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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento n°1 al
n° 113

Gennaio 2001
Copertina Rivista

SOMMARIO
(testi integrali)

Transumanze, veicolo di culture

Passare le Alpi

La nascita del turismo

Storia della scalata

Le Alpi nell'immaginario


Alpi in festa, riti propiziatori nelle Alpi occidentali

L'Alpe culture e testimonianze dell'Europa alpina

Torino, si rinnova il museo nazionale della montagna

Montagna web

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale montagna
MONTAGNA di Luigi Gaido

La nascita del turismo

Per l'anno 2000 e a livello europeo, il valore stimato dell'attività turistica è stato di 1.534 miliardi di dollari con 21 milioni di occupati. Sempre nel 2000, in Italia la percentuale del PIL attribuibile ad attività turistiche è stato del 4,9% e si calcola che dovrebbe arrivare al 5,1% nel 2010. Si tratta insomma di un settore che, per molti paesi compreso il nostro, è diventato un elemento insostituibile dell'economia e spesso, almeno per alcune regioni, anche primaria fonte di ricchezza. Il turismo è innegabilmente una delle prime attività economiche, se non la principale delle Alpi: basta citare la Valle d'Aosta, il Trentino-Alto Adige, la Valtellina, il Bellunese o l'alta Valle di Susa.
Ci si può quindi legittimamente chiedere come tutto ciò sia successo e si sia sviluppato. Diciamo subito che la storia del turismo è strettamente correlata a quella tecnica e tecnologica dello sviluppo industriale, ma anche alle conquiste sociali del mondo del lavoro. Così la storia del turismo inizia con quella dell'era industriale, cioè nel '700. A Chamonix, nel 1744, vennero "censiti" i primi due "turisti", due inglesi, i signori Windham e Prococke che fecero poi scoprire le bellezze della valle raccontando in un libro il loro viaggio. Ed è la prima dimostrazione del fatto che i racconti di viaggio e le guide turistiche sono strettamente legati ai flussi turistici, al punto che alcuni ricercatori affermano che sono le guide a creare l'interesse per un luogo e la voglia di visitarlo. Ed è difficile dare loro torto, se osserviamo la pubblicistica che da tempo coinvolge anche la stampa quotidiana, oltre alla televisione e a internet.
Ritornando ai nostri due signori inglesi, perché parlare di "turisti" visto che all'epoca molti viaggi erano legati a motivi precisi quali l'esplorazione, la scienza, gli affari o i pellegrinaggi?
Ebbene, proprio perché il loro viaggio non aveva nessuna ragione precisa oltre a quella di visitare la valle di Chamonix. Non fu fatto per scoperta, in quanto la valle era già conosciuta, non fu per motivi scientifici o per affari, ma solo per il piacere di vedere nuovi luoghi.
Possiamo dire che così nacque il turismo: fino agli anni 30 attività riservata alla nobiltà e ancora di più alla borghesia. Anzi, sarà quest'ultima a decretarne il successo. Infatti l'abitudine e il desiderio di viaggiare, di fare il "grand tour" - cioè di essere "turisti" - diventò un fatto rilevante man mano che aumentava la ricchezza di alcuni paesi, l'Inghilterra in particolare. La crescita economica e la distribuzione della ricchezza a strati sempre più importanti della popolazione fece salire di molto il numero di persone in grado di destinare parte del reddito ai viaggi, cioè ad un'attività puramente di divertimento.
Ovviamente il turismo presuppone uno spostamento, un viaggio, e quindi il suo diffondersi fu tributario dello sviluppo dei mezzi di trasporto come le ferrovie, o delle tecniche del genio civile, in particolare quelle delle grandi opere: le gallerie o i ponti che, insieme alle strade asfaltate, resero raggiungibili parecchie zone alpine.
È quindi probabile che il turismo sia nato nelle Alpi: possiamo dividere il suo sviluppo in più periodi e collegarli alle attività dominanti che hanno creato l'immagine tuttora esistente. Il primo periodo è senz'altro iniziato grazie all'orofilia dell'Illuminismo, che vedeva nelle Alpi un territorio naturale privilegiato, per i paesaggi e il clima, nonché per i suoi abitanti, vicini secondo la visione dell'epoca al mito "del buon selvaggio". Fu un momento di scoperta delle valli e dei monti: le Dolomiti, ad esempio, studiate dal geologo Dolomieu che diede loro il nome. È l'epoca eroica della conquista delle cime e della nascita dell'alpinismo, ma anche l'aspetto salutistico ebbe il suo peso, specie nelle zone di bassa quota. Il godimento dell'aria e del clima salubre, le proprietà delle acque termali divennero un momento importante per la nobiltà e la borghesia urbana. La regina Vittoria d'Inghilterra passava le sue vacanze ad Aix-les-Bains, la corte austriaca frequentava Riva del Garda e in molti luoghi nascevano sanatori per curare la tubercolosi, riservati ovviamente a quanti se lo potevano permettere.
Il turismo alpino fu dapprima soprattutto estivo: quello invernale - anche se risale alla metà dell'800 con l'apertura a Natale degli alberghi di St. Moritz nei Grigioni - incominciò ad essere realmente significativo con lo sci all'inizio del 900.
Tuttavia gran parte dell'immagine della montagna che ancora oggi viviamo viene dall'alpinismo e dai suoi eroi: la prima fase fu appannaggio degli inglesi inventori del turismo e di questo sport - Whymper, Colidge, Mummery per citarne alcuni - oltre beninteso delle guide che li accompagnavano, fondatori di vere e proprie dinastie a Chamonix, Courmayeur, Zermatt, Grindelwald, Cortina.
Lo sci arrivò a fine 800 assieme ai norvegesi della zona di Telemark e Christiania, che per altro hanno dato il nome a tecniche per curvare. Furono fondati i primi sci club, i cui soci erano per lo più le persone in vista: i VIP come si direbbe oggi.
Ma la vera rivoluzione avviene dopo la prima guerra mondiale, e più precisamente dopo la grande depressione del 1929. Sono i governi europei e le lotte sindacali per ottenere migliori condizioni di lavoro che, senza volerlo, scatenano la diffusione del turismo, e la sua "democratizzazione". L'alpinismo diventò "popolare" grazie al sabato festivo che consentì anche agli operai di dedicarsi a questo sport. Il grande Riccardo Cassin ne fu un esempio.
La diffusione del turismo della neve come lo conosciamo oggi è invece legata alle ferie pagate e all'aumento della loro durata: d'altronde per diventare turisti bisogna disporre nel contempo di denaro e di tempo libero, quindi di avere le vacanze pagate.
Con la fine della seconda guerra mondiale e con il conseguente periodo della ricostruzione, hanno inizio i cosiddetti "trenta gloriosi", trentennio caratterizzato in Europa da un incredibile periodo di crescita economica vigorosa e continua. Siccome ognuno aspira agli usi delle classi sociali superiori, lo sport invernale - finora riservato alle elite - si democratizza e, a partire dagli anni 60, le stazioni di sci nascono come funghi, grazie anche ad un periodo particolarmente nevoso. Gli impianti a fune - inventati attorno agli anni 30 in Canada - si diffondono nelle Alpi, sempre più perfezionati, rapidi, confortevoli, mentre le piste vengono particolarmente curate grazie a nuove macchine battipista. La diffusione dell'automobile, poi, consente a grandi masse di persone di spostarsi con maggior libertà e facilità.
È il grande momento del turismo della neve: "l'oro bianco", come qualcuno lo ha battezzato per analogia al petrolio, definito oro nero.
L'euforia della nuova ricchezza diffusa genera una forte domanda di sport invernale che diventa a sua volta benessere economico per i montanari che, salvo l'emigrazione, non avevano alternative alla pastorizia o al lavoro del legno.
Questo insperato benessere passa attraverso la costruzione di seconde case edificate sui terreni dei montanari, ma anche con la diffusione dei mestieri legati al turismo: maestri di sci, guide alpine, albergatori, ristoratori, commercianti.
Arriviamo così sino alla fine degli anni 80, quando il periodo d'oro termina (come d'altronde tutti i periodi d'oro), e ne inizia un terzo: quello della globalizzazione degli anni 90.
È caratterizzato dalla diffusione del trasporto aereo, i cui prezzi sono scesi mettendo mete lontane alla portata di tutti: il Mar Rosso si raggiunge in 5 ore, il Messico in 11 e l'Australia, agli antipodi per noi, in circa un giorno. Chiunque disponga di una settimana o di quindici giorni può recarsi in luoghi che sino a non molti anni fa richiedevano settimane o mesi di viaggio e, di fatto, rimanevano sogni.
Perciò oggi il turismo alpino non è più un segno di distinzione, bensì un prodotto come tanti altri. Gli aspetti eroici dell'alpinismo sono stati soppiantati dalla visione ludica dell'arrampicata sportiva; la passeggiata è diventata trekking; il termalismo si trasforma in benessere e salute; le strade asfaltate, quelle in terra battuta, i sentieri, sono oramai percorsi da camper o moto, da biciclette, da mountain bike; allo sci da discesa si aggiungono lo snow board, il fondo, le racchette. Tutte attività che interessano e coinvolgono milioni di persone, anche se queste si fermano pochi giorni, e gli operatori più anziani ricordano i "buoni clienti" di una volta, che restavano in montagna per vacanza anche un mese…
Ma questa è storia d'oggi ed è un futuro che va vissuto senza nostalgia, proprio per le ragioni esposte all'inizio: il turismo è un'attività economica, e come tale va considerata. Nelle Alpi, alle quote più alte, non c'è che il turismo per vivere: ed è gioco forza adattarsi alle attese della clientela oppure la crisi sarà profonda, e per qualcuno toccherà fare come una volta: emigrare.

Le immagini
Le illustrazioni di questo articolo sono tratte dal volume "I manifesti delle Alpi italiane" Priuli & Verlucca editori, 1996 (p.g.c.)

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