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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 119

Anno XVII N. 6
Agosto/Settembre 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
Sentieri, viottoli, mulattiere...
PARCHI PIEMONTESI
Barraggia, ultimo incolto padano
PARCHI PIEMONTESI
La lontra del Ticino
C'era. E' sparita, ora è tornata

L'ITALIA DEI PARCHI SI INCONTRA
Seconda Conferenza nazionale Aree naturali protette
RICERCA
Il "Radeau des Cimes",
un'appassionante avventura umana e scientifica

BOTANICA
Alberi nostri nemici?
BOTANICA
Orchidee, passione sfrenata
RIFIUTI
Prossima stazione: Leonia
ANIMALI E LETTERATURA
Il meraviglioso bestiario di Marco Polo
ANIMALI TOTEMICI
Cervo, la morte come dono di vita
VALLI OLIMPICHE
Il faro di San Michele
tra angeli e pellegrini

TURISMO RELIGIOSO
Viaggiare per fede
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
In cammino con Maria Maddalena
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Architettura ed ambiente,
la modernizzazione delle Alpi

AMBIENTI
La Vena del Gesso romagnola, un parco mai nato, o finora mancato
SVILUPPO
Il rapporto del club di Roma trent'anni dopo
DAL MONDO DELLA RICERCA
Attenzione al gabbiano corso
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E' tempo di vacanze!

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TURISMO RELIGIOSO di Enrico Massone

Viaggiare per fede

Intervista a Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo di Aosta, incaricato della Conferenza Episcopale Piemontese per il Turismo.

Computer, Internet e spostamenti sempre più rapidi, cambiano il nostro modo di vivere.
Invece, nei luoghi sacri il tempo e lo spazio conservano un valore diverso dall'ordinario. Che cosa cerca il credente lontano da casa?
Non è facile rispondere. Le motivazioni sono complesse e le esperienze scelte, differenti da persona a persona. Penso che pesino una serie di ragioni: interrompere per un po' di tempo la "corsa quotidiana", cercare luoghi sacri perché diversi da quelli di ogni giorno, o perché ricordano momenti dell'infanzia e epoche passate. C'è chi cerca oasi dove potersi fermare in silenzio, c'è chi vuole essere in compagnia di monaci o monache per partecipare alla loro preghiera e alla loro vita; c'è in tutti il desiderio di condividere la propria visione della vita. Alcuni, e non sono pochi, hanno bisogno di parlare perché stanno vivendo momenti difficili nella loro esistenza. Infine credo che ci sia un forte desiderio di pregare e di ascoltare la Parola di Dio letta e commentata.

Che cosa hanno in comune i pellegrini di oggi e i penitenti del Medioevo?
Per gli antichi il pellegrinaggio comportava sempre una decisione di vita importante, da prendere o presa; corrispondeva a una vita vissuta con molta e forte passionalità. La conversione era frequentemente posta all'interno di un percorso di marcata evoluzione personale. I moderni sono in ogni caso vittime delle leggi socio-economiche della società contemporanea e figli del turismo organizzato: cercano condizioni sobrie di vita, ma in ogni caso confortevoli. I pellegrini del giorno d'oggi cercano silenzio, ma anche cultura. Molti sono vecchi cristiani insoddisfatti della loro vita di credenti alla ricerca di maggior coerenza o convinzione. Ci sono però anche persone molto solide nella fede in cerca di una vita religiosamente più piena, più in contatto con le fonti della fede e della preghiera, più aperta al servizio al prossimo.

Il Grande Giubileo ha visto un flusso notevole di fedeli anche verso luoghi diversi da quelli tradizionalmente più conosciuti. La Sindone a Torino, i Santuari, le Abbazie, i Sacri Monti sparsi nel resto del Piemonte, sono importanti méte del turismo religioso. Qual è la forza di attrazione dei luoghi cosiddetti "minori"?
I luoghi che Lei chiama minori hanno la forza della tradizione fino a ieri presente e forse soltanto da una generazione abbandonata: si tratta di ritornare. C'è un notevole risveglio di questo che è vissuto come un ritrovare le radici. Li accompagna un'operazione a prima vista culturale, nel senso classico di conoscenze migliori e maggiori che conduce alla riscoperta della storia -in questo caso locale- e dell'arte -in questo caso la propria-. In un mondo dove tutto è di qualcuno questi luoghi si presentano come di tutti e di nessuno, quindi appartengono a chi vive oggi ma anche a chi è vissuto nel passato: per molti un senso religioso di fede cristiana per ciò che raccontano attraverso la struttura, il disegno dell'edificio dentro e fuori, le statue sacre, l'altare, gli affreschi, le tele… Lì si prega in un altro modo, meglio che nella propria solita chiesa.

I luoghi della fede sono ricchi d'arte e di storia. Quali analogie accomunano devoti e cultori d'arte? Che cosa lega il turismo religioso a quello culturale-ambientale?
Rispondo raccontando ciò che la Commissione Arte sacra e turismo religioso che io presiedo, sta facendo dal 1999. Ogni anno promuove una giornata di studio e un viaggio-studio. La prima si svolge in una città del Piemonte che meriti di essere visitata da chi ha passione per l'arte sacra: per ora Casale, Vercelli e Torino; in futuro Susa, Borgo San Dalmazzo... Dopo una lezione teorica diversa di volta in volta (l'ultima tenuta da Thimoty Verdon si intitolava: 'La Croce, iconografia e mistero') si visitano alcuni significativi monumenti della città. Ed è un modo per valorizzare il patrimonio di una nostra città offrendo cultura artistica, storia, liturgia e conoscenza della sacra scrittura o della vita di santi. La seconda iniziativa è una vera e propria iniziazione culturale e di fede all'arte sacra e privilegia cattedrali, monasteri, basiliche, iniziando dalle più antiche. Le visite sono tenute da esperti che possiedono cultura storica liturgica e artistica e finora hanno interessato Grado, Aquileia, Ravenna, Pomposa. Uno degli obiettivi che ci guida di fronte a un'opera è di ricostruire per quanto possibile la visione della vita (anche le condizioni di vita) e insieme il pensiero di fede che era proprio di chi l'ha commissionata o eseguita. Noi riteniamo che una lettura artistica non sia completa né vera se non si sottopone anche a questa attenta ricostruzione. Questo metodo, unito agli approfondimenti liturgici e scritturistici, risponde alla domanda relativa al rapporto arte/fede e devozione. Come si vede non sono sue cose separate e distinte. La storia locale anch'essa compone i due aspetti ed evita di fare della devozione una cosa diversissima dall'arte. E' l'intreccio continuo tra raffigurazione di scene bibliche o di biografie di santi e la vita concreta delle popolazioni (la sofferenza del popolo e quel crocifisso; i pesi e le sofferenze delle madri e quel modo di rappresentare la vergine Maria).

Il turismo religioso è un'importante risorsa anche sotto il profilo economico e può contribuire a colmare il divario di sviluppo delle località periferiche. Anche il Piemonte registra questa tendenza?
A mio modo di vedere il turismo religioso contribuisce, per ora almeno, in una misura molto modesta allo sviluppo delle località decentrate. Non so che cosa potrà succedere nel futuro: in ogni caso va detto che il turista religioso appartiene al un livello socio economico medio e la sua cultura non è molto elevata, salvo eccezioni che non mancano. I tempi perché avvenga una valorizzazione del ricchissimo, in gran parte sconosciuto e disperso, patrimonio artistico del nostro Piemonte sono molto lunghi. Devo però dire che negli ultimi tempi si assiste ad un risveglio di sensibilità molto promettente. Lo dimostra il buon esito che hanno avuto le nostre iniziative.

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