Un canide.
Una struttura generale del corpo snella ma potente. Arti allungati
che poggiano sul terreno solo con le dita, una muscolatura scattante
e al tempo stesso resistente nello sforzo prolungato; un trottatore
infaticabile. Quarantadue denti saldamente articolati su ossa
mascellari che si sono allungate in un muso pronunciato, necessario
per contenerli tutti. Occhi frontali. Orecchie erette. Ottimo
udito. Olfatto eccellente.
Queste sono alcune delle caratteristiche, che nei loro limiti
descrittivi, disegnano limmagine di un animale attento,
dinamico, cacciatore. Il lupo è tutto ciò e molto
di più.
Molto di più perché a differenza di altri animali,
ha sempre esercitato un fascino particolare sulluomo creando
un rapporto di amore-odio che nella storia è passato dal
rispetto alla domesticazione, della paura allo sterminio pianificato.
Il lupo che pensiamo di conoscere non vive libero nei più
disparati ambienti di tutto il mondo, ma vive ed è vissuto
per centinaia di anni nei meandri oscuri della nostra mente.
Il lupo cattivo non era il lupo reale, quello in carne ed ossa,
ma limmagine che collettivamente, per sentito dire, si
era creata intorno a questo animale.
Il risultato, tuttaltro che immaginario è stato
una drastica diminuzione della specie prima presente in tutto
l'emisfero boreale - un tempo era il mammifero terrestre più
ampiamente distribuito nel mondo, dove cera cibo cera
il lupo.
Affermare che questo animale era, dopo luomo, il mammifero
terrestre più ampiamente distribuito nel mondo: il più
flessibile ed adattabile a climi e situazioni ambientali diverse,
fa capire molte cose. Ed è proprio nelle sue doti di opportunista
che si cela il segreto del suo successo e la causa del suo sterminio.
Luomo sfidato sul territorio ha reagito con violenza,demonizzando
questo animale nel medioevo; sterminandolo nel diciottesimo secolo,
in nome della «colonizzazione» del nuovo continente,
nel quale i pionieri portavano con sé un bagaglio culturale
per molti aspetti ancora medioevale.
Questa lotta è proseguita fino al nostro secolo e bisogna
aspettare gli ultimi 20 anni per accorgersi che qualche cosa
è cambiato nellatteggiamento delluomo verso
questo predatore; ed il lupo ha subito approfittato della situazione.
La sua capacità di adattarsi ecologicamente ed etologicamente
alle diverse situazioni locali gli ha permesso di sopravvivere
negli anni più duri riconquistando, appena possibile,
territori nei quali era ormai scomparso da tempo. Seguendo la
catena delle Montagne rocciose è ritornato nel Montana,
nel Washington e nellIdaho, dal Minnesota si è spostato
verso il Michigan e il Wisconsin. In Europa è ritornato
in Francia nel Parco del Mercantour, in Germania nel Brandemburgo
e dalla slovacchia nella repubblica Ceca, in Finlandia dallex
Unione Sovietica e in Slovenia dalla Croazia. Un ritorno naturale,
un espansione che forse un giorno potrà vedere nuovamente
in contatto popolazioni isolate geograficamente e geneticamente,
come potrebbe accadere, tra non molto, sullarco alpino
tra la popolazione italiana, già affacciatasi nella vicina
Svizzera, e quella dellex-Jugoslavia, per arrivare a supporre
una futura continuità tra le popolazioni di lupo europeo
da occidente ad oriente.
Dallaltra parte del mondo i sogni si fanno realtà.
Luomo interviene nella gestione di questa specie con ambiziosi
progetti di reintroduzione in fase di realizzazione nel Parco
di Yellowstone; infatti in questarea sono ormai presenti
circa quaranta lupi liberati in due fasi successive nel 95
e nel 96, primo tassello di un progetto ancora più
ampio che si prefigge di ricostituire il grande ecosistema di
Yellowstone. Nove milioni di ettari costituiti dai Parchi Nazionali
di Yellowstone e del Gran Teton, intorno ai quali ci sono sette
«Foreste Nazionali», tre «Rifugi della vita
selvaggia» e terreni privati in Montana, Wyoming e Idaho.
Ancor prima di questo progetto nel nord-Carolina sono stati reintrodotti
57 lupi appartenenti ad unaltra specie Canis rufus o lupo
rosso con esiti positivi (39 sopravvissuti).
Successivamente sono state rilasciate altre due intere famiglie
ed oggi il lupo rosso dato come estinto negli anni 80,
può contare quasi un centinaio di individui nella sua
popolazione.
Canis lupus, mentre luomo distrugge e ricostruisce, vive
negli spazi ristretti della nostra penisola nutrendosi di animali
selvatici e domestici, adattandosi, se necessario, a frugare
in cerca di qualche cosa di commestibile nelle discariche, e
nello stesso tempo vive nelle zone desertiche dellArabia
oppure nelle sterminate distese della tundra siberiana dove segue
le sue prede trasformando il suo istinto territoriale in territorialismo
mobile. |
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Si nutre di topi, insetti o addirittura frutta e bacche, ma è
in grado di cacciare, unendosi in branco, un alce americano o
un bue muschiato.
Lo stesso animale cambia ambiente, dieta e latitudine rientrando
sempre nei parametri di ununica specie. Ed adatta anche
il suo aspetto ai luoghi in cui vive: diventando più minuto
e con orecchie più ampie nei luoghi caldi o più
pesante ed arrotondato con orecchie piccole nei luoghi freddi
per non disperdere i calore corporeo; cambiando i colore della
pelliccia dal bianco al nero, le abitudini di caccia, la strategia
riproduttiva, fino ad arrivare a piccole differenze morfologiche
che portano gli studiosi a suddividere la specie in sottospecie
- 38, 24 o 5, 6 a seconda degli autori.
Luomo con il suo breve ma pesante intervento, sebbene ininfluente
dal punto di vista evolutivo, ha dato un potenziale incentivo
in più alla specie lupo per suddividersi in sottospecie,
creando delle spaccature nella distribuzione di questo animale
sul territorio, isolando delle popolazioni. Nessuno pensa a colmare
queste spaccature intervenendo con delle reintroduzioni come
stanno facendo in America, però è sicuramente necessario
ingaggiare una lotta basata sul coinvolgimento e la sensibilizzazione
delle persone per permettere a questo animale di riconquistarsi
gli spazi perduti con le proprie forze, e per il lupo è
sicuramente un processo faticoso.
Insieme ai mille pericoli, soprattutto di origine umana, che
li circondano, i lupi a differenza dei cani domestici si possono
riprodurre una sola volta allanno e nel caso vivano in
branco solo la femmina dominante gode di questo diritto.
I giovani o restano nel branco senza riprodursi oppure vanno
in cerca di un nuovo territorio nel quale divenire a loro volta
coppia e poi branco. Nelle aree dove i nuclei di lupo, sono presenti
in modo uniforme, cè disponibilità di grosse
prede e il disturbo delluomo non è pressante, il
processo di distacco dei giovani dal nucleo famigliare è
meno frequente e i branchi sono necessariamente composti da più
individui - fino a trenta in Alaska. Se invece luomo sconvolge
lordine sociale allinterno del branco, uccidendo
ad esempio uno dei lupi dominanti può accadere che una
percentuale elevata di femmine possa figliare; quindi il lupo
lasciato in pace si autoregola e essendo distribuito in modo
uniforme sul territorio vive in equilibrio con le risorse che
ha a disposizione. La femmina dominante alleva i suoi piccoli
aiutata da «collaboratori» che, essendo loro fratelli,
hanno uno stretto legame di parentela con i nuovi nati. In questo
modo i «collaboratori» garantiscono ugualmente la
sopravvivenza dei loro geni visto che condividono con i fratelli
il 50% del loro patrimonio genetico, esattamente quando sarebbero
in grado di dare ai loro figli.
Dove sono ancora in pochi e la distribuzione sul territorio non
è uniforme, la formazione di nuovi nuclei è accellerata
e i giovani avendo spazio da conquistare si allontanano in cerca
di nuovi territori. In questa fase di dispersione probabilmente
coprono lunghe distanze esponendosi a pericoli di ogni genere.
Molti muoiono e pochi riescono a riprodursi con successo in tempi
brevi.
Allinterno del branco esiste poi una ulteriore regolazione
che lega il numero di nati alle disponibilità alimentari
oltreché allesperienza della madre nellallevamento.
Insomma vita dura per i lupi che però un passo dopo laltro
si stanno riprendendo. I problemi da affrontare saranno ancora
molti, ma nel giro di un paio di generazioni forse tutti gli
uomini avranno acquisito una mentalità più rispettosa
della natura ed aggirarsi per i boschi animati dalla speranza
di incontrare questo predatore sarà un piacere condiviso
da molti e non da pochi come accade oggi.
Incontrare un lupo in una foresta, anche per chi si occupa di
questo animale, è comunque un evento molto raro, e fino
ad oggi gli occasionali incontri si sono risolti con un inseguimento...
Il lupo davanti e noi dietro seminati in pochi istanti. |