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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 116

Anno XVII N. 4 Aprile 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
I parchi e l'Europa
CARTOGRAFIA E PAESAGGIO
La mappa dell'imperatore
PARCHI NEL MONDO
Tongariro vulcani agli antipodi
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Montagne sacre, dove abita lo spirito divino
ANNO INTERNAZIONALE DELLE MONTAGNE
Il Beleno, montagna di fuoco
RISORSE E TERRITORIO
La geografia del turismo in Piemonte
PARCHI PIEMONTESI
Il rospodotto di Avigliana
ORNITOLOGIA
Sulle tracce del fagiano di monte nel Veglia-Devero
VALLI OLIMPICHE
Moncenisio Railway
FOTOGRAFIA NATURALISTICA
Leggere un'immagine
STORIA DEL TERRITORIO
Il Buco di Viso
TOMISIDI
Ragni d'agguato
PARCHI PIEMONTESI
Notturno alla Mandria
DAL MONDO DELLA RICERCA
Gestire i cinghiali nei parchi
SENTIERI PROVATI
L'anello delle nocciole e delle orchidee
NOTIZIE
Parchi piemontesi Lavori in corso
AVVISI AI NAVIGANTI
Montagne sacre

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FOTOGRAFIA NATURALISTICA di Fabio Liverani

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L'età in cui viviamo è fortemente condizionata dall'immagine, la quale non solo affianca, ma a volte sostituisce la parola scritta. Il sopravvento della comunicazione delle immagini, rispetto a quella della parola scritta, è spiegato dall' immediatezza di lettura e di percezione del messaggio che la fotografia e le arti visive in genere possiedono.
L'immagine fotografica è rappresentazione. La fotografia non è mai la cosa fotografata, non è la realtà che ci sta davanti al momento dello scatto, è una rappresentazione della realtà dal nostro punto di vista, dettata dal nostro senso compositivo: è quindi l'espressione di come vediamo noi un determinato soggetto. La fotografia è comunicazione, il modo in cui comunichiamo influenza notevolmente ciò che comunichiamo. Attraverso obiettivi, pellicole, luce, esposizione e una buona posizione dove scattare, è possibile esaltare un aspetto od un altro dell'inquadratura. Con le nostre scelte noi comunichiamo ciò che in quel momento ci ha colpito. E' quindi importante conoscere bene la tecnica e il linguaggio fotografico per avere le basi culturali e riuscire a comporre inquadrature pulite, in modo che il soggetto non venga sopraffatto da ciò che lo circonda. La cosa più importante da fare, prima di scattare, è soffermarsi a valutare cosa vogliamo ottenere, cosa vogliamo comunicare per non eseguire immagini banali o di una confusione incomprensibile.
La fotografia naturalistica - già il termine è ambiguo e poco specifico ma in italiano non esiste l'equivalente del termine anglosassone wildlife photographer (fotografo della vita selvaggia) - è considerata una nicchia inferiore, dal punto di vista creativo artistico, ad altri generi fotografici come, ad esempio, la figura umana e la moda. Se poi consideriamo che la fotografia in genere è da molti considerata come un'arte minore, possiamo facilmente immaginare la difficoltà di districarsi in un mercato come quello italiano.
La fotografia naturalistica copre distanze enormi, provoca stupori ed emozioni, nessun genere fotografico può essere così emozionante. E, come nella totalità delle discipline creative, non è mai frutto del caso, ma di un attento studio scientifico delle specie ritratte, di una continua ricerca estetica atta a produrre immagini che non siano semplici ritrattini di animali, ma fotografie gradevoli, comunicative e di assoluto rigore. Prima bisogna essere attenti tecnici, in modo da poter sfruttare le attrezzature e le tecniche fotografiche al meglio, successivamente pazienti naturalisti, ed infine, ma non per ordine di importanza, sensibili poeti pronti a cogliere un'emozione e a trasferirla sulla pellicola.

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Servizio a cura del Settore Pianificazione aree protette
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