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numero
corrente
n° 121
Anno XVII N. 9
Novembre 2002 |
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"Umbrela, umbrelè
!"
Tra gli emigranti che, nel '700 erano partiti sapendo
costruire trappole per topi o impagliare sedie,
nella zona di Torino, a contatto con gli ambulanti
francesi, alcuni ebbero modo di imparare il mestiere
di ombrellaio.
Nel 1848, a Gignese, al centro della fascia del
Vergante, e oggi località nota per essere
la sede del Museo dell'ombrello e del parasole,
durante il secondo censimento del Regno di Sardegna
furono annoverati ben 18 ombrellai ambulanti.
Alla maniera dei "magnani", gli stagnini,
o dei "mulita", gli arrotini, l'ombrellaio
elaborava il proprio linguaggio arricchendo il dialetto
con voci di ascendenza francese, spagnola e soprattutto
tedesca ma, meraviglia, anche con qualche reminiscenza
latina.
Al Museo di Gignese, dipinte su due ombrelloni dal
pittore Vellan, vengono raccontate due vite esemplari
di ambulanti la cui attività fu coronata
da un successo non solo economico, ma anche sociale,
con donazioni al paesello e una ricca tomba al cimitero.
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