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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 119

Anno XVII N. 6
Agosto/Settembre 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
Sentieri, viottoli, mulattiere...
PARCHI PIEMONTESI
Barraggia, ultimo incolto padano
PARCHI PIEMONTESI
La lontra del Ticino
C'era. E' sparita, ora è tornata

L'ITALIA DEI PARCHI SI INCONTRA
Seconda Conferenza nazionale Aree naturali protette
RICERCA
Il "Radeau des Cimes",
un'appassionante avventura umana e scientifica

BOTANICA
Alberi nostri nemici?
BOTANICA
Orchidee, passione sfrenata
RIFIUTI
Prossima stazione: Leonia
ANIMALI E LETTERATURA
Il meraviglioso bestiario di Marco Polo
ANIMALI TOTEMICI
Cervo, la morte come dono di vita
VALLI OLIMPICHE
Il faro di San Michele
tra angeli e pellegrini

TURISMO RELIGIOSO
Viaggiare per fede
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
In cammino con Maria Maddalena
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Architettura ed ambiente,
la modernizzazione delle Alpi

AMBIENTI
La Vena del Gesso romagnola, un parco mai nato, o finora mancato
SVILUPPO
Il rapporto del club di Roma trent'anni dopo
DAL MONDO DELLA RICERCA
Attenzione al gabbiano corso
AVVISI AI NAVIGANTI
E' tempo di vacanze!

I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > n° 119
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE di Luciano Bolzon, architetto

Architettura ed ambiente
La modernizzazione delle Alpi

Nel ventesimo secolo avviene la definitiva trasformazione delle Alpi, e della montagna in genere, che porterà con sé l'epocale modificazione dei luoghi, delle persone e delle loro costruzioni.
Il legame esistente fra la natura coincidente con i luoghi ed i contesti costruiti, da sempre caratterizzato da una lotta per la sopravvivenza, perde la sua intrinseca saldezza e diviene lotta per la ricchezza materiale.

Un altro concetto non trascurabile del fenomeno di sfruttamento dei territori alpini, precedentemente interessati soltanto da quelle attività sociali e naturali che ne garantivano la sopravvivenza, è la rapidità con cui ha avuto luogo il cambiamento; difatti da un ambiente come quello della montagna dove regnava una immutabilità totale, quasi una condizione stabilita a priori, si è andati verso un sistema di tipo aperto che ne ha provocato celermente la modificazione.

In un ambiente come quello alpino dove è sempre stato impossibile costruire senza sottrarre porzioni vitali al territorio, la modernità ha esportato linguaggi derivati dalla combinazione di poetiche moderne ed elementi locali, che sicuramente non hanno avuto come conseguenza il formarsi di uno stile moderno in montagna; i nuovi fenomeni di urbanizzazione dei territori alpini, come la costruzione delle nuove cattedrali alpine dell'elettricità, le centrali idroelettriche, dei rifugi e degli alberghi, saldavano l'idea borghese del benessere con le valenze che l'ambiente montano offriva, divenendo sovrapposizioni alle preesistenti realtà costruite.

L'architettura alpina del XX secolo ha tuttavia mostrato spesso due sostanziali aspetti, due qualità di fondo: il coraggio e la curiosità. Il coraggio proprio laddove per vivere e per abitare è necessario osare; la curiosità perché è stata l'unico modo per inserire la diversità della costruzione nata in città, con tutte le sue peculiarità date per scontate in ambiente urbano, come la tecnologia, inserite a forza in un ambiente dove vigevano modi di esistere legati alle possibilità presenti nella natura.

E proprio nelle costruzioni alpine l'arditezza costruttiva è stata frequentemente condizione di fondo per una spinta progettuale ancorata a fattori produttivi e turistici a loro volta legati agli inarrestabili processi di modernizzazione; molte architetture sono divenute esemplari di un certo modo di intendere il progetto in montagna.

Al riguardo vanno citate le centrali idroelettriche ed alcuni rifugi realizzati nell'ambiente alpino come espressioni di modalità di imposizione nel paesaggio, dove l'architettura assume un ruolo eloquente in ambienti naturali che fino a quel momento si erano misurati con ben altre realtà.

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Piemonte Parchi
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