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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento al n° 116
Aprile 2002
Copertina Rivista

SOMMARIO
Testi integrali

Editoria, montagne e letteratura

Monte Tobbio, una montagna tutta mia

Marguareis, dove nessun uomo può vivere


Monte Argentera, tre metri sotto i tremila e trecento

Monviso, il re di pietra

Monte Orsiera, una montagna di leggende

Gran Paradiso, stambecchi, filosofi, alpinisti e...somari

Monte Leone
Hic sunt leones


Monte Rosa, il macigno bianco

Riviste di montagna
Perchè nascono a Torino

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale Cime tempestose
CIME TEMPESTOSE di Fredo Valla

Monviso, il re di pietra

Lo scrittore Pino Cacucci in Monviso Re di Pietra - Omaggio alla montagna e al grande fiume, manifestazione che si svolse al Pian del Re il 13 luglio 1997, si pose una domanda inconsueta: "se il Monviso è più maschio che femmina… Ha un nome da signore elegante, ma è pur sempre una montagna, cioè signora, o meglio madre. Quante volte da bambino, ho ripetuto: 'Il Po nasce dal Monviso…'. Dunque, se ha fatto nascere qualcuno… il Monviso è mamma". Nonostante le incertezze in quell'estate del '97 il Viso visse una grande occasione artistica e mondana. Convennero al suo cospetto, "in un anfiteatro naturale di una dimensione cosmica", musicisti, artisti e scrittori per creare, tutti assieme, una "performance": la prima delle sua storia.
La valle, da Pian Regina alle sorgenti del Po, fu disseminata di installazioni. Poco discosto dalla torbiera di Pian del Re sorsero dodici palchi, disposti in cerchio, sui quali presero posto dodici percussionisti con tamburi, gong, piatti e timballi. Tra una postazione e l'altra sedettero, accovacciati sull'erba, gruppi di ragazzi con i fischietti. In lontananza si udirono voci di cantori e suoni di corni e tromboni.
I contributi letterari vennero offerti al pubblico, con voce autorevole, dall'attore Duilio Del Prete che lesse versi di Roberto Piumini, Maurizio Cucchi, Alda Merini e brevi racconti di Mario Rigoni Stern, Nico Orengo, Umberto Piersanti. Molti poeti e narratori avevano accettato l'invito; ma se alcuni, come Alvise Zorzi e Andrea Zanzotto, preferirono giocare sul tema dell'acqua, altri offrirono i loro versi ad entrambi: il fiume e la montagna.
Vivian Lamarque ricordò la scuola, un giorno di maggio

[…] e il Po dove nasceva e moriva? Io guardavo i primi piumini nell'aria - delta o estuario? destra o sinistra? e dove nasceva? / mi suggerivano "Viso Viso" indicandomi il viso - non capivo / guardavo attonita l'aria…". Giuseppe Conte invocò la montagna; la chiamò "sovrano dei monti, tu padre del fiume, signore dell'acqua e della pietra, / oh tu gigante dalla bocca di neve, ricordo di quel primo cielo e di quella prima era, / oh tu alveare di stelle e di comete, tu energia di tutto quello che scende… obelisco d'aria e di fuoco.

Nico Orengo immaginò folle di infelici imprigionati nel monte, che armati di aghi scavavano assottigliando la roccia, scorticandola verso l'alto finché le scintille trovavano la via dell'aria. Giorgio Luzzi disse che il Monviso era "perno grazioso di un critico cerchio delle pianure". Bruno Gambarotta lo definì "triangolo magico". Carlo Grande se ne dichiarò innamorato: "Ne ho parlato anche agli amici / ti ho indicata da lontano / "Ma sei pazzo - hanno detto - / Ne farai una malattia. / Per una così, troppo alta per te". / Ma che c'entra, anche i cavalli / pensano sempre all'Asia…".
Bruna Peyrot ricordò che il Monviso - alto fra le Alpi occitane - fu abitato da "valdesi che disboscavano gerbidi e foreste, costruivano miande e diffondevano la Parola" a Paesana villaggio ribelle, a Ostana e Oncino. Giorgio Buridan, scrisse una commedia. Un pastiche di citazioni che secoli di letteratura hanno regalato al Monviso e una buffa filastrocca, a tempo di rap, che dipana i tentativi di salire alla vetta: "Altri inglesi certi Matthews / con Jacomb e due fratelli / che di nome sono Croz / vanno vanno per le rocce / sin che giungono alla cima". Fino al ministro Quintino Sella che "alla vista del Gigante… già si ispira / e con aulica prestanza / una lirica gli fa".
Un ricco volume-catalogo fu pubblicato dalle Edizioni Gribaudo di Cavallermaggiore. Raccolse poesie e racconti, documentò il concerto del Pian del Re e le opere d'arte. Il titolo ricalcò la manifestazione: Omaggio alla montagna e al grande fiume - Monviso Re di Pietra, rendendo onore a Ezio Nicoli che di questa immagine verbale era stato l'inventore nel suo libro del '72, dedicato alla vetta delle Cozie [E. Nicoli, Monviso Re di Pietra, Tamari Editori in Bologna, 1972, ristampato da Gribaudo nel 1986].
Sfogliarlo è ancora oggi fondamentale per approfondire la conoscenza della montagna. Il libro comincia con un capitolo dedicato al Monviso negli scrittori. Il primo fu Virgilio (70-19 a.C.) che nel libro X dell'Eneide paragonò la furia re di Cere Mezenzio, nel duello mortale con Enea, al mitico cinghiale delle foreste del Vesulo. In epoca romana ne scrissero anche Poponio Mela e Plinio il Vecchio trattando del Po e al suo corso; ma occorre risalire al medioevo per trovare il nome della montagna citato in opere di letteratura…: a Dante, nel canto XVI dell'Inferno; a Petrarca, che lo disse "il monte più alto della catena… che superando con il suo vertice le nubi si innalza nei cieli tersi" e all'inglese Geoffrey Chaucer che lo citò nei Racconti di Canterbury.
Nel 1511 Leonardo da Vinci scrisse di una cava di pietra bianca "al pié del Monviso"; Monte Viso lo chiamò invece Fra' Leandro Alberti (1479-1552), bolognese, nella sua Descrittione di tutta Italia: "da tutti gli antichi scrittori Mons Vesulus addimandato… egli è questo altissimo monte sassoso et sterile, et nella cima vi è una picciola piazza". Per il Viso, considerato dai romani la vetta più alta del mondo, la citazione fu quasi sempre dovuta. Ne scrissero letterati, storici, geografi, eruditi locali. Pochi, in realtà, dimostrarono di essergli andati vicino. Finché nel 1627 l'abate Valeriano Castiglioni, nella sua Relatione di Monviso all'origine del fiume Po, raccontò un'escursione alle pendici del monte. Gli dedicò versi barocchi: "Questi è quel Genitor, c'ha il crin di nevi, / Veste di ghiaccio, e mascherato il volto / Di nubi, onde a mortali il giorno fura? …".
Il Settecento fu il secolo dei militari geografi, spesso imprecisi. L'Ottocento annunciò l'epoca in cui, come scrisse il Denina, gli uomini avrebbero dato "alle pietre un'anima, ai monti un volto". Nel 1804 il lusernese Lorenzo Garola compì un'escursione con sette amici tra cui una donna. Scrisse: "La Dama, il Cavalier, l'arme, gli amori, / Le cortesie, piacevolezze io canto, / Le fatiche, i disastri e dissapori / Di sette viaggiator, che si dier vanto, / Di valicare monti ed alt'orrori / Del Vesul, che, nell'Alpi spicca tanto". Il secolo vide anche l'opera del saluzzese Giovanni Eandi che al Monviso dedicò numerose pagine della sua opera enciclopedica "Statistica della Provincia di Saluzzo". Nel 1839 Sthendal fece immaginare al nobile Fabrizio del Dongo, protagonista del romanzo La Certosa di Parma, la cerchia dei monti: "… dall'altra parte che il tramonto colorava d'un rosso arancione si disegnavano netti i contorni del Monviso e degli altri picchi delle Alpi che da Nizza risalgono verso il Moncenisio e Torino".
Nel Novecento le citazioni si moltiplicarono: letteratura, alpinismo, poeti dialettali, libri di montagna. Due vogliamo qui ricordare, concepiti ai piedi del Viso: Monviso mon amour, testi e foto di Gianni Aimar di Oncino (edizioni FP - Torino, 1987) e Guida delle Alpi Misteriose e Fantastiche (Sugar Editore, 1972) scritto da Serge Bertino a Ostana.
Viso o Monviso? La prima dizione è quella che più si avvicina alla forma occitana usata nelle valli, espressa graficamente nelle forme lo Viso, o lou Visoul: che è anche il titolo di una poesia di Tòni Baudrier, il grande poeta occitano, scritta per la manifestazione del 1997 a Pian del Re. Versi che si fanno preghiera:

Per nous soulajar, Pàire, per nous ensoulelhar,
nous as dounà 'n pairin, un miralh dau soulelh,
miralh nòu, soulelh vielh,
grand'oumbro, 'schalo-bruno, òuro freid, òuro chaud,
bas e mountant en àut,
per nous pourtar mai àut, bou l'armeto voular…

Per consolarci, per colmarci di sole, Padre,
ci hai dato un padrino, uno specchio del sole
specchio nuovo, sole antico,
grande ombra, scala bruna (crepuscolo), ora freddo, ora caldo,
basso e salente in alto,
per portarci più in alto, con la piccola anima volare…

 

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