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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento n°1 al
n° 113

Gennaio 2001
Copertina Rivista

SOMMARIO
(testi integrali)

Transumanze, veicolo di culture

Passare le Alpi

La nascita del turismo

Storia della scalata

Le Alpi nell'immaginario


Alpi in festa, riti propiziatori nelle Alpi occidentali

L'Alpe culture e testimonianze dell'Europa alpina

Torino, si rinnova il museo nazionale della montagna

Montagna web

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale montagna
MONTAGNA di Aldo Molino

Alpi in festa
Riti propiziatori nelle Alpi occidentali

Un caleidoscopio di colori e di suoni a contrastare il severo ambiente circostante, è la caratteristica che maggiormente distingue e accomuna le feste di primavera del mondo alpino.
Area conservativa per eccellenza, la montagna ha mantenuto più che altrove le antiche tradizioni. Feste, che affondano le loro origine nei riti propiziatori delle popolazioni liguri e celtiche, sono giunte sino ai giorni nostri seppure profondamente modificate e reinterpretate nel significato. Da questo punto di vista la presunta conservatività della montagna è solo apparente. Cristianesimo, eventi storici e politici, trasformazioni sociali hanno consigliato e talvolta obbligato ad innovazioni, che rendendo attuali i cerimoniali ne hanno permesso la persistenza. La dura lotta con l'ambiente, la precarietà delle condizioni di vita, la necessità di mantenere una coesione sociale al di là degli individualismi e dei particolarismi, sino in anni recenti erano condizioni indispensabili per la sopravvivenza.
Le motivazioni delle prime popolazioni di pastori agricoltori alpini erano le stesse dei montanari dell'ottocento. L'atteso ritorno del sole, che in alcune valli nel cuore dell'inverno scompare davvero per mesi interi, e la precarietà dei raccolti e dell'esistenza più in generale, rendevano questi riti funzionali a un certo modo di intendere la vita.
Gli anziani contadini di Acceglio raccontano che quando si faceva carnevale il grano poi cresceva meglio.
Quelle che in origine però erano manifestazioni culturalmente omogenee, nel corso dei secoli si sono modificate, mutuando elementi dal mondo colto, introducendo elementi storici spesso con lo scopo di spiegare ritualità di cui si era perso il senso, arricchendo e spettacolarizzando le feste.
I riti pagani sono così diventati di volta in volta badie, rievocazioni storiche, carnevali, cerimoniali legati a feste religiose.
Ma anche laddove ogni legame con la tradizione sembra perso, ad un analisi più approfondita ritornano evidenti i tratti arcaici : così come "A stacada d' Breì" che si tiene l'ultima domenica di luglio nel paese del Parco Nazionale del Mercantour, era sino a non molti decenni indietro effettuata nel periodo di carnevale . L'abbandono dell'agricoltura e lo sviluppo turistico hanno determinato lo spostamento nella bella stagione. Anche il "bal da sabre di Fenestrelle " ha avuto esiti simili trasferendosi stabilmente a corollario della festa patronale il 25 di agosto. Il rischio più grosso delle feste tradizionali è però quello della loro totale defunzionalizzazione e della conseguente folclorizzazione: modificando il rapporto tra attori e spettatori e soprattutto spezzando il legame con la comunità, che non più coinvolta direttamente nell'evento finisce con il perderne completamente la coscienza. Non a caso manifestazioni come la "Lachera di Rocca Grimalda" la cui folclorizzazione risale agli anni 30 dell'altro secolo stanno faticosamente cercando di recuperare la sua dimensione comunitaria.
Le feste di primavera della montagna appaiono oggi come un mosaico in cui i vari temi si intrecciano tra di loro dando origine esiti diversi ma con determinazioni comuni a molte delle manifestazioni.
Così il tema delle "jus primae noctis" tema evidentemente caro e intrigante è presente nel Carnevale di Ivrea, nella già citata Lachera, ma anche a San Giorio di Susa in relazione con gli spadonari e nella "Stacada" di Breglio. Queste ricostruzioni di fatti antichi che nessuno mette in dubbio, non reggono quasi mai, come più volte evidenziato all'indagine storica: i presunti personaggi e gli avvenimenti narrati quasi mai sono documentati e spesso sono anche molto improbabili.
Le scorrerie dei saraceni hanno lasciato tracce a Breil, nelle abbadie della Val Varaita, nei balli delle spade di Fenestrelle, Bagnasco e Castelletto Stura, località quest'ultima che sino al 1960 proponeva una vera e propria rievocazione della cacciata dei mori che sbarcati nei pressi di Savona intorno al 1540 si spinsero per far bottino sino al paese cuneese. " I regiment di spiantà "con i suoi 400 figuranti stando alle descrizioni, coreuticamente doveva essere molto simile alla Stacada .
Anche qui ci troviamo di fronte a una mitizzazione di avvenimenti storici reali che hanno colpito la fantasia dei valligiani forse ingigantendo fatti e avvenimenti di cui avevano solo sentito parlare. Visitando le poche rovine del "Frassinetum" a La Garde Freinet che avrebbero dovuto essere la principale base dei feroci predoni si resta impressionati si dalla inaccessibilità del luogo, ma anche della sua modesta estensione (per altro recenti indagini archeologiche escluderebbero addirittura frequentazioni saracene del luogo). Non sempre questi saraceni sono poi così univoci e se a Sampeyre sono tradotti in catene, a Bellino si ravvedono, a Breil è l'Espailleur a guidare la rivolta popolare.
I resti delle antiche badie diffuse nel medioevo in quasi tutto il territorio piemontese sono ancora evidenti oltre che nelle manifestazioni che le richiamano nel nome anche a Ivrea, Breglio e in molte altre feste.
Le badie oggi si configurano spesso come cortei multiformi e colorati che visitano paesi e borgate sempre accolti dalla popolazione partecipe, che spesso offre da bere e da mangiare alla lieta compagnia, in passato però i loro ruoli erano più complessi configurandosi all'interno delle comunità come uno, usando un termine moderno, dei "poteri forti."
A sbarrare la strada ai cortei sono talvolta barricate erette dai nemici in fuga, i saraceni a Sampeyre e a Bellino, ai partigiani del bailo a Breglio. Curiosamente ad abbattere la barriera sono i "Sapeur" nell'italiana Val Varaita , i "Boscaioli" nella francese valle della Roja.
Dove maggiormente si possono ancora leggere le tracce degli arcaici riti propiziatori è nei costumi, in alcuni oggetti, nei personaggi e nelle danze che caratterizzano queste e feste.
Danze delle spade sono ancora presenti in molte località alpine e sono ascrivilbili a due specifiche categorie quella delle danze concatenate e quella degli spadonari.
Delle prime fanno parte Bagnasco, Fenestrelle, Pont de Cervieres e altre località in cui sono state recuperate in anni recenti come a Castelletto Stura dove sulla piazza principale è stato anche innalzato il primo monumento al ballerino ad opera dello scultore Elio Caris di Gambasca.. E' presente anche in Germania dove è stata ampiamente studiata, ed è chiamata Schwarttanz..e ne trovano tracce in Tacito e nelle istoriazioni della Val Camonica. Secondo Kurt Sachs, noto etnomusicologo ed autore di una "Storia della Danza", infatti l'insieme di questi balli è rinviabile alla sfera dei riti apotropaici di fertilità diffusi nel neolitico. Per Tavo Burat., il Bal do sabre "è una testimonianza completa e magica, una cerimonia potremmo dire esoterica".
Alle seconde, gli spadonari valsusini di Venaus, Giaglione e San Giorio (un tempo anche a Chianocco e altrove) che nel loro esibirsi non eseguono figure allacciate tra di loro e sono inserite all'interno di rituali laici o religiosi. Il significato della spada resta comunque quello della lama che fendendo la terra come un aratro la fa partecipe del seme.
La cascata di colori che arricchiscono i costumi di molti dei personaggi, con un tripudio di fiori, nastri e specchi, sono simboli della luce e omaggio ai raggi vitali del sole che rigenerano la vita dopo la stasi invernale.
Nastri e fiori che addobbano anche gli alberi di maggio, i cerchi magici simboli solari, i pani benedetti, gli scarli e il bran quest'ultima interessante persistenza valsusina-savoiarda. Si tratta di un alta intelaiatura in legno alta circa 2 metri ricoperta di rami, fiori e frutti (non possono mancare grappoli d'uva e spighe) portata in precario equilibrio sulla testa da una ragazza in costume. Al centro è posto un grosso pane di frumento che al termine della cerimonia viene benedetto e distribuito ai convenuti.
In molte delle feste oltre che personaggi di origine storica, ritroviamo anche figure enigmatiche o che si riallacciano ad animali totemici la cui identificazione da forza e potere.
E' il caso del Courrè della Stacada inquietante figura che raffigura forse lo spirito stesso della terra, che ritroviamo citato a proposito dell'estinto carnevale di Preit (Val Maira) da cui in qualche modo sono derivati i molti arlecchini prima che gli influssi della commedia dell'arte non ne provocassero una certa standardizzazione.
Gli orsi sono presenti in numerose località come ad Urbiano, in alta Val Maira e nei carnevali della Coumbo Freide (Valle d'Aosta). Nelle Alpi meridionali invece sono recentemente tornati i lupi, non solo quelli in carne ed ossa, ma anche la loro trasposizione mitica e magica. Dopo 35 anni di "letargo" nelle strade di Chianale il giovedì grasso ha ripreso a girare il troupel. L'allegra compagnia di burloni vaga nottetempo di casa in casa trascinandosi appresso legato ad una catena lou loup, vestito di una pelle di pecora, mascherato e con due campanacci a far rumore. I sorveglianti lo tengono a bada cercando di addomesticarlo badando che non faccia troppi scherzi sopratutto alle ragazze che malauguratamente si incontrano sulla strada. Nonostante questo è assai facile farsi "recanar" cioè sporcare il viso e i vestiti di carbone e lucido nero da scarpe. Accompagna il branco un sonadour e quando qualcuno accorda ospitalità al gruppo riprendono vita le antiche e mai dimenticate danze.


Dove e quando

  • La Bahio di Sampeyre si tiene ogni 5 anni nell'omonimo comune della Val Varaita con la partecipazione delle Bahio di "Piasso", "Calchesio", "Villar" e "Rore", ciascuna con la sua bandiera, i suoi figuranti e i suoi abbà. La festa si svolge nelle ultime domeniche di carnevale e il martedì grasso quando viene condannato il tesoriere. La prossima edizione sarà a fine inverno 2002.
  • La Beò di Blins riproposta nel 1999 dopo 40 anni di assenza e che ora dovrebbe avere cadenza triennale (prossima edizione 2003) si svolge nel periodo di carnevale domenica e martedi grasso il pomeriggio nelle borgate del quartiere alto di Bellino.
  • Il carnevale di Villar di Acceglio (le barboires) si è tenuto nel 1979, '80, '89, '90,
    da allora " dorme", se ne aspetta il risveglio.
  • La "Stacada di Breil"si svolge a Breglio in Val Roja la penultima domenica di luglio ogni 4 anni. La festa inizia all'alba e si sviluppa come una drammatica rappresentazione nelle vie del paese. Il pomeriggio si tiene il grande ballo della stacada con la Perigourdine, il Valse e la Farandule. La prossima edizione sarà nel 2005
  • La "Lachera di Rocca Grimalda" si effettua tutti gli anni a carnevale nell'omonimo paese dell'Appennino alessandrino nell'occasione sono danzate, la lachera, il calisoun e la giga.
  • Il Carnevale di Ivrea si svolge annualmente, gli appuntamenti principali sono la terzultima domenica di carnevale l'alzata degli "abbà , il giovedi grasso, a raccoltà degli abbà, l'uscita della mugnaia il sabato sera e il martedì sera con l'abbruciamento degli scarli. Il clou della manifestazione è rappresentato ovviamente dalle battaglie delle arance che si tengono la domenica, il lunedi e il martedi di carnevale.
  • Il "bal da sabre" di Fenestrelle si danza il pomeriggio del 25 agosto in occasione della festa patronale dedicata a San Luigi IX. Contestualmente si esibisce anche il gruppo femminile che balla negli antichi costumi della valle.
  • Gli spadonari di Giaglione ballano il 22 gennaio nella festa di san Vincenzo che è il patrono dei vignaioli, quelli di Venaus il 3 e il 5 febbraio per San Biagio e Sant' Agata.

Per saperne di più

  • Luciano Gallo Pecca, Le maschere il carnevale, e le feste per l'avvento della primavera, Gribaudo 1987.
  • A cura di G.L. Bravo, Festa e lavoro nella montagna torinese e a Torino, Regione Piemonte 1981
  • Chiara Andreis, Abbadie in Val Maira, festa e comunità, Valados usitanos 1981
  • Les Amis du Fifre et Tambour Breil/Roya, A stacada d'Brei, radio Belvedere 1997
  • Giuseppe Carazzone, Il Bal do Sabre, l'Artistica-Savigliano, 1994
  • Enrico Bertone, Con la spada e con la croce, antiche feste delle Alpi Cozie, Sagep
    Genova
  • Jan Peire de Bousquier, "la bahio de l'ubac de fraise, Soulestrelh 1981
  • "Sun aribà i an mandà vio- I Sarazin, storia, tradizione e realtà dell'abaiò a San Peyre" Valados Usitanos 1977
  • Giuseppe Cesare Pola Falletti-Villafalletto, "Le Gaie Compagnie dei Giovani del vecchio Piemonte", Omega edizioni 1995 ris.
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