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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento n°1 al
n° 111

Anno XVI. N. 9 Novembre 2001
Copertina Rivista

SOMMARIO

La speleologia in Piemonte

Il carsismo piemontese

La storia delle esplorazioni in Piemonte

Suggerimenti speleo-escursionistici in Piemonte

Piemonte settentrionale

Torinese ed Alessandrino

Piemonte meridionale

Cavità artificiali

I fiumi sotterranei

Le grotte e le tracce del passato

Biospeleologia

La speleologia e le aree protette del Piemonte

L'organizzazione speleologica del Piemonte

Speleo-a-Scuola

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale Speleologia
SPELEOLOGIA di Enrico Lana e Tiziano Pascutto

Biospeleologia

In tempi preistorici l'uomo trovò rifugio nelle grotte per sfuggire alle avversità del mondo esterno; ci sono giunte testimonianze di questo periodo sotto forma di dipinti ed incisioni, con sagome di animali che erano oggetto di caccia, che ornano le pareti di alcune caverne.
In particolare, ci è giunta una incisione su osso di bisonte, databile a ca. 30000 anni fa, e ritrovata nei Pirenei in Francia, nella "Grotte des Trois Frères", che rappresenta una cavalletta di grotta, molto simile alle Dolichopoda che popolano le grotte di gran parte dell'arco alpino occidentale del Piemonte.
Possiamo considerare questo antico artista come il primo biospeleologo della storia, anche se, probabilmente, come anche i bisonti rappresentati in altre pitture, la cavalletta troglofila faceva semplicemente parte della sua dieta.
La nascita ufficiale della biospeleologia moderna coincide convenzionalmente con la scoperta del primo insetto specializzato, il Leptodirus hohenwarti, nel 1831, da parte del naturalista austriaco Franz von Hohenwart. Ma il termine "Biospeleologia" o "Biospeologia" è stato coniato solo all'inizio del '900 e poi ridefinito da molti studiosi durante tutto il secolo.
Una definizione attuale di Biospeleologia potrebbe essere la seguente: "insieme di studi riguardanti gli organismi viventi negli ambienti sotterranei, sia nelle grotte che nelle intercapedini delle rocce, con definizione della loro ecologia, biologia ed identificazione sistematica.".
Gli organismi che vivono in grotta sono generalmente Insetti ed altri Artropodi, come i Diplopodi, (comunemente conosciuti come "centopiedi", i Chilopodi, chiamati "millepiedi" e gli Aracnidi (scorpioni, pseudoscorpioni, opilioni, ragni, acari); non dobbiamo poi dimenticare i pipistrelli che hanno un ruolo importante nel portare sostanze organiche dall'esterno che vengono poi usate dai veri abitatori dell'ambiente cavernicolo (organismi troglobi).
L'ambiente sotterraneo è molto "estremo" ed i suoi fattori ambientali si possono riassumere con l'assenza di luce, la temperatura costante durante tutto l'anno, l'umidità molto elevata.
Questo, insieme alla scarsità di cibo, ha portato alla specializzazione degli organismi che vi vivono con perdita degli occhi (che non servono al buio, anoftalmia), depigmentazione (molti artropodi cavernicoli sono bianchi o comunque di colori chiari), allungamento delle appendici (le zampe e le antenne lunghe ed assottigliate servono per sondare l'ambiente, così come anche le setole sensoriali molto sviluppate) e particolari adattamenti fisiologici e del ciclo biologico (alcuni organismi specializzati muoiono alla luce o per piccole variazioni di umidità e depongono uova molto grosse da cui nascono larve a sviluppo rapido, mentre gli adulti vivono molto più a lungo di altri animali simili viventi all'esterno).
Nella regione piemontese, grazie alle ampie zone montagnose ed agli accumuli di rocce calcaree, le numerose cavità presenti sul territorio albergano molte specie adattate alla vita sotterranea fra cui citeremo solo alcune entità, avvalendoci delle fotografie di queste pagine.
Fra i vermi piatti possiamo citare le Atrioplanaria, fra i Crostacei i Niphargus e i Proasellus, gamberetti acquatici e i Trichoniscus, Isopodi terrestri; fra i Diplopodi Crossosoma e Polydesmus; fra gli Aracnidi citeremo gli pseudoscorpioni Pseudoblothrus, gli Opilioni Ischyropsalis, i ragni Troglohyphantes e Pimoa e gli acari Rhagidia; fra gli Insetti i Trechini ed i Leptodirini; fra i molluschi Gasteropodi gli Oxychilus, e fra gli anfibi gli Speleomantes.

La biospeleologia costituisce un campo molto ampio di ricerca: offre possibilità di esplorazione e di studio di organismi particolari che mostrano con le loro forme e i loro adattamenti i meccanismi base della vita.
Il biospeleologo è quindi un ricercatore che svolge indagini nell'ambiente ipogeo, raccogliendo numerosi dati relativi all'ecosistema cavernicolo e, in numerose circostanze, anche alcuni campioni di fauna. Si avvale successivamente del contributo scientifico di esperti operanti nei vari settori della biologia, della sistematica, della zoologia, della fisiologia e della genetica.
L'incontro in grotta con un vero "cavernicolo", quello che noi definiamo tecnicamente "troglobio", anche se si presenta minuto e con colori poco appariscenti, è sempre un momento magico, poiché in quei pochi millimetri di vita si racchiude una storia che ci riporta indietro nel tempo di alcuni milioni di anni. Infatti, molte di queste specie provengono dall'era terziaria; sono esseri che conobbero in passato un'ampia distribuzione resa discontinua successivamente da numerosi eventi climatici. La scomparsa di molte specie avvenne con l'arrivo delle masse glaciali del Quaternario e le grotte di origine carsica concessero a pochi "eletti" un prezioso rifugio. Sulla base di studi effettuati da molti ricercatori, si ritiene infatti che l'ambiente cavernicolo, particolarmente severo, abbia favorito selettivamente quegli animali che presentavano già in superficie adattamenti morfologici ed ecologici idonei (es. in relazione alla vita sotto l'humus, i massi interrati, presso i ghiacciai, ecc.,).
È una lunga storia di fossili viventi in cui l'ambiente sotterraneo, "conservatore" per eccellenza, ha permesso la sopravvivenza di organismi relitti, rappresentanti di gruppi animali più diffusi nel passato e attualmente con distribuzione geografica limitata o fortemente disgiunta. Il proteo, unico anfibio cavernicolo europeo che vive esclusivamente nella regione dinarica, nell'Istria e parte della Venezia Giulia, è un esempio in tal senso, e così pure i meno specializzati geotritoni (Speleomantes) della Sardegna, delle Alpi Marittime e dell'Appennino settentrionale, affini a generi nord-americani.

Frequentando le caverne si imparano cose importanti: che la vita è un miracolo di perfezione a tutti i livelli e che noi siamo ospiti su questa Terra che a volte dischiude le sue viscere per mostrarci le sue meraviglie nascoste e, come tali, dovremmo essere il più discreti possibile cercando di lasciarci dietro solo le nostre impronte e di portare con noi solo la conoscenza e le immagini suggestive di questi luoghi che hanno apprezzato il silenzio durante migliaia di millenni di storia geologica e biologica quando l'uomo, come specie, era ancora molto lontano, nel tempo e nello spazio.


Bibliografia:

LANA E., 2001c - Biospeleologia del Piemonte. Atlante fotografico sistematico. - Reg. Piemonte, A.G.S.P., ed. "La Grafica Nuova", Torino, pp. V + 1-260.
LANA E., PASCUTTO T., 2000 - Biospeleologia. La vita nelle viscere del Piemonte - Piemonte Parchi 93:20-24.
PASCUTTO T., 1998 - Indagini biospeleologiche in cavità del Piemonte settentrionale. Provincie di Biella, Vercelli, Novara e Torino (dal 1992 al 1997). C.A.I., Sezione di Biella, Tipolitografia di Borgosesia, 83 pp.

Sito web: "Biospeleologia del Piemonte": http://digilander.iol.it/enrlana

 


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