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Editoriale
- La sfida del lupo |
Uno sparuto numero di lupi si
sta affacciando sulle nostre montagne. Qualche individuo, esigua pattuglia
di una popolazione che, si stima, non superi le cinquecento unità
su tutto il territorio del Paese. Qualche individuo torna a calcare
le montagne da cui, nel XIX secolo al termine di una guerra secolare,
fu eliminato; cancellato a colpi di fucile a canne mozze (la lupara,
appunto), trappole, tagliole, bocconi avvelenati, distruzione dellhabitat.
Competitore millenario delluomo, da quando da cacciatori- raccoglitori
diventammo agricoltori, il lupo ha continuato a costituire una minaccia
per gli allevamenti dell Homo sapiens. Ma, come racconta un
bel libro recente di studi storici (Gherardo Ortalli, Lupi genti culture,
Torino, Einaudi, 1997), è soltanto dallalto medioevo
che da minaccia agli armenti il lupo è diventato anche "mangiatore
duomini". Non soltanto quindi, concorrente alimentare ma
pericolo diretto, simbolo ed espressione di una natura selvaggia,
indomabile, "altro" da noi. E in questepoca
che nasce il lupo demoniaco e antropofago talmente introiettato nel
nostro immaginario da ispirare Perrault ed i fratelli Grimm a raccontare,
elaborare e amplificare la favola di Cappuccetto Rosso. E per fortuna
esiste un lupo cattivo da raccontare ai bambini, ci avvisano gli psicologi.
Il cucciolo delluomo, infatti, cresce ed individua il suo posto
al mondo sentendosi raccontare le proprie paure oscure, prendendo
coscienza che è possibile superarle, riconoscendole in qualcuno
o qualcosa.
Il lupo a cui dedichiamo questo numero speciale della rivista
è quello della storia e del mito ma anche il lupo in carne
ossa: con i suoi istinti e le sue risorse, la sua etologia e
la sua vita sociale. Un lupo raccontato da più punti di
vista cercando, come sempre, di divulgare con chiarezza e precisione
questa scomoda ma esaltante presenza. Scomoda perchè la
storia del lupo in Italia ci racconta di una specie ridotta,
poco più di ventanni fa, a meno di cento individui.
La protezione accordatagli nel 1976, non ha messo fine alle uccisioni
fuori legge, ma ne ha, forse, fermato lestinzione totale.
Un miglioramento dellambiente, laumento di parti
forestate del territorio, la crescita numerica degli ungulati,
tradizionali prede (soprattutto i cinghiali, ma anche cervi e
caprioli ) del Canis lupus, ha permesso un lento incremento della
specie. Chi ama la natura, chi ha nostalgia di una naturalità
che è ancora nostra, anche se relegata in meandri profondi,
non può che compiacersi di questo ritorno. Come G. Weeden
dirà "il mondo ha bisogno del sentimento di orizzonti
inesplorati, dei misteri degli spazi selvaggi. Ha bisogno di
un luogo dove i lupi compaiano al margine del bosco, non appena
cala la sera, perchè un ambiente capace di produrre un
lupo è un ambiente sano, forte, perfetto". Molti
nel nostro paese lo pensano e lo dicono anche se, probabilmente,
non avranno mai modo e lavventura di vedere un lupo in
libertà. E chi invece ha più probabilità
di vederlo, od almeno di "sentirne" la presenza forse
si rallegrerà meno. Perchè il lupo delle favole
diventa un predatore, forte, insidioso. Sconfitto nella competizione
con la nostra specie, braccato, persguitato, ridotto ad una sparuta
pattuglia, il lupo ci lancia unultima sfida: convivere
con lui. "Maledetto" lupo: ci sfidassi allultimo
sangue non ti temeremmo. Abbiamo le conoscenze per studiarti
e seguirti anche in mezzo le valli più segrete, abbiamo
trappole sofisticate che ti ingannerebbero. Ma la scommessa che
60 milioni di italiani possano convivere con mezzo migliaio di
lupi, non si vince su questo terreno. Sarebbe semplice se fossero
sufficienti la superiorità numerica e la tecnologia. Occorre
invece che vi concorrano gli allevatori prendendo le misure necessarie,
serve un amministrazione che sappia celermente incentivare
queste misure e indenizzare eventuali danni. Occorre che coloro
che "mitizzano" il lupo parlino con quelli che lo "demonizzano":
è bello anelare a luoghi selvaggi dove allimprovviso
può apparire un lupo ma é doveroso sapere che questi
spazi sono ristretti ed il nostro paese è densamente popolato.
Oggi la sfida del lupo è quella della convivenza. Per
vincerla abbiamo bisogno di interventi concreti e cultura (ed
i primi sono tempestivi ed efficaci se vi è la seconda).
Ancora una volta quindi, "maledetto" lupo, perché
ci lanci una sfida che non dobbiamo e possiamo perdere. |
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