza di striature
di grasso filamentoso. Ha inoltre un sapore ottimo determinato
anche dal tipo di alimentazione naturale somministrata alle pecore.
La pecora sambucana partorisce in giovane età e la sua
carriera riproduttiva ha una buona durata. I parti sono distribuiti
generalmente in autunno ed in primavera in numero di 3 ogni due
anni e molto elevata si presenta la percentuale di quelli gemellari.
Un
animale da valorizzare
Malgrado
le notevoli caratteristiche di pregio presenti in questa razza
ovina, essa ha subìto, a partire dagli anni settanta,
un calo quantitativo notevole. Negli anni ottanta, infatti, in
valle erano allevate in purezza circa duecento pecore sparse
in quaranta o cinquanta allevamenti, su un totale di oltre cinquemila
capi presenti.
I motivi di questo calo sono dovuti soprattutto allincrocio
della pecora sambucana con arieti di altre razze per ottenere
un agnello di taglia più consistente, un po più
pesante.
Questi scopi sono stati raggiunti, però si è notato
una serie di svantaggi derivati proprio dal meticciamento; la
struttura ossea è diventata più pesante, ma si
sono verificati: una minore resa in carne, un netto calo qualitativo
della lana, un incremento delle esigenze alimentari, una minore
rusticità e quindi meno adattabilità allambiente.
A partire dal 1985 la Comunità Montana Valle Stura ha
sostenuto un programma di lavoro tendente al recupero e alla
valorizzazione della pecora in questione, al fine di trasformarla
in fattore economico per coloro che in valle si dedicano allattività
dellallevamento.
Il forte interesse degli allevatori per questa iniziativa di
valorizzazione della razza ovina, tradizionalmente presente in
queste zone, ha portato al coinvolgimento di tutte le forze esistenti
in valle per la creazione, nel 1988, del Consorzio «LEscaroun»,
che in lingua occitana significa piccolo gregge.
Attualmente il Consorzio conta una settantina di aderenti, che
hanno dato vita a molteplici iniziative, tra le quali lorganizzazione
di un centro di selezione degli arieti di razza pura,
destinati alla riproduzione. |

Pecore
di razza sambucana |
Il Centro è stato individuato nella borgata alpina
di Pontebernardo (frazione di Pietraporzio) e prevede la custodia,
durante la stagione invernale, di una sessantina di arieti, che
vengono poi distribuiti alle singole aziende per la monta.
Liniziativa permette rispetto allallevamento singolo,
valutazioni più complete, tempestive e un rapido confronto
tra i soggetti per quanto concerne laspetto morfologico.
I futuri arieti scelti già alla nascita nei singoli allevamenti
da parte del Comitato di razza, dopo lo svezzamento vengono acquistati
dal Consorzio lEscaroun e introdotti nel Centro, qui vengono
sottoposti ai controlli sanitari e vengono come si dice in gergo
tecnico «testati».
Una seconda iniziativa, la Mostra della razza ovina sambucana,
è stata avviata nel 1986 nellambito della tradizionale
Fiera dei Santi di Vinadio come valido strumento di stimolo per
gli allevatori a migliorare i propri ovini.
È infatti un momento utile ad ogni allevatore per confrontare
gli animali e valutare lo stato di selezione e di miglioramento
raggiunto. Alla mostra che si svolge annualmente lultima
domenica di ottobre partecipano circa 50 allevatori con un totale
di oltre 300 capi.
Ai proprietari che espongono gli ovini migliori vengono consegnati
riconoscimenti e premi, tra cui le ambite campanelle con il tradizionale
collare in legno.
La buona partecipazione di pubblico favorisce la vendita, nelle
macellerie locali, della carne dellagnello e dellagnellone
(tardoun), sambucani, per i quali nellanno 1992 è
stato depositato il marchio di garanzia presso la Camera di Commercio
di Cuneo.
È questultima una delle tappe più importanti
della commercializzazione della carne di agnello sambucano in
quanto il marchio permette al consumatore di conoscere la qualità
del prodotto acquistato.
Il Consorzio garantisce infatti che gli agnelli allevati dai
propri soci e venduti nei negozi che espongono il marchio dellagnello
sambucano si nutrono con il latte di pecore alimentate esclusivamente
con fieno prodotto in loco ed erbe fresche degli alpeggi.
Sempre nello stesso anno il Consorzio per la valorizzazione della
pecora sambucana, «LEscaroun» ha avviato la
vendita in forma associata della carne di agnello sambucano,
attraverso la creazione della cooperativa «Lou barmaset»,
che annualmente, commercializza oltre 2.000 agnelli provenienti
dalle aziende ubicate nei comuni della valle.
Un impegno notevole è stato rivolto dalla Cooperativa
al contenimento dei costi di trasporto, di macellazione e di
consegna del prodotto. In particolare ha provveduto ad acquistare
un mezzo di trasporto della carne macellata con cella frigorifera.
Al fine poi di valorizzare il prodotto lana il Consorzio si è
impegnato su questo tema, in modo particolare per quanto riguarda
la filatura tradizionale della lana, attraverso lallestimento
di mostre, la realizzazione di corsi, al fine di salvaguardare
antichi usi che rischiano di scomparire.
I tentativi di valorizzare questo prodotto, che attualmente sul
mercato ha un prezzo molto basso, si sono per ora limitati ad
alcuni esperimenti con lanifici del Piemonte, che hanno permesso
di determinare la buona qualità della lana delle pecore
sambucane.
Nuovi esperimenti di lavorazione della lana sono in fase di realizzazione,
in collaborazione con il lanificio Piacenza di Biella.
Il
lupo in Valle Stura
Gli
allevatori di ovini francesi doltralpe della zona del Parco
del Mercantour, a partire dagli anni 90, hanno iniziato
a lamentare aggressioni alle greggi da parte di lupi, che di
anno in anno hanno provocato danni sempre maggiori.
In Valle Stura gli avvistamenti di canidi e le prime aggressioni
agli ovini si sono verificati durante lalpeggio estivo
1995, sui pascoli del vallone di Bagni di Vinadio e poi sono
proseguite su quelli di Ferriere, del Vallone di SantAnna,
di Pontebernardi e nel Comune di Sambuco.
Nei due anni successivi il numero di capi uccisi è considerevolmente
aumentato (oltre 100 capi) e le aziende agricole più importanti
della valle, con insormontabili difficoltà hanno dovuto
abbandonare la pratica tradizionale del pascolo libero.
Come già sopra ricordato, la possibilità di lasciare
gli animali liberi permetteva al contadino di dedicarsi, durante
la buona stagione, alle attività agricole, con particolare
attenzione alla produzione del fieno, utilizzato durante la stagione
invernale per lalimentazione degli ovini.
Il dover mutare completamente questa pratica, ben consolidata
nei secoli, ha messo in grave crisi le oltre 80 aziende della
valle, che traggono il loro mezzo di sostentamento o per intero
o in buona parte dallallevamento ovino.
Gli attacchi dei lupi scoraggiano gli allevatori e rischiano
di vanificare i primi risultati positivi ottenuti in oltre 10
anni di lavoro, dalla Comunità Montana, dal Consorzio
lEscaroun e da tutti gli allevatori, che hanno favorevolmente
influenzato leconomia della valle, rappresentando per molte
famiglie lunica possibilità di continuare a vivere
in montagna.
Molte aziende agricole hanno manifestato lintenzione, in
caso non intervengano iniziative di tutela, di cessare la propria
attività e daltra parte gli allevatori non intendono
che il problema sia risolto con lindennizzo dei capi uccisi.
Non dobbiamo infatti dimenticare che passione e legame affettivo
hanno sempre contraddistinto il lavoro dei montanari nella cura
dei loro greggi.
La presenza del lupo ha costretto i pastori della valle a trascorrere
lintera stagione dellalpeggio accanto ai propri animali,
sistemati in ricoveri di fortuna, in località in cui sovente
non esiste neanche una misera via di accesso.
Laffetto e linteresse che legano il proprietario
alle proprie pecore è forte, ma sicuramente in queste
condizioni non si può pensare ad uno sviluppo futuro.
In un recente incontro dei soci del Consorzio lEscaroun
un non più giovane pastore, proprio in una discussione
sulla presenza del lupo, invitava i giovani che si avviano a
questattività ad orientarsi su altre strade più
sicure.
A questo punto ci chiediamo chi sostituirà le piccole
aziende agricole nel prezioso compito di presidio del territorio
e di salvaguardia dellambiente. |