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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 119

Anno XVII N. 6
Agosto/Settembre 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
Sentieri, viottoli, mulattiere...
PARCHI PIEMONTESI
Barraggia, ultimo incolto padano
PARCHI PIEMONTESI
La lontra del Ticino
C'era. E' sparita, ora è tornata

L'ITALIA DEI PARCHI SI INCONTRA
Seconda Conferenza nazionale Aree naturali protette
RICERCA
Il "Radeau des Cimes",
un'appassionante avventura umana e scientifica

BOTANICA
Alberi nostri nemici?
BOTANICA
Orchidee, passione sfrenata
RIFIUTI
Prossima stazione: Leonia
ANIMALI E LETTERATURA
Il meraviglioso bestiario di Marco Polo
ANIMALI TOTEMICI
Cervo, la morte come dono di vita
VALLI OLIMPICHE
Il faro di San Michele
tra angeli e pellegrini

TURISMO RELIGIOSO
Viaggiare per fede
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
In cammino con Maria Maddalena
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Architettura ed ambiente,
la modernizzazione delle Alpi

AMBIENTI
La Vena del Gesso romagnola, un parco mai nato, o finora mancato
SVILUPPO
Il rapporto del club di Roma trent'anni dopo
DAL MONDO DELLA RICERCA
Attenzione al gabbiano corso
AVVISI AI NAVIGANTI
E' tempo di vacanze!

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BOTANICA di Daniele Castellino

Gli alberi nostri nemici?

Nel passato gli alberi godevano di un'alta considerazione in ogni parte del mondo: erano rispettati, curati e spesso si attribuivano loro significati che trascendevano la realtà.
Col tempo questo rapporto è mutato: lo sviluppo dell'agricoltura ha determinato la scomparsa delle foreste planiziali delle regioni temperate e poi l'urbanizzazione ha allontanato le genti dalle campagne e le menti dai ritmi naturali.

Negli ultimi decenni il manto forestale della nostra regione è in effetti cresciuto, incendi e speculazioni edilizie permettendo, per via dell'abbandono delle zone collinari e montane.
La migliore tutela dei boschi è costituita non tanto da una scelta razionale dell'uomo quanto dalla scarsa remuneratività del loro sfruttamento legata soprattutto alle difficoltà di accesso.

Per gli alberi delle zone intensamente abitate di pianura e di collina il discorso è diverso: qui, a parte i pioppeti artificiali ben diversi da un vero bosco, gli alberi e le siepi ai bordi dei campi vanno scomparendo. Da sempre gli uomini si procurano la legna ma oggi sembra che esistano solo buone ragioni per abbattere gli alberi e nessuna per piantarne di nuovi.

I grandi viali che che si dipartivano a raggiera da Torino verso tutte le direzioni sono spariti quasi del tutto. Vicino alle case gli alberi creano solo fastidi. Paradossalmente anche nei parchi pubblici i grandi alberi possono diventare di troppo: gli esemplari più vecchi e malati possono costituire fonti oggettive di pericolo e come tali vanno rimossi e sostituiti, sono purtroppo frequenti le potature selvagge e le eliminazioni indiscriminate.

Ma è soprattutto nella campagna coltivata che gli alberi stanno vivendo la loro più brutta stagione, nell'ambito di un grave processo di riduzione generalizzata della biodiversità. La foresta, scomparsa come tale da tempo, aveva lasciato sul territorio una impronta tenace e preziosa: le siepi, i filari ed i grandi esemplari di alberi, i boschetti residui e le fasce golenali costituivano fino a pochi anni orsono una rete preziosa dove erano presenti quasi tutte le specie vegetali e molte di quelle animali originarie a garanzia della continuità e della diversità biologica.

Nella nostra mentalità sta diventando scontata la distinzione fra luoghi dove l'Uomo vive e produce e "santuari dove esiste ancora la Natura"; questo modo di vedere esprime la dicotomia gravissima che diverse componenti della nostra cultura (religione, letteratura, tecnologia, finanza), attraverso percorsi diversi ma convergenti, hanno contribuito a creare fra l'umanità e il resto del sistema vivente.

La ricomposizione di questa frattura ideologica è essenziale per tutti noi e, naturalmente, la "questione alberi" è solo una tessera di un complesso mosaico in cui però ogni particolare è essenziale. Oggi si rischia di ridurre gli alberi alla condizione aberrante di "esseri da zoo", confinati in oasi dove la loro esistenza viene sfruttata a scopo ricreativo.
Si tratterebbe di una perdita gravissima sotto tutti gli aspetti: economico, sociale e culturale.

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