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Biospeleologia
In tempi preistorici l'uomo trovò rifugio
nelle grotte per sfuggire alle avversità
del mondo esterno; ci sono giunte testimonianze
di questo periodo sotto forma di dipinti ed incisioni,
con sagome di animali che erano oggetto di caccia,
che ornano le pareti di alcune caverne.
In particolare, ci è giunta una incisione
su osso di bisonte, databile a ca. 30000 anni
fa, e ritrovata nei Pirenei in Francia, nella
"Grotte des Trois Frères", che
rappresenta una cavalletta di grotta, molto simile
alle Dolichopoda che popolano le grotte di gran
parte dell'arco alpino occidentale del Piemonte.
Possiamo considerare questo antico artista come
il primo biospeleologo della storia, anche se,
probabilmente, come anche i bisonti rappresentati
in altre pitture, la cavalletta troglofila faceva
semplicemente parte della sua dieta.
La nascita ufficiale della biospeleologia moderna
coincide convenzionalmente con la scoperta del
primo insetto specializzato, il Leptodirus hohenwarti,
nel 1831, da parte del naturalista austriaco Franz
von Hohenwart. Ma il termine "Biospeleologia"
o "Biospeologia" è stato coniato
solo all'inizio del '900 e poi ridefinito da molti
studiosi durante tutto il secolo.
Una definizione attuale di Biospeleologia potrebbe
essere la seguente: "insieme di studi riguardanti
gli organismi viventi negli ambienti sotterranei,
sia nelle grotte che nelle intercapedini delle
rocce, con definizione della loro ecologia, biologia
ed identificazione sistematica.".
Gli organismi che vivono in grotta sono generalmente
Insetti ed altri Artropodi, come i Diplopodi,
(comunemente conosciuti come "centopiedi",
i Chilopodi, chiamati "millepiedi" e
gli Aracnidi (scorpioni, pseudoscorpioni, opilioni,
ragni, acari); non dobbiamo poi dimenticare i
pipistrelli che hanno un ruolo importante nel
portare sostanze organiche dall'esterno che vengono
poi usate dai veri abitatori dell'ambiente cavernicolo
(organismi troglobi).
L'ambiente sotterraneo è molto "estremo"
ed i suoi fattori ambientali si possono riassumere
con l'assenza di luce, la temperatura costante
durante tutto l'anno, l'umidità molto elevata.
Questo, insieme alla scarsità di cibo,
ha portato alla specializzazione degli organismi
che vi vivono con perdita degli occhi (che non
servono al buio, anoftalmia), depigmentazione
(molti artropodi cavernicoli sono bianchi o comunque
di colori chiari), allungamento delle appendici
(le zampe e le antenne lunghe ed assottigliate
servono per sondare l'ambiente, così come
anche le setole sensoriali molto sviluppate) e
particolari adattamenti fisiologici e del ciclo
biologico (alcuni organismi specializzati muoiono
alla luce o per piccole variazioni di umidità
e depongono uova molto grosse da cui nascono larve
a sviluppo rapido, mentre gli adulti vivono molto
più a lungo di altri animali simili viventi
all'esterno).
Nella regione piemontese, grazie alle ampie zone
montagnose ed agli accumuli di rocce calcaree,
le numerose cavità presenti sul territorio
albergano molte specie adattate alla vita sotterranea
fra cui citeremo solo alcune entità, avvalendoci
delle fotografie di queste pagine.
Fra i vermi piatti possiamo citare le Atrioplanaria,
fra i Crostacei i Niphargus e i Proasellus, gamberetti
acquatici e i Trichoniscus, Isopodi terrestri;
fra i Diplopodi Crossosoma e Polydesmus; fra gli
Aracnidi citeremo gli pseudoscorpioni Pseudoblothrus,
gli Opilioni Ischyropsalis, i ragni Troglohyphantes
e Pimoa e gli acari Rhagidia; fra gli Insetti
i Trechini ed i Leptodirini; fra i molluschi Gasteropodi
gli Oxychilus, e fra gli anfibi gli Speleomantes.
La biospeleologia costituisce un campo molto
ampio di ricerca: offre possibilità di
esplorazione e di studio di organismi particolari
che mostrano con le loro forme e i loro adattamenti
i meccanismi base della vita.
Il biospeleologo è quindi un ricercatore
che svolge indagini nell'ambiente ipogeo, raccogliendo
numerosi dati relativi all'ecosistema cavernicolo
e, in numerose circostanze, anche alcuni campioni
di fauna. Si avvale successivamente del contributo
scientifico di esperti operanti nei vari settori
della biologia, della sistematica, della zoologia,
della fisiologia e della genetica.
L'incontro in grotta con un vero "cavernicolo",
quello che noi definiamo tecnicamente "troglobio",
anche se si presenta minuto e con colori poco
appariscenti, è sempre un momento magico,
poiché in quei pochi millimetri di vita
si racchiude una storia che ci riporta indietro
nel tempo di alcuni milioni di anni. Infatti,
molte di queste specie provengono dall'era terziaria;
sono esseri che conobbero in passato un'ampia
distribuzione resa discontinua successivamente
da numerosi eventi climatici. La scomparsa di
molte specie avvenne con l'arrivo delle masse
glaciali del Quaternario e le grotte di origine
carsica concessero a pochi "eletti"
un prezioso rifugio. Sulla base di studi effettuati
da molti ricercatori, si ritiene infatti che l'ambiente
cavernicolo, particolarmente severo, abbia favorito
selettivamente quegli animali che presentavano
già in superficie adattamenti morfologici
ed ecologici idonei (es. in relazione alla vita
sotto l'humus, i massi interrati, presso i ghiacciai,
ecc.,).
È una lunga storia di fossili viventi in
cui l'ambiente sotterraneo, "conservatore"
per eccellenza, ha permesso la sopravvivenza di
organismi relitti, rappresentanti di gruppi animali
più diffusi nel passato e attualmente con
distribuzione geografica limitata o fortemente
disgiunta. Il proteo, unico anfibio cavernicolo
europeo che vive esclusivamente nella regione
dinarica, nell'Istria e parte della Venezia Giulia,
è un esempio in tal senso, e così
pure i meno specializzati geotritoni (Speleomantes)
della Sardegna, delle Alpi Marittime e dell'Appennino
settentrionale, affini a generi nord-americani.
Frequentando le caverne si imparano cose importanti:
che la vita è un miracolo di perfezione
a tutti i livelli e che noi siamo ospiti su questa
Terra che a volte dischiude le sue viscere per
mostrarci le sue meraviglie nascoste e, come tali,
dovremmo essere il più discreti possibile
cercando di lasciarci dietro solo le nostre impronte
e di portare con noi solo la conoscenza e le immagini
suggestive di questi luoghi che hanno apprezzato
il silenzio durante migliaia di millenni di storia
geologica e biologica quando l'uomo, come specie,
era ancora molto lontano, nel tempo e nello spazio.
Bibliografia:
LANA E., 2001c - Biospeleologia del Piemonte.
Atlante fotografico sistematico. - Reg. Piemonte,
A.G.S.P., ed. "La Grafica Nuova", Torino,
pp. V + 1-260.
LANA E., PASCUTTO T., 2000 - Biospeleologia. La
vita nelle viscere del Piemonte - Piemonte Parchi
93:20-24.
PASCUTTO T., 1998 - Indagini biospeleologiche
in cavità del Piemonte settentrionale.
Provincie di Biella, Vercelli, Novara e Torino
(dal 1992 al 1997). C.A.I., Sezione di Biella,
Tipolitografia di Borgosesia, 83 pp.
Sito web: "Biospeleologia del Piemonte":
http://digilander.iol.it/enrlana
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