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Passare le Alpi
l'importanza dei valichi negli spostamenti umani
"In principio era il piede. Quattro milioni di
anni fa, quando la parola e la coscienza non esistevano
ancora, i nostri progenitori camminavano già
in posizione eretta". Per Marvin Harris l'esigenza
dell'uomo di muoversi sul territorio risale alla notte
dei tempi ed è impressa così profondamente
nell'animo umano che nulla è riuscito a fermare
la sua ricerca di nuovi spazi.
Parole che suonano come versione antropologica della
famosa intuizione di Leonardo da Vinci: "Che ti
move, o omo, ad abbandonare le proprie tue abitazioni
della città e lasciare li parenti e amici ed
andare in lochi campestri per monti e valli, se non
la naturale bellezza del mondo?" In realtà,
la figura del viaggiatore è fra le più
antiche e il significato del viaggio è da sempre
legato al superamento di ostacoli naturali come fiumi,
deserti o montagne. Non deve stupire perciò,
se fin dai tempi preistorici l'uomo imparò a
scavalcare i monti, anche quelli alti e impervi.
Il passo è l'unità minima di spostamento
dell'uomo sulla Terra, ma è anche un preciso
termine geografico per indicare il punto di passaggio
più basso fra due vette, l'apertura di un varco,
l'accesso, la via, il cammino, il transito, l'attraversamento
di un monte. Salire da una parte e scendere dall'altra
è un'azione complessa oltre che ardua, implica
il fascino della scoperta e la fame di avventura, è
un'impresa carica di sfide e ricca di promesse. Il passo
è una porta aperta da tra-passare, un punto dello
spazio e del tempo, concreto e simbolico, al quale ogni
epoca e civiltà riconosce grande valore.
Le testimonianze non mancano, a cominciare dal passaggio
di Annibale che secondo lo storico Polibio, nel settembre
del 218 A. C., raggiunse il culmine di un valico alpino
imprecisato "vi si accampò e rimase due
giorni per far riposare i superstiti e attendere quanti
erano rimasti indietro". Poi fu un anonimo pellegrino
cristiano a lasciare traccia del suo passaggio nel resoconto
"Itinerarium Hierosolymitanum". Era l'anno
333: Bordeaux la città di partenza, Gerusalemme
la méta, Moncenisio il passo. Sul finire del
primo millennio anche un alto prelato, l'arcivescovo
Sigerico, affidò ad un diario le impressioni
del suo viaggio da Roma a Canterbury, descrivendo il
passaggio di quelle che allora erano chiamate Alpes
Paulinae sul colle del Gran San Bernardo. Forse, fu
proprio quello scritto a stimolare nel 1045 la costruzione
sul punto di valico, di un ospizio per dare ristoro
e assistenza ai viandanti. In seguito, i monaci seguaci
del fondatore San Bernardo da Mentone, patrono degli
alpinisti, selezionarono una razza di cane di dimensioni
eccezionali e l'addestrarono per salvare le vittime
delle valanghe. Nel maggio del 1800, invece furono i
soldati francesi a varcare il Gran San Bernardo e nel
settembre dello stesso anno, un decreto stabilì
la costruzione "da Briga a Domodossola di una strada
praticabile con i cannoni". Napoleone era sensibile
al ruolo strategico dei passi alpini e l'apertura della
carrozzabile del Sempione favoriva legami più
stretti fra Parigi e Milano. La strada inaugurata nel
1805, era un capolavoro d'ingegneria e contava 611 ponti
e 525 metri di gallerie per agevolare il tragitto nei
punti scoscesi.
Il miglioramento delle comunicazioni stradali contribuiva
a rendere le montagne meno ostiche e le avvicinava ad
un pubblico anche molto lontano. Prima arrivarono botanici
e topografi, geologi e ingegneri minerari, mossi dalla
volontà di studiare, di scoprire i segreti di
un ambiente sconosciuto e di sfruttarne le risorse.
Poi arrivò gente curiosa, mossa dal desiderio
di un appagamento personale, in cerca d'ispirazione
o con una gran voglia di vedere luoghi nuovi e suggestivi,
amante del bello e capace di apprezzare emozioni forti,
ma anche di godere, divertirsi, curarsi, riposarsi
Era il variegato popolo dei turisti che nel corso degli
ultimi due secoli ha radicalmente cambiato il precedente
rapporto fra l'uomo e la montagna. In breve tempo le
cime dei monti furono conquistate con ascensioni di
appassionati alpinisti, come Don Gnifetti che nel 1842
scalò la vetta più alta del Monte Rosa,
meritando un posto d'onore nella memoria dei posteri
che intitolarono al suo nome un'altra superba punta
del massiccio, sulla quale poi costruirono la Capanna
Regina Margherita, il rifugio più alto d'Europa
(m 4.559).
Viaggiare attraverso le Alpi non è agevole, ma
l'uomo non si è mai scoraggiato e ha trovato
soluzioni sempre più sofisticate per ovviare
al problema: fino alla seconda metà del sec.
XIX le valicava superando i passi naturali, poi costruì
i trafori ferroviari (fino al 1914) e autostradali (fino
al 1980). Le gallerie hanno la funzione di superare
gli impedimenti del terreno o meglio di attenuare i
condizionamenti delle forme del territorio per migliorare
il movimento delle persone. Le Alpi furono perforate
la prima volta nel 1480, quando Luduvico II di Saluzzo
fece costruire il 'buco di Viso' per aggirare un tratto
pericoloso della mulattiera tra i colli di Traversette
e Granero. La galleria, scavata sul Monviso alla quota
di quasi 3000 metri, seppure di ridotte dimensioni (lunghezza
75 metri, altezza 2 metri) si dimostrò un'opera
utile a facilitare i rapporti di scambio fra gli abitanti
delle valle Po e Guil.
Una rete di comunicazione efficiente è il presupposto
indispensabile per lo sviluppo della società
e come scrisse Victor von Hagen: "il più
durevole monumento dell'antica Roma non fu la città
stessa, ma ciò che s'irradiava da lei: le sue
grandi strade". Oggi la progettazione di nuove
linee ferroviarie per treni ad alta velocità,
lascia alle gallerie il compito di collegare direttamente
i territori pianeggianti posti al di qua e al di là
dello spartiacque, perciò i tunnel avranno lunghezze
sempre maggiori: 'Alptransit', il traforo del San Gottardo
attualmente in costruzione, sarà lungo 57 Km.
La Pianura Padana è il centro verso il quale
convergono e da cui si dipartono le principali direttrici
della catena alpina. Quasi tutti i punti nevralgici
ricalcano i tracciati individuati già all'epoca
dell'Impero Romano: il Moncenisio (Torino-Parigi), il
Sempione (Basilea-Milano), il San Gottardo (Francoforte-Milano),
il Brennero (Monaco-Verona) e il Semmering (Vienna-Tarvisio).
Paul Guichonnet afferma che "il comparto francese
dell'arco alpino, da Ventimiglia al Cenisio, vede passare
più di un quarto del movimento complessivo".
Il Piemonte ha un ruolo di primo piano sia nel flusso
di traffico alpino sia in quello appenninico diretto
verso i porti di Genova, Savona, Imperia e Nizza. La
viabilità ligure oltre il giogo, inizia tardi,
nel 1821, con l'apertura di una strada carrozzabile
che valica l'Appennino sul passo dei Giovi. Fino a quel
momento esisteva solo un reticolo di mulattiere che
trapassavano l'Appennino in una ventina di punti diversi.
La scelta di mantenere il sistema di valico inefficiente,
era dettata dalla volontà di impedire ad eventuali
contingenti armati provenienti dal retroterra, di penetrare
con troppa facilità nel territorio della Repubblica
marinara, aggredire la città di Genova e saccheggiarne
il porto. L'arretratezza fu presto colmata con l'inaugurazione
nel 1853 della linea ferroviaria Torino-Genova che in
prossimità del valico s'innesta nella 'Grande
galleria dei Giovi', un traforo di 3,2 km, a quell'epoca
il più lungo del mondo. Per oltre un secolo il
passo dei Giovi fu bersagliato, diventando un concentrato
di tunnel senza uguali: oggi conta 6 gallerie e una
serie di fori minori per il passaggio delle condutture
di oleodotti ed acquedotti.
L'Italia è il paese europeo con il maggior numero
di trafori. 1200 km di gallerie ferroviarie e 640 stradali:
il doppio di Spagna, Francia e Germania. Le gallerie
più lunghe sono localizzate nell'arco alpino
occidentale (Gran San Bernardo, Monte Bianco, Frejus)
nel Gran Sasso. Dopo le tragiche sciagure del Monte
Bianco e dei Tauri, in Austria, in cui hanno perso la
vita decine di persone, la sicurezza all'interno delle
gallerie è diventato un problema urgente da risolvere.
Alcuni tunnel sono ormai inadeguati alle esigenze del
traffico sempre più intenso e veloce, e necessitano
di accurati interventi di manutenzione.
Per molto tempo, si è considerato l'aumento del
traffico come un indicatore di progresso e sviluppo,
ma l'incremento dei servizi di trasporto è causa
di preoccupanti segnali d'allarme. Nel 1999 il numero
dei veicoli pesanti in transito sulle Alpi Svizzere
ha raggiunto un nuovo record col passaggio di 1.318.000
camion (7% in più rispetto al '98) mentre il
trasporto in ferrovia è diminuito del 2%. L'inquinamento
atmosferico provocato dai gas di scarico degli automezzi
che attraversano le strade alpine, provoca ingenti danni
al delicato equilibrio ambientale, inducendo paesi come
Svizzera ed Austria ad imporre limitazioni sempre più
restrittive. Ma gli autotreni sono solo la punta di
un iceberg. Bisogna aggiungere 60 milioni di turisti
che ogni anno si riversano su tutto l'arco alpino e
utilizzano prevalentemente mezzi di trasporto privati.
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