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Baraggia, l'ultimo incolto
padano
Col nome "baraggia" si intende un terreno, di
norma piatto, incolto, poco fertile, ricoperto
soprattutto da erbe, frammiste ad alberi e cespugli
radi.
Fino a metà del 19° secolo le baragge occupavano
buona parte della fascia pedemontana delle provincie
di Biella, Vercelli e Novara, interessando circa
40.000 ettari di pianura.
Ma che differenze dividono questa parte di alta
Padania dalla sottostante che è sicuramente più
fertile e umida?
Sostanzialmente due: posizione morfologica rilevata
rispetto alla restante campagna e composizione
del suolo. Il primo fattore si evidenzia sottoforma
di altopiani, dove manca quasi del tutto la circolazione
idrica superficiale. Il secondo si caratterizza
per la presenza di terreni argillosi, fini e costipati,
per nulla fertili.
Questa situazione si ripercuote negativamente
sulla flora spontanea, soprattutto sulle piante,
consentendo lo sviluppo solo a erbe e cespugli.
Gli alberi laddove crescono, rimangono minuti,
quasi "nanizzati".
L'incapacità di trattenere acqua negli interstizi
del suolo fa della baraggia un ambiente arido
nei mesi estivi, quando per effetto dell'evaporazione
la terra si secca: questo aspetto contribuisce
a selezionare oltremodo la vegetazione.
Inoltre l'uomo nei secoli l'ha sottoposta ad un
trattamento brutale: disboscamenti, pascolamento
intensivo e ricorrenti incendi. Questi, se da
un lato hanno inibito la ricostituzione della
flora originaria, dall'altro hanno favorito l'affermarsi
di un'associazione, la brughiera, che ha caratterizzato
il paesaggio baraggivo sino ad oggi.
Questa prende il nome dal brugo che è diffuso
nei luoghi più asciutti, mentre nei luoghi più
umidi prospera una graminacea, la molinia che
ingiallendo in autunno dona quell'aspetto suggestivo
di savana africana. Indubbiamente è proprio l'aspetto
paesistico che rende unica la baraggia in tutto
il Vecchio Mondo.
La baraggia non è importante solo per la fruizione,
ma anche per la conservazione della natura, poiché
ospita specie animali rare che nel resto della
Pianura Padana trovano ormai pochi altri rifugi
naturali, scampati alla "bonifica agraria". Troviamo
specie rare tra i gli insetti e tra gli anfibi,
ma la Classe sicuramente più rappresentativa è
quella degli uccelli.
In totale sono state osservate sinora 170 specie
di uccelli, con "preziosità" come la cicogna nera,
la gru, l'aquila minore e la Ghiandaia marina.
Questa ricchezza ornitologica dell'habitat baraggivo
è da attribuire al modo composito in cui la vegetazione
si presenta agli occhi dei volatili, consentendo
l'alternarsi di microambienti e biotopi del tutto
diversi. Tanta bellezza e ricchezza merita un'attenta
protezione. Eppure l'ambiente della baraggia è
stato per lungo tempo considerato un semplice
incolto, atto solo ad essere bonificato.
Se non fosse stato per la sensibilità di persone
amanti della loro terra forse non sarebbe rimasto
neppure quel poco che oggi rimane. Sotto la spinta
popolare la Regione Piemonte ha varato diversi
provvedimenti di tutela per arrivare all'istituzione
definitiva della Riserva naturale orientata delle
Baragge (L.R. 14 gennaio 1992, n. 3), nata col
compito di tutelare e conservare le aree baraggive
superstiti.
Solo continuando ad investire risorse e ad interessarsi
con passione e competenza di questo ambiente speciale,
salveremo una perla, unica e irripetibile di natura
italiana.
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