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COMPORTAMENTO - Il grande cacciatore
Giovanni Fasoli / Ettore Centofanti
Un canide. Una struttura generale del corpo snella ma potente. Arti allungati che poggiano sul terreno solo con le dita, una muscolatura scattante e al tempo stesso resistente nello sforzo prolungato; un trottatore infaticabile. Quarantadue denti saldamente articolati su ossa mascellari che si sono allungate in un muso pronunciato, necessario per contenerli tutti. Occhi frontali. Orecchie erette. Ottimo udito. Olfatto eccellente.
Queste sono alcune delle caratteristiche, che nei loro limiti descrittivi, disegnano l’immagine di un animale attento, dinamico, cacciatore. Il lupo è tutto ciò e molto di più.
Molto di più perché a differenza di altri animali, ha sempre esercitato un fascino particolare sull’uomo creando un rapporto di amore-odio che nella storia è passato dal rispetto alla domesticazione, della paura allo sterminio pianificato.
Il lupo che pensiamo di conoscere non vive libero nei più disparati ambienti di tutto il mondo, ma vive ed è vissuto per centinaia di anni nei meandri oscuri della nostra mente. Il lupo cattivo non era il lupo reale, quello in carne ed ossa, ma l’immagine che collettivamente, per sentito dire, si era creata intorno a questo animale.
Il risultato, tutt’altro che immaginario è stato una drastica diminuzione della specie prima presente in tutto l'emisfero boreale - un tempo era il mammifero terrestre più ampiamente distribuito nel mondo, dove c’era cibo c’era il lupo.
Affermare che questo animale era, dopo l’uomo, il mammifero terrestre più ampiamente distribuito nel mondo: il più flessibile ed adattabile a climi e situazioni ambientali diverse, fa capire molte cose. Ed è proprio nelle sue doti di opportunista che si cela il segreto del suo successo e la causa del suo sterminio.
L’uomo sfidato sul territorio ha reagito con violenza,demonizzando questo animale nel medioevo; sterminandolo nel diciottesimo secolo, in nome della «colonizzazione» del nuovo continente, nel quale i pionieri portavano con sé un bagaglio culturale per molti aspetti ancora medioevale.
Questa lotta è proseguita fino al nostro secolo e bisogna aspettare gli ultimi 20 anni per accorgersi che qualche cosa è cambiato nell’atteggiamento dell’uomo verso questo predatore; ed il lupo ha subito approfittato della situazione. La sua capacità di adattarsi ecologicamente ed etologicamente alle diverse situazioni locali gli ha permesso di sopravvivere negli anni più duri riconquistando, appena possibile, territori nei quali era ormai scomparso da tempo. Seguendo la catena delle Montagne rocciose è ritornato nel Montana, nel Washington e nell’Idaho, dal Minnesota si è spostato verso il Michigan e il Wisconsin. In Europa è ritornato in Francia nel Parco del Mercantour, in Germania nel Brandemburgo e dalla slovacchia nella repubblica Ceca, in Finlandia dall’ex Unione Sovietica e in Slovenia dalla Croazia. Un ritorno naturale, un espansione che forse un giorno potrà vedere nuovamente in contatto popolazioni isolate geograficamente e geneticamente, come potrebbe accadere, tra non molto, sull’arco alpino tra la popolazione italiana, già affacciatasi nella vicina Svizzera, e quella dell’ex-Jugoslavia, per arrivare a supporre una futura continuità tra le popolazioni di lupo europeo da occidente ad oriente.
Dall’altra parte del mondo i sogni si fanno realtà. L’uomo interviene nella gestione di questa specie con ambiziosi progetti di reintroduzione in fase di realizzazione nel Parco di Yellowstone; infatti in quest’area sono ormai presenti circa quaranta lupi liberati in due fasi successive nel ’95 e nel ’96, primo tassello di un progetto ancora più ampio che si prefigge di ricostituire il grande ecosistema di Yellowstone. Nove milioni di ettari costituiti dai Parchi Nazionali di Yellowstone e del Gran Teton, intorno ai quali ci sono sette «Foreste Nazionali», tre «Rifugi della vita selvaggia» e terreni privati in Montana, Wyoming e Idaho.
Ancor prima di questo progetto nel nord-Carolina sono stati reintrodotti 57 lupi appartenenti ad un’altra specie Canis rufus o lupo rosso con esiti positivi (39 sopravvissuti).
Successivamente sono state rilasciate altre due intere famiglie ed oggi il lupo rosso dato come estinto negli anni ’80, può contare quasi un centinaio di individui nella sua popolazione.
Canis lupus, mentre l’uomo distrugge e ricostruisce, vive negli spazi ristretti della nostra penisola nutrendosi di animali selvatici e domestici, adattandosi, se necessario, a frugare in cerca di qualche cosa di commestibile nelle discariche, e nello stesso tempo vive nelle zone desertiche dell’Arabia oppure nelle sterminate distese della tundra siberiana dove segue le sue prede trasformando il suo istinto territoriale in territorialismo mobile.

Lupo sulla neve


Si nutre di topi, insetti o addirittura frutta e bacche, ma è in grado di cacciare, unendosi in branco, un alce americano o un bue muschiato.
Lo stesso animale cambia ambiente, dieta e latitudine rientrando sempre nei parametri di un’unica specie. Ed adatta anche il suo aspetto ai luoghi in cui vive: diventando più minuto e con orecchie più ampie nei luoghi caldi o più pesante ed arrotondato con orecchie piccole nei luoghi freddi per non disperdere i calore corporeo; cambiando i colore della pelliccia dal bianco al nero, le abitudini di caccia, la strategia riproduttiva, fino ad arrivare a piccole differenze morfologiche che portano gli studiosi a suddividere la specie in sottospecie - 38, 24 o 5, 6 a seconda degli autori.
L’uomo con il suo breve ma pesante intervento, sebbene ininfluente dal punto di vista evolutivo, ha dato un potenziale incentivo in più alla specie lupo per suddividersi in sottospecie, creando delle spaccature nella distribuzione di questo animale sul territorio, isolando delle popolazioni. Nessuno pensa a colmare queste spaccature intervenendo con delle reintroduzioni come stanno facendo in America, però è sicuramente necessario ingaggiare una lotta basata sul coinvolgimento e la sensibilizzazione delle persone per permettere a questo animale di riconquistarsi gli spazi perduti con le proprie forze, e per il lupo è sicuramente un processo faticoso.
Insieme ai mille pericoli, soprattutto di origine umana, che li circondano, i lupi a differenza dei cani domestici si possono riprodurre una sola volta all’anno e nel caso vivano in branco solo la femmina dominante gode di questo diritto.
I giovani o restano nel branco senza riprodursi oppure vanno in cerca di un nuovo territorio nel quale divenire a loro volta coppia e poi branco. Nelle aree dove i nuclei di lupo, sono presenti in modo uniforme, c’è disponibilità di grosse prede e il disturbo dell’uomo non è pressante, il processo di distacco dei giovani dal nucleo famigliare è meno frequente e i branchi sono necessariamente composti da più individui - fino a trenta in Alaska. Se invece l’uomo sconvolge l’ordine sociale all’interno del branco, uccidendo ad esempio uno dei lupi dominanti può accadere che una percentuale elevata di femmine possa figliare; quindi il lupo lasciato in pace si autoregola e essendo distribuito in modo uniforme sul territorio vive in equilibrio con le risorse che ha a disposizione. La femmina dominante alleva i suoi piccoli aiutata da «collaboratori» che, essendo loro fratelli, hanno uno stretto legame di parentela con i nuovi nati. In questo modo i «collaboratori» garantiscono ugualmente la sopravvivenza dei loro geni visto che condividono con i fratelli il 50% del loro patrimonio genetico, esattamente quando sarebbero in grado di dare ai loro figli.
Dove sono ancora in pochi e la distribuzione sul territorio non è uniforme, la formazione di nuovi nuclei è accellerata e i giovani avendo spazio da conquistare si allontanano in cerca di nuovi territori. In questa fase di dispersione probabilmente coprono lunghe distanze esponendosi a pericoli di ogni genere. Molti muoiono e pochi riescono a riprodursi con successo in tempi brevi.
All’interno del branco esiste poi una ulteriore regolazione che lega il numero di nati alle disponibilità alimentari oltreché all’esperienza della madre nell’allevamento.
Insomma vita dura per i lupi che però un passo dopo l’altro si stanno riprendendo. I problemi da affrontare saranno ancora molti, ma nel giro di un paio di generazioni forse tutti gli uomini avranno acquisito una mentalità più rispettosa della natura ed aggirarsi per i boschi animati dalla speranza di incontrare questo predatore sarà un piacere condiviso da molti e non da pochi come accade oggi.
Incontrare un lupo in una foresta, anche per chi si occupa di questo animale, è comunque un evento molto raro, e fino ad oggi gli occasionali incontri si sono risolti con un inseguimento...
Il lupo davanti e noi dietro seminati in pochi istanti.
 
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