Oggi
nella gestione delle attività pastorali sta subentrando
una nuova voce che riguarda il capitolo spese. Non è un
problema nuovo, solo dimenticato. Il lupo da qualche anno fa
parlare di sé, conquista nuovi territori e nella sua espansione
riaccende vecchi focolai ormai considerati un mucchio di cenere
soprattutto da chi, per vivere, si occupa di allevare bestiame.
la pastorizia è al passo coi tempi e le greggi, una volta
sapientemente guidate attraverso i «tratturi» in
lunghe transumanze durante la primavera e lautunno, oggi
vengono trasferite da una sede allaltra molto più
velocemente con mezzi meccanici. La vita del pastore, senz'altro
dura anche oggi, ha assimilato modelli di allevamento intensivo
e chi possiede molti capi pianifica il suo lavoro come qualsiasi
imprenditore cercando di aumentare la produzione e ridurre allosso
i costi. Gli animali, soprattutto gli ovini vengono controllati
saltuariamente e le eventuali perdite rientrano nel gioco come
semplici passività.
Accanto a queste realtà «industrializzate»
esistono però ancora personaggi che vivono fianco a fianco
con i loro animali, li conoscono come individui e portano avanti
una tradizione antica quasi come luomo, scandita dalle
stagioni, dallalternanza del giorno e della notte, infarcita
di profumi, di insetti, di calore, freddo e fatica. Chi vive
ancora in questo mondo così distante dagli schemi della
nostra società opulenta, possiede una tranquillità
interiore quasi invidiabile, una cultura fatta di sapienza e
pratica quotidiana. Chi vive in questo mondo affronta i problemi
con le sue forze. La presenza di un predatore che saccheggia
il suo gregge viene risolta nel modo più diretto, semplicemente
eliminando il problema; quando è possibile con il fucile
oppure con bocconi avvelenati.
Questo comportamento è senz'altro criticabile dal nostro
punto di vista, ma in molti casi è lunica cosa che
un pastore può fare, esasperato dalla lentezze burocratiche
che rendono sostanzialmente inapplicabili le disposizioni legislative
che a livello regionale, in teoria, dovrebbero tutelare predatori
e depredati.
A questo punto entra in scena il vero soggetto dellarticolo,
lasso nella manica che magari non permette di vincere la
partita ma porta almeno qualche vantaggio: il cane da pastore.
Nellimmaginario collettivo ogni pastore possiede uno o
più cani. Fedelissimi compagni guidati nel loro lavoro
con semplici gesti, fischi o vocalizzi. Capaci di riunire in
poco tempo anche un gregge numeroso; manca invece una figura
che affianca e completa quella del cane da lavoro: il cane da
difesa del gregge.
«Sì, con il loro aiuto convivere con i lupi della
zona è diventato possibile!».
Quasi non credevamo alle nostre orecchie, ma con Angelo, un amico
pastore residente nel versante toscano del Parco nazionale delle
Foreste Casentinesi, non cera bisogno di parole per convincerlo
a non eliminare i lupi che visitavano di tanto in tanto il suo
gregge, erano bastati Romeo e quattro suoi simili tutti appartenenti
alla razza maremmano-abruzzese. Questi animali considerano il
gregge come un territorio mobile e lo difendono da ogni possibile
pericolo con determinazione. Se vi dovesse capitare di avvicinarvi
alle pecore che difendono potrete notare che gli atteggiamenti
del cane cambiano al variare della distanza che si frappone fra
voi e gli animali. Dapprima cè solo qualche occhiata
di controllo con le quali lanimale, apparentemente distratto
ed annoiato, studia le vostre intenzioni; ma se voi continuate
ad avvicinarvi - anche senza mostrare alcuna aggressività
- lanimale si alza e vi viene incontro abbaiando con determinazione.
In tutta sincerità qualche «scarica di adrenalina»
la sentirete, ma se vi fermate si fermerà anche lui e
continuerà a minacciarvi vocalmente fino a quando non
vi allontanate. La terza fase non è consigliabile perché
superare il confine che il cane ritiene di dover difendere significa
essere certamente attaccati.
In questi casi un solo cane, dei tre o quattro presenti, si occupa
di voi, di solito un subordinato che viene per così dire
«supervisionato» dal capobranco. Ma se la minaccia
proviene dai lupi, come ci racconta Angelo, la risposta è
molto più complessa e coinvolge tutti i cani. La loro
azione difensiva non è casuale ma cè una
vera e propria suddivisione dei compiti finalizzata a non disperdere
il gregge ed a scacciare laggressore. |

Pastore
casentinese con maschio
per la difesa del gregge |
La notevole mole e la forte costituzione appaiati ad un grande
coraggio che diventa ferocia quando svolge i suoi compiti di
guardiano e difensore del gregge, rendono questi cani adatti
allo scontro con il loro parente selvatico. Anche il mastino
abruzzese, che deriva dal maremmano-abruzzese è simile
nel carattere e forse ancora più aggressivo. le orecchie
e la coda mozzata lo rendono meno attaccabile inoltre per aiutarli
e proteggere il collo, molti pastori usano collari anti lupo
che possono essere di ferro o cuoio con punte metalliche rivolte
allesterno.
Questi cani hanno una personalità fortissima e sono molto
indipendenti nelle loro scelte, il rapporto con luomo si
gioca sullo stesso piano ed anche se il cane riconosce nel padrone
il capobranco non è totalmente sottomesso. Infatti uno
dei problemi che si possono avere con questi animali tenuti per
troppo tempo allo stato brado, senza rinforzi nel legame col
padrone è il ritorno graduale verso uno stato di inselvatichimento,
fino alla completa libertà ed indipendenza. Se invece
il rapporto con luomo è continuativo sa essere anche
dolce ed affettuoso, ma comunque non ama la sudditanza. la sua
aggressività è naturalmente bilanciata e non necessita
di ulteriori stimoli per esacerbarla. Tutto ciò che è
necessario per svolgere le sue mansioni è già stato
pazientemente selezionato nel tempo ed è scritto nel suo
codice genetico, le sue doti sgorgano spontanee con la crescita
ed è sufficiente instaurare un buon rapporto con lanimale
(e i pastori sono maestri in questo) insegnandogli solo i comandi
base in segno di dominanza nei suoi confronti.
Crescere libero tra le pecore è il suo ideale di vita
ed osservandoli traspare tutta la loro scioltezza; anche il suo
mantello bianco è in sintonia con la situazione e una
volta permetteva ai pastori di distinguerli facilmente dal predatore
anche con la sola luce lunare.
Una macchina da combattimento che riesce ad essere addirittura
tenera con le sue protette. Linibizione della sua aggressività,
che viene deviata verso lesterno del gregge, è infatti
massima soprattutto nel periodo dei parti quando un agnellino
sarebbe un facile e succulento boccone.
Il maremmano-abruzzese, ritrova le sue radici in oriente nel
Canis familiaris inostranzewi o mastino del Tibet da cui derivano
molti ceppi canini, divenuti in seguito razze simili fra loro:
Kuvasz in Ungheria, Charplaninatz in Yugoslavia, Tatra in Polonia,
Cane da Montagna dei Pirenei in Francia, Mastino dei Pirenei
in Spagna, Cane della Serra da Estrela in Portogallo.
Il cane da montagna dei Pirenei è forse il più
interessante tra quelli nominati. Chiamato patou dagli abitanti
del luogo, è molto simile al nostro maremmano anche se
più imponente (circa 15-20 kg. in più ed una decina
di centimetri al garrese); si è dimostrato un valido difensore
del gregge in un esperimento effettuato negli Stati Uniti con
circa 900.000 pecore, durante il quale sono state messe a confronto
diverse razze canine con attitudini simili.
Il 78% dei patou, già dal sesto-decimo mese di età,
sono risultati fortemente dissuasivi nei confronti di linci,
coyote, orso, leone di montagna e cane rinselvatichito, mentre
il maremmano-abruzzese è stato il migliore negli scontri
con i coyote.
Potenzialità di questa portata non vanno sottovalutate
e in un prossimo futuro potremmo vedere unespansione di
questa razza - oggi ridotta a pochi esemplari - al seguito dellespansione
naturale di Canis lupus sulle Alpi, insieme ad altri cani come
il Bovaro del Bernese specializzato nella difesa delle mandrie
di bovini.
La regione Toscana ai sensi dellart. 3 comma 3 della L.R.
72/94 concede contributi fino al 50% della spese, per l'acquisto
di cani da pastore di razza maremmano-abruzzese, destinati esclusivamente
alla custodia del gregge e prevedendo un cane ogni 150 pecore.
Seguire questo esempio anticipando sul territorio lespansione
del lupo, permetterebbe senzaltro una convivenza più
pacifica con questo predatore evitando sprechi di denaro pubblico
e tanta rabbia da parte dei pastori. |