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Si spengono le luci,
tacciono le voci
"
e nel buio senti sussurrar
"(Celentano
anni '60) che è successo a Torino alla
Seconda Conferenza dei parchi? Di tutto e di più,
direbbe la Rai. Stand letteralmente saccheggiati
per improponibili gadget o libri che verranno
letti soltanto da cultori della materia, magliette,
ciondoli e cotillons. Un'orgia consumistica da
cui ci illudevamo essere estranei. E poi, naturalmente,
dibattiti, relazioni, interventi politici e relative
polemiche.
Alcuni di alto profilo e contenuto, altri degni
delle chiacchiere da "bar Sport". Contrapposizioni
preconcette costruite sulla caricatura delle idee
non condivise. Discussioni di "lana caprina".
Tipo "viene prima l'uovo o la gallina?".
Tradotto per il mondo della protezione: prima
l'uomo o l'animale, l'uomo e l'animale, l'animale
e poi l'uomo? 1,2,X?
Ad un mese dalla kermesse torinese cosa si è
"depositato"? Sicuramente il ruolo centrale,
ed essenziale per il futuro, delle Regioni. "Un
ruolo, come ha detto e scritto l'assessore Cavallera,
di cui non vogliamo nascondere anche qualche ombra,
ma che ha permesso in questi ultimi dieci anni
di portare il territorio protetto in Italia dal
3 al 9,9 % (oltre il 50% delle aree protette italiane
è stato istituito dalle Regioni)".
In particolare della nostra. Regione "di
riferimento" per le altre, per storia e continuità
di gestione delle aree protette, tesa anche a
Torino ad impedire banalizzazioni, derive neocentraliste,
e per la prosecuzione del dialogo tra le componenti
istituzionali, associazioni ambientaliste e organizzazioni
di categoria.
E poi quello di Federparchi. Altrettanto fondamentale
per come continuerà ad accompagnare questa
rotta con la forza che le deriva dall'essere espressione
dei parchi, del loro lavoro, della loro cultura,
come conferma la piattaforma dei dieci punti di
cui parliamo all'interno.
E i parchi? Senza macchia e senza colpe? No, responsabili.
Almeno di omissioni. Responsabili se talvolta
il ministero pare parlare "di un'altra partita",
di un altro film. Devono attivarsi perché
le ombre (che esistono, sbagliato e controproducente,
negarle) non vengano del tutto fugate. Responsabili
se le associazioni surrogano o riprendono, talvolta
deformandola, la loro voce. Responsabili quando
il mondo dell'informazione sembra scrivere sui
parchi come di un mondo alieno, sconosciuto.
Gli avversari dei parchi hanno utilizzato al Lingotto
di Torino la chiacchiera da bar, superficiale
e disinformata. Contrastarla, ovunque provenga,
non sarà il toccasana assoluto ma certo
aiuterà a fare chiarezza nel ridondante
brusio di fondo che ci assorda.
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