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numero
corrente
n° 121
Anno XVII N. 9
Novembre 2002 |
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I mestieri dell'esodo
Il Piemonte, e le Alpi occidentali in particolare,
come molti altri paesi d'Europa, sono stati per
lungo tempo, terre di emigranti. Questa emigrazione,
presentando differenziazioni sia temporali sia spaziali,
non è stata un fenomeno univoco. Uno degli
aspetti più significativi e controversi,
oggetto di studi e ricerche, è l'esodo temporaneo
dalle vallate alpine.
Era un'emigrazione stagionale che portava soprattutto
i giovani maschi a lasciare, per periodi più
o meno lunghi, il proprio paese di origine alla
ricerca di attività che consentivano di integrare
i modesti redditi famigliari in periodi dell'anno
in cui, altrimenti, sarebbero stati costretti all'ozio
forzato. Ma era anche una ricerca di nuove relazioni
sociali come risposta alla progressiva marginalizzazione
della montagna. Una cultura della mobilità
che si contrapponeva al conservatorismo e all'isolamento
della montagna stessa.
L'industrializzazione, il mito della fabbrica, il
consumismo e i nuovi prodotti decretarono di fatto
la scomparsa di molte attività ambulanti
che, in qualche caso, sopravvissero sino alla metà
degli anni '60.
Spesso divennero iniziative imprenditoriali di successo
che proseguono tuttora, seppure con tecniche e modalità
differenti. Molte coltellerie, ristoranti, pizzicagnoli,
aziende di servizi, trovano la loro origine proprio
da quei poveri montanari, uomini e donne che, animati
anche da un vento di libertà, erravano di
cascina in cascina, di paese in paese spesso dormendo
dove capitava accontentandosi di un piatto di minestra.
Con il tempo, molti mestieri si modificarono: alcuni
furono abbandonati, altri divennero sedentari, e
l'emigrazione da temporanea si trasformò
in definitiva, svuotando le montagne delle sue forze
migliori.
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