PIEMONTE PARCHI - Speciali
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Itinerario Tortona-Acqui Terme- Pellegrinando verso Roma
Il percorso si snoda sul tracciato della via Aemilia Scaurii, l'antico percorso che già nel sec. II a. C., congiungeva i centri di Derthona (Tortona) e di Aquae Statiellae (Acqui Terme) ed offre la possibilità non solo di cogliere il fascino delle bellezze ambientali e artistiche, ma anche di assaporare singolari emozioni, atmosfere, colori e silenzi. La chiesa di S. Maria dei Canali sorge proprio nel cuore di Tortona, antichissimo centro d'incontro e di comunicazione fra mar Ligure e Pianura Padana. Secondo la tradizione fu eretta nel sec. IX, poi profondamente modificata agli albori del rinascimento e più volte restaurata nei secoli successivi. L'interno conserva la struttura originale a tre navate e gli affreschi quattrocenteschi. Usciamo dalla città, seguendo le indicazioni per Novi Ligure e dopo pochi chilometri, sulla sinistra imbocchiamo il viale di platani che conduce all'abbazia di S. Maria di Rivalta Scrivia. L'ampio territorio pianeggiante, compreso tra i torrenti Scrivia ed Orba, nel medioevo era impraticabile, selvatico e paludoso: perciò sul finire del sec. XII, i monaci seguaci di San Bernardo, provenienti dall'abbazia di Lucedio, s'insediarono nella zona, edificarono il grande complesso cistercense e bonificarono il terreno in funzione della produzione agricola. Dopo aver attraversato lo scalo ferroviario, imbocchiamo la seconda strada a sinistra (sterrata), chiamata via Levata. Il lungo rettifilo ricalca l'impianto originale della via Emilia che "localmente ha perso il nome storico che la qualificava per prendere quello di Levata, che tuttora conserva, datole dagli ignari contadini perchè di molto si alzava sul livello delle campagne che attraversa". Lungo l'asse viario si osservano le semplici abitazioni rurali costruite con la terra battuta chiamate 'trounere della Frascheta'. La terra dei campi, ricca di alluminio, veniva prelevata e impastata con l'acqua, quindi versata in casseforme poggianti su un basamento di mattoni crudi, detti 'trouni'. Si è rilevato che i cortili delle abitazioni sono posti sugli allineamenti della centuriazione romana e le misure del recinto corrispondono a jugeri, sottomultipli della centiara L'uso della terra per la costruzione di edifici non è prerogativa esclusiva di questa zona: esempi simili si trovano in Provenza, nella penisola Iberica e nell'Africa mediterranea: forse proprio quest'ultima coincidenza, ha avvalorato l'ipotesi del prolungato soggiorno dei 'mori' in quest'area del Piemonte. Proseguiamo fino all'incrocio con la S.S. 35 Bis, quindi svoltiamo a destra in direzione di Bosco Marengo. Ai margini di un antico collegamento tra Alessandria e Genova, sorge il grandioso complesso religioso di S. Croce, realizzato per volontà di Papa San Pio V, ex frate domenicano nativo del luogo, vissuto nel sec. XVI. La 'romanità' che fa da filo conduttore al nostro itinerario, qui assume una nuova accezione e si riferisce non già ai fasti romani del periodo imperiale, ma al rinnovato impegno della Chiesa dopo il Concilio di Trento. S. Croce fu concepito come un centro di irradiamento della nuova dottrina cattolica: dotato di terreni e cascine che ne assicuravano l'autosufficienza, venne costruito in aperta campagna, ma oggi è collegato al centro del paese da un bel viale di platani. Nel convento si trovano due chiostri: quello più ampio 'della cisterna' è stato appositamente progettato con l'intento di comunicare simbolicamente un messaggio religioso. Sul massiccio basamento di pilastri in mattone che rappresentano la solidità della Chiesa sulla terra, si innalza al piano superiore un'elegante balaustra con esili colonne abbinate che quasi sfiorano il cielo e invitano al colloquio mistico.

Abbazia di S. Giustina: affresco all'interno della chiesa
Abbazia di S.Giustina: affresco all'interno della chiesa

L'armonia delle linee architettoniche e la ricchezza di opere d'arte, fanno della chiesa un vero capolavoro: i dipinti del Vasari e del Morazzone, incastonati in fulgide cornici barocche, si alternano a sculture, arazzi, intagli lignei e intarsi marmorei.
Continuiamo in direzione di Casalcermelli e in prossimità del ponte sul torrente, notiamo il massiccio edificio della Torre d'Orba, già insediamento dei Cavalieri dell'Ordine di Malta, poi dei monaci di S. Fruttuoso di Capodimonte, con funzione di hospitale per i pellegrini diretti in Terra Santa. Oggi la struttura è utilizzata in funzione dell'attività agricola e non è possibile visitarne l'interno. Proseguendo verso Predosa, si può sostare a Retorto, un borgo agricolo ben conservato dove, fino ad una trentina di anni fa si poteva incontrare il navarrò che svolgeva servizio di traghetto tra le due sponde dell'Orba, proprio dove la strada Levata s'interrompeva sul corso d'acqua. Nelle adiacenze si trova la Riserva naturale del Torrente Orba, ultimo lembo della medievale Selva d'Orba, un'ampia distesa boscata un tempo estesa fin sull'Appennino. Le porzioni di bosco sopravvissute all'avanzare delle coltivazioni agricole costituiscono ora una provvidenziale oasi per l'avifauna stanziale e migratoria. Le aree di sosta e di ripopolamento degli uccelli nella Pianura Padana, rivestono un importante ruolo strategico che supera l'ambito piemontese. La tutela delle zone umide assume un'importanza ancora maggiore, se pensiamo alla particolare collocazione geografica della macroregione: la fitta rete di corsi d'acqua che costituiscono il bacino idrografico del fiume Po (posto fra il mare Mediterraneo e la catena delle Alpi), ospita circa il 40% del patrimonio avifaunistico censito in Europa. Seguendo le indicazioni per Sezzadio giungiamo all'abbazia di S. Giustina. Fondata su una precedente chiesa longobarda intorno al 722, fu poi trasformata e ampliata agli inizi dell'anno mille da Ottoberto. La struttura, dominata da una poderosa torre centrale, è ora ambientata in un suggestivo spazio verde. Nell'interno maestoso e solenne, si ammirano affreschi del sec. XIII; la cripta a tre navate conserva il pavimento originale a mosaico. Raggiungiamo quindi Cassine, dove sulla cima di uno spiazzo irregolare lastricato, si staglia l'austera chiesa di S. Francesco, in stile lombardo-gotico. L'impressione è forte perché l'attenzione viene subito catturata dall'aspetto severo dei contrafforti che reggono la facciata e dalla presenza di due campanili, mentre il filare di gaggie che chiude il lato destro dello spalto ci ricorda la vicinanza dell'ambiente rustico e un po'aspro delle Langhe. Arriviamo infine ad Acqui Terme, dove si trova la basilica di S. Pietro. L'antica abbazia benedettina ha origini paleocristiane ed è dominata dall'austera verticalità delle linee della facciata che insieme all'abside e a tutta la parte esterna, conserva indelebile i connotati dell'architettura romanica. Quasi attiguo è il duomo col suo bellissimo portale marmoreo, consacrato nel 1067 e più volte rimaneggiato. L'importanza della città come luogo termale risale all'epoca imperiale, come testimoniano i resti ancora ben visibili dell'acquedotto romano, costruito per miscelare le acque calde del sottosuolo con quelle a temperatura normale prelevate dal torrente Erro. Attualmente Acqui è un rinomato centro turistico ed idroterapico, fra i più conosciuti d'Italia: al centro della città sorge La Bollente, un'edicola marmorea dalla quale sgorga acqua bromo-solfo-iodica sulfurea alla temperatura di 70-75 °C, con una portata di 10 litri al secondo.



Enrico Massone
Alla scoperta dei sapori autentici e genuini
RABATON RIPIENI, ANNAFFIATI DAI VINI DEL MONFERRATO
Ricco di tracce del passato e di tradizioni che resistono al passare dei secoli, come ogni angolo del Piemonte anche il territorio alessandrino e dell'Ovadese riserva piacevoli sorprese enogastronomiche. La cucina locale si rivela un intreccio di tradizioni piemontesi e rivierasche: ci sono agnolotti ripieni di carne e verdura, certo, ma anche ottima farinata di ceci... Un saporito piatto tipico è la cosiddetta ajà, vale a dire le tagliatelle del tortonese, condite con una specie di pesto d'aglio, noci, burro e mollica di pane. Altrettanto tipici sono i rabatòn: si tratta di una sorta di polpette approntate con verdure tritate impastate con ricotta, uova e parmigiano, poi fatte bollire e passate in forno ricoperte di burro e formaggio (in pratica, degli agnolotti più poveri e senza camicia…). RUn'altra saporita ricetta? E' quella del giovane e tenero pollo <, così chiamato in ricordo dell'omonima famosa battaglia. Tradizione vuole che sia stato cucinato per la prima volta (e in gran fretta) nel pomeriggio del 14 giugno 1800, per esser servito alla mensa di Napoleone Bonaparte fresco vincitore dell'esercito austriaco. E per annaffiare il tutto? Fra i prodotti dell'enologia locale spiccano i Dolcetti di Ovada e di Acqui, il Barbera "storico" prodotto da un vitigno speciale e il celebre bianco di Gavi (che ha da poco festeggiato i 25 anni della doc). A proposito di Gavi, una breve nota curiosa. Si dice che siano nati qui, nel dodicesimo secolo, i ravioli. Ad inventarli sarebbe stata la famiglia Raviolo, tenutaria della locanda al pedaggio di Gavi, sull'antica strada del sale.


Rita Rutigliano


 
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