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La nascita del turismo
Per l'anno 2000 e a livello europeo, il valore stimato
dell'attività turistica è stato di 1.534
miliardi di dollari con 21 milioni di occupati. Sempre
nel 2000, in Italia la percentuale del PIL attribuibile
ad attività turistiche è stato del 4,9%
e si calcola che dovrebbe arrivare al 5,1% nel 2010.
Si tratta insomma di un settore che, per molti paesi
compreso il nostro, è diventato un elemento insostituibile
dell'economia e spesso, almeno per alcune regioni, anche
primaria fonte di ricchezza. Il turismo è innegabilmente
una delle prime attività economiche, se non la
principale delle Alpi: basta citare la Valle d'Aosta,
il Trentino-Alto Adige, la Valtellina, il Bellunese
o l'alta Valle di Susa.
Ci si può quindi legittimamente chiedere come
tutto ciò sia successo e si sia sviluppato. Diciamo
subito che la storia del turismo è strettamente
correlata a quella tecnica e tecnologica dello sviluppo
industriale, ma anche alle conquiste sociali del mondo
del lavoro. Così la storia del turismo inizia
con quella dell'era industriale, cioè nel '700.
A Chamonix, nel 1744, vennero "censiti" i
primi due "turisti", due inglesi, i signori
Windham e Prococke che fecero poi scoprire le bellezze
della valle raccontando in un libro il loro viaggio.
Ed è la prima dimostrazione del fatto che i racconti
di viaggio e le guide turistiche sono strettamente legati
ai flussi turistici, al punto che alcuni ricercatori
affermano che sono le guide a creare l'interesse per
un luogo e la voglia di visitarlo. Ed è difficile
dare loro torto, se osserviamo la pubblicistica che
da tempo coinvolge anche la stampa quotidiana, oltre
alla televisione e a internet.
Ritornando ai nostri due signori inglesi, perché
parlare di "turisti" visto che all'epoca molti
viaggi erano legati a motivi precisi quali l'esplorazione,
la scienza, gli affari o i pellegrinaggi?
Ebbene, proprio perché il loro viaggio non aveva
nessuna ragione precisa oltre a quella di visitare la
valle di Chamonix. Non fu fatto per scoperta, in quanto
la valle era già conosciuta, non fu per motivi
scientifici o per affari, ma solo per il piacere di
vedere nuovi luoghi.
Possiamo dire che così nacque il turismo: fino
agli anni 30 attività riservata alla nobiltà
e ancora di più alla borghesia. Anzi, sarà
quest'ultima a decretarne il successo. Infatti l'abitudine
e il desiderio di viaggiare, di fare il "grand
tour" - cioè di essere "turisti"
- diventò un fatto rilevante man mano che aumentava
la ricchezza di alcuni paesi, l'Inghilterra in particolare.
La crescita economica e la distribuzione della ricchezza
a strati sempre più importanti della popolazione
fece salire di molto il numero di persone in grado di
destinare parte del reddito ai viaggi, cioè ad
un'attività puramente di divertimento.
Ovviamente il turismo presuppone uno spostamento, un
viaggio, e quindi il suo diffondersi fu tributario dello
sviluppo dei mezzi di trasporto come le ferrovie, o
delle tecniche del genio civile, in particolare quelle
delle grandi opere: le gallerie o i ponti che, insieme
alle strade asfaltate, resero raggiungibili parecchie
zone alpine.
È quindi probabile che il turismo sia nato nelle
Alpi: possiamo dividere il suo sviluppo in più
periodi e collegarli alle attività dominanti
che hanno creato l'immagine tuttora esistente. Il primo
periodo è senz'altro iniziato grazie all'orofilia
dell'Illuminismo, che vedeva nelle Alpi un territorio
naturale privilegiato, per i paesaggi e il clima, nonché
per i suoi abitanti, vicini secondo la visione dell'epoca
al mito "del buon selvaggio". Fu un momento
di scoperta delle valli e dei monti: le Dolomiti, ad
esempio, studiate dal geologo Dolomieu che diede loro
il nome. È l'epoca eroica della conquista delle
cime e della nascita dell'alpinismo, ma anche l'aspetto
salutistico ebbe il suo peso, specie nelle zone di bassa
quota. Il godimento dell'aria e del clima salubre, le
proprietà delle acque termali divennero un momento
importante per la nobiltà e la borghesia urbana.
La regina Vittoria d'Inghilterra passava le sue vacanze
ad Aix-les-Bains, la corte austriaca frequentava Riva
del Garda e in molti luoghi nascevano sanatori per curare
la tubercolosi, riservati ovviamente a quanti se lo
potevano permettere.
Il turismo alpino fu dapprima soprattutto estivo: quello
invernale - anche se risale alla metà dell'800
con l'apertura a Natale degli alberghi di St. Moritz
nei Grigioni - incominciò ad essere realmente
significativo con lo sci all'inizio del 900.
Tuttavia gran parte dell'immagine della montagna che
ancora oggi viviamo viene dall'alpinismo e dai suoi
eroi: la prima fase fu appannaggio degli inglesi inventori
del turismo e di questo sport - Whymper, Colidge, Mummery
per citarne alcuni - oltre beninteso delle guide che
li accompagnavano, fondatori di vere e proprie dinastie
a Chamonix, Courmayeur, Zermatt, Grindelwald, Cortina.
Lo sci arrivò a fine 800 assieme ai norvegesi
della zona di Telemark e Christiania, che per altro
hanno dato il nome a tecniche per curvare. Furono fondati
i primi sci club, i cui soci erano per lo più
le persone in vista: i VIP come si direbbe oggi.
Ma la vera rivoluzione avviene dopo la prima guerra
mondiale, e più precisamente dopo la grande depressione
del 1929. Sono i governi europei e le lotte sindacali
per ottenere migliori condizioni di lavoro che, senza
volerlo, scatenano la diffusione del turismo, e la sua
"democratizzazione". L'alpinismo diventò
"popolare" grazie al sabato festivo che consentì
anche agli operai di dedicarsi a questo sport. Il grande
Riccardo Cassin ne fu un esempio.
La diffusione del turismo della neve come lo conosciamo
oggi è invece legata alle ferie pagate e all'aumento
della loro durata: d'altronde per diventare turisti
bisogna disporre nel contempo di denaro e di tempo libero,
quindi di avere le vacanze pagate.
Con la fine della seconda guerra mondiale e con il conseguente
periodo della ricostruzione, hanno inizio i cosiddetti
"trenta gloriosi", trentennio caratterizzato
in Europa da un incredibile periodo di crescita economica
vigorosa e continua. Siccome ognuno aspira agli usi
delle classi sociali superiori, lo sport invernale -
finora riservato alle elite - si democratizza e, a partire
dagli anni 60, le stazioni di sci nascono come funghi,
grazie anche ad un periodo particolarmente nevoso. Gli
impianti a fune - inventati attorno agli anni 30 in
Canada - si diffondono nelle Alpi, sempre più
perfezionati, rapidi, confortevoli, mentre le piste
vengono particolarmente curate grazie a nuove macchine
battipista. La diffusione dell'automobile, poi, consente
a grandi masse di persone di spostarsi con maggior libertà
e facilità.
È il grande momento del turismo della neve: "l'oro
bianco", come qualcuno lo ha battezzato per analogia
al petrolio, definito oro nero.
L'euforia della nuova ricchezza diffusa genera una forte
domanda di sport invernale che diventa a sua volta benessere
economico per i montanari che, salvo l'emigrazione,
non avevano alternative alla pastorizia o al lavoro
del legno.
Questo insperato benessere passa attraverso la costruzione
di seconde case edificate sui terreni dei montanari,
ma anche con la diffusione dei mestieri legati al turismo:
maestri di sci, guide alpine, albergatori, ristoratori,
commercianti.
Arriviamo così sino alla fine degli anni 80,
quando il periodo d'oro termina (come d'altronde tutti
i periodi d'oro), e ne inizia un terzo: quello della
globalizzazione degli anni 90.
È caratterizzato dalla diffusione del trasporto
aereo, i cui prezzi sono scesi mettendo mete lontane
alla portata di tutti: il Mar Rosso si raggiunge in
5 ore, il Messico in 11 e l'Australia, agli antipodi
per noi, in circa un giorno. Chiunque disponga di una
settimana o di quindici giorni può recarsi in
luoghi che sino a non molti anni fa richiedevano settimane
o mesi di viaggio e, di fatto, rimanevano sogni.
Perciò oggi il turismo alpino non è più
un segno di distinzione, bensì un prodotto come
tanti altri. Gli aspetti eroici dell'alpinismo sono
stati soppiantati dalla visione ludica dell'arrampicata
sportiva; la passeggiata è diventata trekking;
il termalismo si trasforma in benessere e salute; le
strade asfaltate, quelle in terra battuta, i sentieri,
sono oramai percorsi da camper o moto, da biciclette,
da mountain bike; allo sci da discesa si aggiungono
lo snow board, il fondo, le racchette. Tutte attività
che interessano e coinvolgono milioni di persone, anche
se queste si fermano pochi giorni, e gli operatori più
anziani ricordano i "buoni clienti" di una
volta, che restavano in montagna per vacanza anche un
mese
Ma questa è storia d'oggi ed è un futuro
che va vissuto senza nostalgia, proprio per le ragioni
esposte all'inizio: il turismo è un'attività
economica, e come tale va considerata. Nelle Alpi, alle
quote più alte, non c'è che il turismo
per vivere: ed è gioco forza adattarsi alle attese
della clientela oppure la crisi sarà profonda,
e per qualcuno toccherà fare come una volta:
emigrare.
Le immagini
Le illustrazioni di questo articolo sono tratte dal
volume "I manifesti delle Alpi italiane" Priuli
& Verlucca editori, 1996 (p.g.c.)
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