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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento n°1 al
n° 113

Gennaio 2001
Copertina Rivista

SOMMARIO
(testi integrali)

Transumanze, veicolo di culture

Passare le Alpi

La nascita del turismo

Storia della scalata

Le Alpi nell'immaginario


Alpi in festa, riti propiziatori nelle Alpi occidentali

L'Alpe culture e testimonianze dell'Europa alpina

Torino, si rinnova il museo nazionale della montagna

Montagna web

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale montagna
MONTAGNA di Enrico Massone

Passare le Alpi
l'importanza dei valichi negli spostamenti umani

"In principio era il piede. Quattro milioni di anni fa, quando la parola e la coscienza non esistevano ancora, i nostri progenitori camminavano già in posizione eretta". Per Marvin Harris l'esigenza dell'uomo di muoversi sul territorio risale alla notte dei tempi ed è impressa così profondamente nell'animo umano che nulla è riuscito a fermare la sua ricerca di nuovi spazi.
Parole che suonano come versione antropologica della famosa intuizione di Leonardo da Vinci: "Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni della città e lasciare li parenti e amici ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?" In realtà, la figura del viaggiatore è fra le più antiche e il significato del viaggio è da sempre legato al superamento di ostacoli naturali come fiumi, deserti o montagne. Non deve stupire perciò, se fin dai tempi preistorici l'uomo imparò a scavalcare i monti, anche quelli alti e impervi.
Il passo è l'unità minima di spostamento dell'uomo sulla Terra, ma è anche un preciso termine geografico per indicare il punto di passaggio più basso fra due vette, l'apertura di un varco, l'accesso, la via, il cammino, il transito, l'attraversamento di un monte. Salire da una parte e scendere dall'altra è un'azione complessa oltre che ardua, implica il fascino della scoperta e la fame di avventura, è un'impresa carica di sfide e ricca di promesse. Il passo è una porta aperta da tra-passare, un punto dello spazio e del tempo, concreto e simbolico, al quale ogni epoca e civiltà riconosce grande valore.
Le testimonianze non mancano, a cominciare dal passaggio di Annibale che secondo lo storico Polibio, nel settembre del 218 A. C., raggiunse il culmine di un valico alpino imprecisato "vi si accampò e rimase due giorni per far riposare i superstiti e attendere quanti erano rimasti indietro". Poi fu un anonimo pellegrino cristiano a lasciare traccia del suo passaggio nel resoconto "Itinerarium Hierosolymitanum". Era l'anno 333: Bordeaux la città di partenza, Gerusalemme la méta, Moncenisio il passo. Sul finire del primo millennio anche un alto prelato, l'arcivescovo Sigerico, affidò ad un diario le impressioni del suo viaggio da Roma a Canterbury, descrivendo il passaggio di quelle che allora erano chiamate Alpes Paulinae sul colle del Gran San Bernardo. Forse, fu proprio quello scritto a stimolare nel 1045 la costruzione sul punto di valico, di un ospizio per dare ristoro e assistenza ai viandanti. In seguito, i monaci seguaci del fondatore San Bernardo da Mentone, patrono degli alpinisti, selezionarono una razza di cane di dimensioni eccezionali e l'addestrarono per salvare le vittime delle valanghe. Nel maggio del 1800, invece furono i soldati francesi a varcare il Gran San Bernardo e nel settembre dello stesso anno, un decreto stabilì la costruzione "da Briga a Domodossola di una strada praticabile con i cannoni". Napoleone era sensibile al ruolo strategico dei passi alpini e l'apertura della carrozzabile del Sempione favoriva legami più stretti fra Parigi e Milano. La strada inaugurata nel 1805, era un capolavoro d'ingegneria e contava 611 ponti e 525 metri di gallerie per agevolare il tragitto nei punti scoscesi.
Il miglioramento delle comunicazioni stradali contribuiva a rendere le montagne meno ostiche e le avvicinava ad un pubblico anche molto lontano. Prima arrivarono botanici e topografi, geologi e ingegneri minerari, mossi dalla volontà di studiare, di scoprire i segreti di un ambiente sconosciuto e di sfruttarne le risorse. Poi arrivò gente curiosa, mossa dal desiderio di un appagamento personale, in cerca d'ispirazione o con una gran voglia di vedere luoghi nuovi e suggestivi, amante del bello e capace di apprezzare emozioni forti, ma anche di godere, divertirsi, curarsi, riposarsi… Era il variegato popolo dei turisti che nel corso degli ultimi due secoli ha radicalmente cambiato il precedente rapporto fra l'uomo e la montagna. In breve tempo le cime dei monti furono conquistate con ascensioni di appassionati alpinisti, come Don Gnifetti che nel 1842 scalò la vetta più alta del Monte Rosa, meritando un posto d'onore nella memoria dei posteri che intitolarono al suo nome un'altra superba punta del massiccio, sulla quale poi costruirono la Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d'Europa (m 4.559).
Viaggiare attraverso le Alpi non è agevole, ma l'uomo non si è mai scoraggiato e ha trovato soluzioni sempre più sofisticate per ovviare al problema: fino alla seconda metà del sec. XIX le valicava superando i passi naturali, poi costruì i trafori ferroviari (fino al 1914) e autostradali (fino al 1980). Le gallerie hanno la funzione di superare gli impedimenti del terreno o meglio di attenuare i condizionamenti delle forme del territorio per migliorare il movimento delle persone. Le Alpi furono perforate la prima volta nel 1480, quando Luduvico II di Saluzzo fece costruire il 'buco di Viso' per aggirare un tratto pericoloso della mulattiera tra i colli di Traversette e Granero. La galleria, scavata sul Monviso alla quota di quasi 3000 metri, seppure di ridotte dimensioni (lunghezza 75 metri, altezza 2 metri) si dimostrò un'opera utile a facilitare i rapporti di scambio fra gli abitanti delle valle Po e Guil.
Una rete di comunicazione efficiente è il presupposto indispensabile per lo sviluppo della società e come scrisse Victor von Hagen: "il più durevole monumento dell'antica Roma non fu la città stessa, ma ciò che s'irradiava da lei: le sue grandi strade". Oggi la progettazione di nuove linee ferroviarie per treni ad alta velocità, lascia alle gallerie il compito di collegare direttamente i territori pianeggianti posti al di qua e al di là dello spartiacque, perciò i tunnel avranno lunghezze sempre maggiori: 'Alptransit', il traforo del San Gottardo attualmente in costruzione, sarà lungo 57 Km. La Pianura Padana è il centro verso il quale convergono e da cui si dipartono le principali direttrici della catena alpina. Quasi tutti i punti nevralgici ricalcano i tracciati individuati già all'epoca dell'Impero Romano: il Moncenisio (Torino-Parigi), il Sempione (Basilea-Milano), il San Gottardo (Francoforte-Milano), il Brennero (Monaco-Verona) e il Semmering (Vienna-Tarvisio). Paul Guichonnet afferma che "il comparto francese dell'arco alpino, da Ventimiglia al Cenisio, vede passare più di un quarto del movimento complessivo".
Il Piemonte ha un ruolo di primo piano sia nel flusso di traffico alpino sia in quello appenninico diretto verso i porti di Genova, Savona, Imperia e Nizza. La viabilità ligure oltre il giogo, inizia tardi, nel 1821, con l'apertura di una strada carrozzabile che valica l'Appennino sul passo dei Giovi. Fino a quel momento esisteva solo un reticolo di mulattiere che trapassavano l'Appennino in una ventina di punti diversi. La scelta di mantenere il sistema di valico inefficiente, era dettata dalla volontà di impedire ad eventuali contingenti armati provenienti dal retroterra, di penetrare con troppa facilità nel territorio della Repubblica marinara, aggredire la città di Genova e saccheggiarne il porto. L'arretratezza fu presto colmata con l'inaugurazione nel 1853 della linea ferroviaria Torino-Genova che in prossimità del valico s'innesta nella 'Grande galleria dei Giovi', un traforo di 3,2 km, a quell'epoca il più lungo del mondo. Per oltre un secolo il passo dei Giovi fu bersagliato, diventando un concentrato di tunnel senza uguali: oggi conta 6 gallerie e una serie di fori minori per il passaggio delle condutture di oleodotti ed acquedotti.
L'Italia è il paese europeo con il maggior numero di trafori. 1200 km di gallerie ferroviarie e 640 stradali: il doppio di Spagna, Francia e Germania. Le gallerie più lunghe sono localizzate nell'arco alpino occidentale (Gran San Bernardo, Monte Bianco, Frejus) nel Gran Sasso. Dopo le tragiche sciagure del Monte Bianco e dei Tauri, in Austria, in cui hanno perso la vita decine di persone, la sicurezza all'interno delle gallerie è diventato un problema urgente da risolvere. Alcuni tunnel sono ormai inadeguati alle esigenze del traffico sempre più intenso e veloce, e necessitano di accurati interventi di manutenzione.
Per molto tempo, si è considerato l'aumento del traffico come un indicatore di progresso e sviluppo, ma l'incremento dei servizi di trasporto è causa di preoccupanti segnali d'allarme. Nel 1999 il numero dei veicoli pesanti in transito sulle Alpi Svizzere ha raggiunto un nuovo record col passaggio di 1.318.000 camion (7% in più rispetto al '98) mentre il trasporto in ferrovia è diminuito del 2%. L'inquinamento atmosferico provocato dai gas di scarico degli automezzi che attraversano le strade alpine, provoca ingenti danni al delicato equilibrio ambientale, inducendo paesi come Svizzera ed Austria ad imporre limitazioni sempre più restrittive. Ma gli autotreni sono solo la punta di un iceberg. Bisogna aggiungere 60 milioni di turisti che ogni anno si riversano su tutto l'arco alpino e utilizzano prevalentemente mezzi di trasporto privati.

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