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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 119

Anno XVII N. 6
Agosto/Settembre 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
Sentieri, viottoli, mulattiere...
PARCHI PIEMONTESI
Barraggia, ultimo incolto padano
PARCHI PIEMONTESI
La lontra del Ticino
C'era. E' sparita, ora è tornata

L'ITALIA DEI PARCHI SI INCONTRA
Seconda Conferenza nazionale Aree naturali protette
RICERCA
Il "Radeau des Cimes",
un'appassionante avventura umana e scientifica

BOTANICA
Alberi nostri nemici?
BOTANICA
Orchidee, passione sfrenata
RIFIUTI
Prossima stazione: Leonia
ANIMALI E LETTERATURA
Il meraviglioso bestiario di Marco Polo
ANIMALI TOTEMICI
Cervo, la morte come dono di vita
VALLI OLIMPICHE
Il faro di San Michele
tra angeli e pellegrini

TURISMO RELIGIOSO
Viaggiare per fede
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
In cammino con Maria Maddalena
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Architettura ed ambiente,
la modernizzazione delle Alpi

AMBIENTI
La Vena del Gesso romagnola, un parco mai nato, o finora mancato
SVILUPPO
Il rapporto del club di Roma trent'anni dopo
DAL MONDO DELLA RICERCA
Attenzione al gabbiano corso
AVVISI AI NAVIGANTI
E' tempo di vacanze!

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > n° 119
ANIMALI TOTEMICI di Patrizia Rossi

Cervo
La morte come dono di vita

Secondo i Nativi Americani la vita è sacra, ma lo è anche la morte: ogni processo, uccidere, mangiare, defecare, non è altro che un rimettere in circolo, un "riciclare" come diciamo noi oggi.

Un loro principio importante, logico secondo una prospettiva di totale uguaglianza, è che ogni essere merita di vivere: questo porta ad un paradosso, specialmente nei confronti del cervo. Infatti, perché gli umani possano vivere, alcuni cervi devono morire.

Quindi, un tema ricorrente nelle storie dei Nativi Americani sul cervo è il tentativo di ricomporre questa contraddizione. Se la disponibilità dei cervi fosse data per certa, essi sarebbero ingiustificatamente sminuiti come esseri viventi, si sentirebbero insultati e così rifiuterebbero di darsi agli umani.

Il sottile messaggio è che anche il cervo può fare le sue scelte. Invece del punto di vista antropocentrico che fa dire al cacciatore "oggi non ho cacciato bene" c'è l'umile riconoscimento che il mondo ha i suoi propri disegni, indipendenti dai nostri desideri.
Un cacciatore pellerossa dirà invece: "Il cervo non vuole morire per me, oggi".

 
 
 
 

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