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Viaggiare per fede
Intervista a Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo
di Aosta, incaricato della Conferenza Episcopale
Piemontese per il Turismo.
Computer, Internet e spostamenti sempre più
rapidi, cambiano il nostro modo di vivere.
Invece, nei luoghi sacri il tempo e lo spazio
conservano un valore diverso dall'ordinario. Che
cosa cerca il credente lontano da casa?
Non è facile rispondere. Le motivazioni sono
complesse e le esperienze scelte, differenti da
persona a persona. Penso che pesino una serie
di ragioni: interrompere per un po' di tempo la
"corsa quotidiana", cercare luoghi sacri perché
diversi da quelli di ogni giorno, o perché ricordano
momenti dell'infanzia e epoche passate. C'è chi
cerca oasi dove potersi fermare in silenzio, c'è
chi vuole essere in compagnia di monaci o monache
per partecipare alla loro preghiera e alla loro
vita; c'è in tutti il desiderio di condividere
la propria visione della vita. Alcuni, e non sono
pochi, hanno bisogno di parlare perché stanno
vivendo momenti difficili nella loro esistenza.
Infine credo che ci sia un forte desiderio di
pregare e di ascoltare la Parola di Dio letta
e commentata.
Che cosa hanno in comune i pellegrini di oggi
e i penitenti del Medioevo?
Per gli antichi il pellegrinaggio comportava sempre
una decisione di vita importante, da prendere
o presa; corrispondeva a una vita vissuta con
molta e forte passionalità. La conversione era
frequentemente posta all'interno di un percorso
di marcata evoluzione personale. I moderni sono
in ogni caso vittime delle leggi socio-economiche
della società contemporanea e figli del turismo
organizzato: cercano condizioni sobrie di vita,
ma in ogni caso confortevoli. I pellegrini del
giorno d'oggi cercano silenzio, ma anche cultura.
Molti sono vecchi cristiani insoddisfatti della
loro vita di credenti alla ricerca di maggior
coerenza o convinzione. Ci sono però anche persone
molto solide nella fede in cerca di una vita religiosamente
più piena, più in contatto con le fonti della
fede e della preghiera, più aperta al servizio
al prossimo.
Il Grande Giubileo ha visto un flusso notevole
di fedeli anche verso luoghi diversi da quelli
tradizionalmente più conosciuti. La Sindone a
Torino, i Santuari, le Abbazie, i Sacri Monti
sparsi nel resto del Piemonte, sono importanti
méte del turismo religioso. Qual è la forza di
attrazione dei luoghi cosiddetti "minori"?
I luoghi che Lei chiama minori hanno la forza
della tradizione fino a ieri presente e forse
soltanto da una generazione abbandonata: si tratta
di ritornare. C'è un notevole risveglio di questo
che è vissuto come un ritrovare le radici. Li
accompagna un'operazione a prima vista culturale,
nel senso classico di conoscenze migliori e maggiori
che conduce alla riscoperta della storia -in questo
caso locale- e dell'arte -in questo caso la propria-.
In un mondo dove tutto è di qualcuno questi luoghi
si presentano come di tutti e di nessuno, quindi
appartengono a chi vive oggi ma anche a chi è
vissuto nel passato: per molti un senso religioso
di fede cristiana per ciò che raccontano attraverso
la struttura, il disegno dell'edificio dentro
e fuori, le statue sacre, l'altare, gli affreschi,
le tele… Lì si prega in un altro modo, meglio
che nella propria solita chiesa.
I luoghi della fede sono ricchi d'arte e di
storia. Quali analogie accomunano devoti e cultori
d'arte? Che cosa lega il turismo religioso a quello
culturale-ambientale?
Rispondo raccontando ciò che la Commissione Arte
sacra e turismo religioso che io presiedo, sta
facendo dal 1999. Ogni anno promuove una giornata
di studio e un viaggio-studio. La prima si svolge
in una città del Piemonte che meriti di essere
visitata da chi ha passione per l'arte sacra:
per ora Casale, Vercelli e Torino; in futuro Susa,
Borgo San Dalmazzo... Dopo una lezione teorica
diversa di volta in volta (l'ultima tenuta da
Thimoty Verdon si intitolava: 'La Croce, iconografia
e mistero') si visitano alcuni significativi monumenti
della città. Ed è un modo per valorizzare il patrimonio
di una nostra città offrendo cultura artistica,
storia, liturgia e conoscenza della sacra scrittura
o della vita di santi. La seconda iniziativa è
una vera e propria iniziazione culturale e di
fede all'arte sacra e privilegia cattedrali, monasteri,
basiliche, iniziando dalle più antiche. Le visite
sono tenute da esperti che possiedono cultura
storica liturgica e artistica e finora hanno interessato
Grado, Aquileia, Ravenna, Pomposa. Uno degli obiettivi
che ci guida di fronte a un'opera è di ricostruire
per quanto possibile la visione della vita (anche
le condizioni di vita) e insieme il pensiero di
fede che era proprio di chi l'ha commissionata
o eseguita. Noi riteniamo che una lettura artistica
non sia completa né vera se non si sottopone anche
a questa attenta ricostruzione. Questo metodo,
unito agli approfondimenti liturgici e scritturistici,
risponde alla domanda relativa al rapporto arte/fede
e devozione. Come si vede non sono sue cose separate
e distinte. La storia locale anch'essa compone
i due aspetti ed evita di fare della devozione
una cosa diversissima dall'arte. E' l'intreccio
continuo tra raffigurazione di scene bibliche
o di biografie di santi e la vita concreta delle
popolazioni (la sofferenza del popolo e quel crocifisso;
i pesi e le sofferenze delle madri e quel modo
di rappresentare la vergine Maria).
Il turismo religioso è un'importante risorsa
anche sotto il profilo economico e può contribuire
a colmare il divario di sviluppo delle località
periferiche. Anche il Piemonte registra questa
tendenza?
A mio modo di vedere il turismo religioso contribuisce,
per ora almeno, in una misura molto modesta allo
sviluppo delle località decentrate. Non so che
cosa potrà succedere nel futuro: in ogni caso
va detto che il turista religioso appartiene al
un livello socio economico medio e la sua cultura
non è molto elevata, salvo eccezioni che non mancano.
I tempi perché avvenga una valorizzazione del
ricchissimo, in gran parte sconosciuto e disperso,
patrimonio artistico del nostro Piemonte sono
molto lunghi. Devo però dire che negli ultimi
tempi si assiste ad un risveglio di sensibilità
molto promettente. Lo dimostra il buon esito che
hanno avuto le nostre iniziative.
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