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Alpi in festa
Riti propiziatori nelle Alpi occidentali
Un caleidoscopio di colori e di suoni a contrastare
il severo ambiente circostante, è la caratteristica
che maggiormente distingue e accomuna le feste di primavera
del mondo alpino.
Area conservativa per eccellenza, la montagna ha mantenuto
più che altrove le antiche tradizioni. Feste,
che affondano le loro origine nei riti propiziatori
delle popolazioni liguri e celtiche, sono giunte sino
ai giorni nostri seppure profondamente modificate e
reinterpretate nel significato. Da questo punto di vista
la presunta conservatività della montagna è
solo apparente. Cristianesimo, eventi storici e politici,
trasformazioni sociali hanno consigliato e talvolta
obbligato ad innovazioni, che rendendo attuali i cerimoniali
ne hanno permesso la persistenza. La dura lotta con
l'ambiente, la precarietà delle condizioni di
vita, la necessità di mantenere una coesione
sociale al di là degli individualismi e dei particolarismi,
sino in anni recenti erano condizioni indispensabili
per la sopravvivenza.
Le motivazioni delle prime popolazioni di pastori agricoltori
alpini erano le stesse dei montanari dell'ottocento.
L'atteso ritorno del sole, che in alcune valli nel cuore
dell'inverno scompare davvero per mesi interi, e la
precarietà dei raccolti e dell'esistenza più
in generale, rendevano questi riti funzionali a un certo
modo di intendere la vita.
Gli anziani contadini di Acceglio raccontano che quando
si faceva carnevale il grano poi cresceva meglio.
Quelle che in origine però erano manifestazioni
culturalmente omogenee, nel corso dei secoli si sono
modificate, mutuando elementi dal mondo colto, introducendo
elementi storici spesso con lo scopo di spiegare ritualità
di cui si era perso il senso, arricchendo e spettacolarizzando
le feste.
I riti pagani sono così diventati di volta in
volta badie, rievocazioni storiche, carnevali, cerimoniali
legati a feste religiose.
Ma anche laddove ogni legame con la tradizione sembra
perso, ad un analisi più approfondita ritornano
evidenti i tratti arcaici : così come "A
stacada d' Breì" che si tiene l'ultima domenica
di luglio nel paese del Parco Nazionale del Mercantour,
era sino a non molti decenni indietro effettuata nel
periodo di carnevale . L'abbandono dell'agricoltura
e lo sviluppo turistico hanno determinato lo spostamento
nella bella stagione. Anche il "bal da sabre di
Fenestrelle " ha avuto esiti simili trasferendosi
stabilmente a corollario della festa patronale il 25
di agosto. Il rischio più grosso delle feste
tradizionali è però quello della loro
totale defunzionalizzazione e della conseguente folclorizzazione:
modificando il rapporto tra attori e spettatori e soprattutto
spezzando il legame con la comunità, che non
più coinvolta direttamente nell'evento finisce
con il perderne completamente la coscienza. Non a caso
manifestazioni come la "Lachera di Rocca Grimalda"
la cui folclorizzazione risale agli anni 30 dell'altro
secolo stanno faticosamente cercando di recuperare la
sua dimensione comunitaria.
Le feste di primavera della montagna appaiono oggi come
un mosaico in cui i vari temi si intrecciano tra di
loro dando origine esiti diversi ma con determinazioni
comuni a molte delle manifestazioni.
Così il tema delle "jus primae noctis"
tema evidentemente caro e intrigante è presente
nel Carnevale di Ivrea, nella già citata Lachera,
ma anche a San Giorio di Susa in relazione con gli spadonari
e nella "Stacada" di Breglio. Queste ricostruzioni
di fatti antichi che nessuno mette in dubbio, non reggono
quasi mai, come più volte evidenziato all'indagine
storica: i presunti personaggi e gli avvenimenti narrati
quasi mai sono documentati e spesso sono anche molto
improbabili.
Le scorrerie dei saraceni hanno lasciato tracce a Breil,
nelle abbadie della Val Varaita, nei balli delle spade
di Fenestrelle, Bagnasco e Castelletto Stura, località
quest'ultima che sino al 1960 proponeva una vera e propria
rievocazione della cacciata dei mori che sbarcati nei
pressi di Savona intorno al 1540 si spinsero per far
bottino sino al paese cuneese. " I regiment di
spiantà "con i suoi 400 figuranti stando
alle descrizioni, coreuticamente doveva essere molto
simile alla Stacada .
Anche qui ci troviamo di fronte a una mitizzazione di
avvenimenti storici reali che hanno colpito la fantasia
dei valligiani forse ingigantendo fatti e avvenimenti
di cui avevano solo sentito parlare. Visitando le poche
rovine del "Frassinetum" a La Garde Freinet
che avrebbero dovuto essere la principale base dei feroci
predoni si resta impressionati si dalla inaccessibilità
del luogo, ma anche della sua modesta estensione (per
altro recenti indagini archeologiche escluderebbero
addirittura frequentazioni saracene del luogo). Non
sempre questi saraceni sono poi così univoci
e se a Sampeyre sono tradotti in catene, a Bellino si
ravvedono, a Breil è l'Espailleur a guidare la
rivolta popolare.
I resti delle antiche badie diffuse nel medioevo in
quasi tutto il territorio piemontese sono ancora evidenti
oltre che nelle manifestazioni che le richiamano nel
nome anche a Ivrea, Breglio e in molte altre feste.
Le badie oggi si configurano spesso come cortei multiformi
e colorati che visitano paesi e borgate sempre accolti
dalla popolazione partecipe, che spesso offre da bere
e da mangiare alla lieta compagnia, in passato però
i loro ruoli erano più complessi configurandosi
all'interno delle comunità come uno, usando un
termine moderno, dei "poteri forti."
A sbarrare la strada ai cortei sono talvolta barricate
erette dai nemici in fuga, i saraceni a Sampeyre e a
Bellino, ai partigiani del bailo a Breglio. Curiosamente
ad abbattere la barriera sono i "Sapeur" nell'italiana
Val Varaita , i "Boscaioli" nella francese
valle della Roja.
Dove maggiormente si possono ancora leggere le tracce
degli arcaici riti propiziatori è nei costumi,
in alcuni oggetti, nei personaggi e nelle danze che
caratterizzano queste e feste.
Danze delle spade sono ancora presenti in molte località
alpine e sono ascrivilbili a due specifiche categorie
quella delle danze concatenate e quella degli spadonari.
Delle prime fanno parte Bagnasco, Fenestrelle, Pont
de Cervieres e altre località in cui sono state
recuperate in anni recenti come a Castelletto Stura
dove sulla piazza principale è stato anche innalzato
il primo monumento al ballerino ad opera dello scultore
Elio Caris di Gambasca.. E' presente anche in Germania
dove è stata ampiamente studiata, ed è
chiamata Schwarttanz..e ne trovano tracce in Tacito
e nelle istoriazioni della Val Camonica. Secondo Kurt
Sachs, noto etnomusicologo ed autore di una "Storia
della Danza", infatti l'insieme di questi balli
è rinviabile alla sfera dei riti apotropaici
di fertilità diffusi nel neolitico. Per Tavo
Burat., il Bal do sabre "è una testimonianza
completa e magica, una cerimonia potremmo dire esoterica".
Alle seconde, gli spadonari valsusini di Venaus, Giaglione
e San Giorio (un tempo anche a Chianocco e altrove)
che nel loro esibirsi non eseguono figure allacciate
tra di loro e sono inserite all'interno di rituali laici
o religiosi. Il significato della spada resta comunque
quello della lama che fendendo la terra come un aratro
la fa partecipe del seme.
La cascata di colori che arricchiscono i costumi di
molti dei personaggi, con un tripudio di fiori, nastri
e specchi, sono simboli della luce e omaggio ai raggi
vitali del sole che rigenerano la vita dopo la stasi
invernale.
Nastri e fiori che addobbano anche gli alberi di maggio,
i cerchi magici simboli solari, i pani benedetti, gli
scarli e il bran quest'ultima interessante persistenza
valsusina-savoiarda. Si tratta di un alta intelaiatura
in legno alta circa 2 metri ricoperta di rami, fiori
e frutti (non possono mancare grappoli d'uva e spighe)
portata in precario equilibrio sulla testa da una ragazza
in costume. Al centro è posto un grosso pane
di frumento che al termine della cerimonia viene benedetto
e distribuito ai convenuti.
In molte delle feste oltre che personaggi di origine
storica, ritroviamo anche figure enigmatiche o che si
riallacciano ad animali totemici la cui identificazione
da forza e potere.
E' il caso del Courrè della Stacada inquietante
figura che raffigura forse lo spirito stesso della terra,
che ritroviamo citato a proposito dell'estinto carnevale
di Preit (Val Maira) da cui in qualche modo sono derivati
i molti arlecchini prima che gli influssi della commedia
dell'arte non ne provocassero una certa standardizzazione.
Gli orsi sono presenti in numerose località come
ad Urbiano, in alta Val Maira e nei carnevali della
Coumbo Freide (Valle d'Aosta). Nelle Alpi meridionali
invece sono recentemente tornati i lupi, non solo quelli
in carne ed ossa, ma anche la loro trasposizione mitica
e magica. Dopo 35 anni di "letargo" nelle
strade di Chianale il giovedì grasso ha ripreso
a girare il troupel. L'allegra compagnia di burloni
vaga nottetempo di casa in casa trascinandosi appresso
legato ad una catena lou loup, vestito di una pelle
di pecora, mascherato e con due campanacci a far rumore.
I sorveglianti lo tengono a bada cercando di addomesticarlo
badando che non faccia troppi scherzi sopratutto alle
ragazze che malauguratamente si incontrano sulla strada.
Nonostante questo è assai facile farsi "recanar"
cioè sporcare il viso e i vestiti di carbone
e lucido nero da scarpe. Accompagna il branco un sonadour
e quando qualcuno accorda ospitalità al gruppo
riprendono vita le antiche e mai dimenticate danze.
Dove e quando
- La Bahio di Sampeyre si tiene ogni 5 anni nell'omonimo
comune della Val Varaita con la partecipazione delle
Bahio di "Piasso", "Calchesio",
"Villar" e "Rore", ciascuna con
la sua bandiera, i suoi figuranti e i suoi abbà.
La festa si svolge nelle ultime domeniche di carnevale
e il martedì grasso quando viene condannato
il tesoriere. La prossima edizione sarà a fine
inverno 2002.
- La Beò di Blins riproposta nel 1999 dopo
40 anni di assenza e che ora dovrebbe avere cadenza
triennale (prossima edizione 2003) si svolge nel periodo
di carnevale domenica e martedi grasso il pomeriggio
nelle borgate del quartiere alto di Bellino.
- Il carnevale di Villar di Acceglio (le barboires)
si è tenuto nel 1979, '80, '89, '90,
da allora " dorme", se ne aspetta il risveglio.
- La "Stacada di Breil"si svolge a Breglio
in Val Roja la penultima domenica di luglio ogni 4
anni. La festa inizia all'alba e si sviluppa come
una drammatica rappresentazione nelle vie del paese.
Il pomeriggio si tiene il grande ballo della stacada
con la Perigourdine, il Valse e la Farandule. La prossima
edizione sarà nel 2005
- La "Lachera di Rocca Grimalda" si effettua
tutti gli anni a carnevale nell'omonimo paese dell'Appennino
alessandrino nell'occasione sono danzate, la lachera,
il calisoun e la giga.
- Il Carnevale di Ivrea si svolge annualmente, gli
appuntamenti principali sono la terzultima domenica
di carnevale l'alzata degli "abbà , il
giovedi grasso, a raccoltà degli abbà,
l'uscita della mugnaia il sabato sera e il martedì
sera con l'abbruciamento degli scarli. Il clou della
manifestazione è rappresentato ovviamente dalle
battaglie delle arance che si tengono la domenica,
il lunedi e il martedi di carnevale.
- Il "bal da sabre" di Fenestrelle si danza
il pomeriggio del 25 agosto in occasione della festa
patronale dedicata a San Luigi IX. Contestualmente
si esibisce anche il gruppo femminile che balla negli
antichi costumi della valle.
- Gli spadonari di Giaglione ballano il 22 gennaio
nella festa di san Vincenzo che è il patrono
dei vignaioli, quelli di Venaus il 3 e il 5 febbraio
per San Biagio e Sant' Agata.
Per saperne di più
- Luciano Gallo Pecca, Le maschere il carnevale, e
le feste per l'avvento della primavera, Gribaudo 1987.
- A cura di G.L. Bravo, Festa e lavoro nella montagna
torinese e a Torino, Regione Piemonte 1981
- Chiara Andreis, Abbadie in Val Maira, festa e comunità,
Valados usitanos 1981
- Les Amis du Fifre et Tambour Breil/Roya, A stacada
d'Brei, radio Belvedere 1997
- Giuseppe Carazzone, Il Bal do Sabre, l'Artistica-Savigliano,
1994
- Enrico Bertone, Con la spada e con la croce, antiche
feste delle Alpi Cozie, Sagep
Genova
- Jan Peire de Bousquier, "la bahio de l'ubac
de fraise, Soulestrelh 1981
- "Sun aribà i an mandà vio- I
Sarazin, storia, tradizione e realtà dell'abaiò
a San Peyre" Valados Usitanos 1977
- Giuseppe Cesare Pola Falletti-Villafalletto, "Le
Gaie Compagnie dei Giovani del vecchio Piemonte",
Omega edizioni 1995 ris.
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