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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
supplemento al n° 116
Aprile 2002
Copertina Rivista

SOMMARIO
Testi integrali

Editoria, montagne e letteratura

Monte Tobbio, una montagna tutta mia

Marguareis, dove nessun uomo può vivere


Monte Argentera, tre metri sotto i tremila e trecento

Monviso, il re di pietra

Monte Orsiera, una montagna di leggende

Gran Paradiso, stambecchi, filosofi, alpinisti e...somari

Monte Leone
Hic sunt leones


Monte Rosa, il macigno bianco

Riviste di montagna
Perchè nascono a Torino

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > Speciale Cime tempestose
CIME TEMPESTOSE di Toni Farina

Gran Paradiso, stambecchi, filosofi, alpinisti e...somari

Il Gran Paradiso lo conosco bene, sono salito sulla cima, l'ho "preso in giro" per sentieri e mulattiere, porto ben impresse nella mente le varie prospettive con cui si offre alla vista. Da quella classica con l'infilata della Valnontey a quella "popolare" dal Piano del Nivolé, da quella esclusiva, possibile soltanto in quel luogo d'incanto che è il Vallone di Noaschetta a quella, spesso distratta e frettolosa, concessa da Torino e dalla pianura. Al di là dei ricordi visivi, impressi nella memoria come in un CD Rom, una montagna è però anche qualcosa di più profondo, fatto di sensazioni più o meno sfumate legate a "quella volta in cui…".
Quella volta del Gran Paradiso: è per me una fredda giornata di metà ottobre. Sono trascorsi diversi anni, ma la sensazione è ancora ben presente: Valsavaranche, mulattiera reale per Orvieille, sul terreno una spanna di impalpabile nevina, inatteso dono di uno sbuffo di aria polare passato rapido nella notte. Atmosfera giusta. Il bosco del Fraquèse come un tempio dove entrare con rispetto e discrezione. Unico rumore il vento sugli alberi, tutt'intorno aghi di larice che volteggiano. Camminata lenta tra alti muri vegetali dove, a intervalli, si aprono finestre. Tornanti che sfilano come i grani di un rosario; alcuni brevi, altri lunghi, uno… non finisce più: è il Gran Detor (così lo chiamano in valle). E in fondo al Gran Detor, la sorpresa: tra gli abeti si apre un finestrone sulla cima del Gran Paradiso con il ripido scivolo della parete nord, e il vento che solleva alti pinnacoli di neve sulla cresta sommitale.
Uno spettacolo, coinvolgente e appagante, ma al contempo algido, esageratamente puro. Insomma, un bel quadro, privo però di vita e calore. Che tuttavia, di lì a poco, si materializzano sotto forma di un camoscio in avvicinamento, ignaro della mia presenza.
Rammento che rifiutai il pressante invito della temperatura a muover le gambe e rimasi lì come una statua infreddolita fino a quando, come avvisato da un segnale, il camoscio si voltò e vedendomi si allontanò tranquillo tra i rododendri imbiancati. Come nelle favole, l'incantesimo era rotto e il Gran Paradiso tornò ad essere una semplice montagna, attraente e fumante di neve ma null'altro che montagna. Perché la magia del Granpa sta' nella vita che si percepisce percorrendo i valloni che lo circondano, sta nel suo cuore pulsante.
Un "valore aggiunto" che ha contagiato molti. Fra questi, Anacleto Verrecchia, filosofo e, per tre anni, guardiaparco. Non per nulla, nel suo Diario del Gran Paradiso egli annota:

uno stambecco mi guardava in modo insolito, come se volesse parlarmi. Non era per nulla spaventato e seguiva da vicino ogni mio movimento… alla fine mi si è parato davanti e, come per miracolo, ha detto: "E' inutile che tu ti sprema il cervello leggendo o meditando lungo i sentieri, perché la verità non la troverai mai. Ti condurrò io, se vuoi, alla fonte dei misteri: là potrai aver la risposta che cerchi.
-Dove mi vuoi condurre?
-In alto, sulla cima del Gran Paradiso

Un sogno. Accompagnato però, in un altro punto del Diario, da riflessioni un po' inquietanti: "Anche se visto dal Gran Paradiso, il mondo appare come un manicomio".
Manicomio? E chi sono i pazzi? La gran parte, che le montagne si accontenta di guardarle dal basso oppure chi vuol raggiungerne ad ogni costo la cima per una via ignota. Come Pierre-Joseph Frassy ed Eliseo Jeantet che per primi si misurano con la ripida parete est della montagna: in giornata direttamente da Cogne!
Un viaggio il loro. Alla camminata notturna per la Valnontey segue un lungo peregrinare tra i fantasmi di ghiaccio della Tribolazione. Errori di itinerario, timori, insidie, al secondo tentativo l'ascensione ha successo e una volta in vetta: "… rimpiango che il declino del giorno mi abbia impedito di fare uno studio dettagliato di quanto lo sguardo abbraccia dal Gran Paradiso". Dal resoconto scritto di Frassy non trapela emozione ma, che emozione leggerlo!
E' il settembre del 1869, è l'epoca del vero alpinismo di scoperta. Nove anni prima gli sconosciuti inglesi Cowel e Dundas, accompagnati dalle guide di Chamonix Michel Payot e Pierre Tairraz, hanno posato per primi i piedi sulla cima salendo lungo l'agevole versante sud-ovest (attuale via normale). A quasi un secolo dalla prima assoluta al Monte Bianco e quando gran parte delle vette alpine più importanti sono già state salite.
Alpinisticamente giovane, dunque, il Gran Paradiso, a conferma tra l'altro della sua tardiva scoperta. Questa, secondo Piero Giacosa, la ragione:

… a chi lo guarda da Torino, il Gran Paradiso sovrasta decisamente ai suoi satelliti, come maestosa rocca turrita che li domina […]. Monte curioso questo, che apparisce da lontano e scompare da vicino; nei suoi paraggi immediati o non si scorge affatto o si distingue appena come un particolare insignificante della cresta nevosa suprema".

In effetti, pur imponendo senza ritegno la sua presenza alla pianura piemontese, la montagna resta a lungo "ai margini" e solo a fine '800, dopo decenni di confusione, trova corretta e definitiva collocazione sulle carte. Rimangono tuttavia avvolte dall'incertezza le origini del toponimo.
Le teorie più convincenti parlano di Gran Paradiso quale variazione a "Granta Parei" (grande parete), come la caratteristica montagna della Val di Rhême.
Per i Cogneins dell'800, invece, la montagna era il "gran paradiso" degli stambecchi:

Le Bouquetin d'Europe ne se trouve plus nulle part en Europe, si ce n'est dans le massif alpestre connu sous le nom de Grand Paradis et, par exception, sur quelques sommets du voisinage.

Parole di Amé Gorret. Chissà se lui, l'Ours de la montagne, avrebbe approvato la nascita, cinquant'anni più tardi, del primo parco italiano, istituito soprattutto per salvare il nobile ungulato? Nel dubbio, torniamo al toponimo: come tacere una ipotetica origine religiosa? Il Giacosa però non ne è convinto:

Parrebbe che un asceta estasiato di quelle vette vi abbia visto l'immagine della dimora eterna e vi abbia collocato la scena dell'ultimo viaggio delle anime al soggiorno beato […]. Ma questo battezzatore è esistito?"

Perplessità che certo non traspaiono dagli scritti di Don Piero Solero, bella figura di prete alpinista canavesano, detto non per nulla il Cappellano del Gran Paradiso:

Come un ostensorio sfolgorante il sole è asceso in un gioiosissimo nimbo. Nella sua luce, rivivono, grandiosità sublime, i picchi slanciati, le ardue vette del circo glaciale di Valsoera e Ciardonei."

Ardue vette? Nel rugoso volto piemontese del massiccio, certamente. Assai meno sul lato valdostano, anzi qui il Granpa si offre senza ostacoli che non siano la quota e le possibili bizze meteorologiche. Renato Chabod, figura storica dell'alpinismo valdostano, all'uscita dalla prima scalata sulla parete nord: "Ormai siamo alla fine; fra un quarto d'ora raggiungeremo le rocce e subito dopo la grande strada carovaniera del Gran Paradiso via normale".
Carovaniera! E gli alpinisti come una lunga fila di cammelli in fiaccolata, ansimanti in un deserto di ghiaccio e neve. E' la vista che sovente accompagna il risveglio del guardiaparco Martino Nicolino, nel suo luogo privilegiato di osservazione del Casotto dell'Aouillier, al limitare di Pian Borgno:

una domenica di inizio luglio… nel buio, ancora prima che il cielo inizi a schiarirsi verso Est, le luci delle pile di diversi alpinisti in salita dal rifugio Vittorio Emanuele sulle morene e sui nevai sottostanti il ghiacciaio del Gran Paradiso...

E' così: la fama dell'unico quattromila italico per intero non conosce confini. Il Granpa, un paradiso per tutti: anche per i somari. (senza offesa, naturalmente). Per soddisfare un'umana scommessa, ci salì infatti Cagliostro, giovane asinello della Valsavaranche capace di andare "sur les clapey comme une chèvre".
Giunto, dopo varie peripezie, alla crepaccia terminale:

Cagliostro esita un istante; poi levate le zampe anteriori le posa sul labbro superiore della crepaccia. Dayné lo tira con la corda, io lo spingo energicamente dal treno posteriore; Cagliostro riesce a portare dall'altra parte anche le zampe posteriori. Eravamo a posto; le difficoltà erano finite. A mezzogiorno preciso eravamo alla prima cima, là dove generalmente si fermano le cordate degli alpinisti.

Che manca ancora al Gran Paradiso, montagna celeste, se non uno sguardo dal cielo? Lasciamo al prof. Federico Sacco il compito di colmare la lacuna. Decollato da Torino:

Il velivolo sorvola tra il Grande ed il Piccolo Paradiso, cioè in piena regione paradisiaca; si potrebbe posare su qualche bianco soffice ripiano del Colosso. Ma il pomeriggio avanza, le ombre dei monti si profilano sempre più estese sul candore dei ghiacciai; il velivolo si volge al ritorno passando sopra il mare di nuvole, dritto su Torino. La visione paradisiaca sparisce, come un bianco sogno!

Il sogno, ancora lui! E un invito a sognare lo rivolge Aldo Costa nei racconti del suo Ultimo Grado, dove la montagna si manifesta con evidenza soltanto in copertina, in un dipinto di Renato Chabod. Tuttavia, leggendo con attenzione - e partecipazione - non è difficile riconoscere nella nebbia dell'indeterminatezza valli, valloni, persino baite. Un invito alla ricerca di luoghi, angoli, sentieri, incontri… amori. Per Aldo, così è stato: ce lo rivela l'aletta di copertina: "…esplora sistematicamente il Gruppo del Gran Paradiso e proprio durante un trekking, nel 1991, conosce sua moglie".
E l'amore è forse il modo migliore per chiudere.

Per saperne di più
A. Verrecchia, Diario del Gran Paradiso, Fogola, 1997, Torino
P. G. Frassy, Nuova ascensione al Gran Paradiso, in "Rivista Mensile del CAI", n° 1-2, gennaio e febbraio 1963
P. Giacosa, Cogne, F. Viassone, 1925, Ivrea
A. Gorret, Victor Emmanuel sur les Alpes, F. Casanova, 1878, Torino
P. Solero, Gran Paradiso e altre montagne, CAI sez. di Rivarolo C.se, 1975
R. Chabod, La Cima di Entrelor, Zanichelli, 1969, Bologna
M. Nicolino, dal Diario di Servizio del Parco Nazionale Gran Paradiso, luglio 2001, Torino
G. M. Henry, da "Le Messager Valdôtain", 1932, Aosta
F. Sacco, Attorno al Gran Paradiso in aeroplano, da "Il Parco Nazionale del Gran Paradiso", Vol. II, L. Cecchini, 1928, Torino
A. Costa, Ultimo Grado, Vivalda, 1995, Torino

 

 

 

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