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Rorà e l'ecomuseo
della pietra
La visita all'Ecomuseo inizia dalla Borgata
Prà del Torno, un grumo di case disabitate
situate poco più sotto l'immenso
bacino della Pietra di Luserna, dove ancora
oggi si lavora quotidianamente in uno scenario
"futuristico" di imponente meccanizzazione,
inimmaginabile quando si pensa alla quiete
montana. Scendendo lungo un ripido dirupo,
si giunge poi alla cava del Tupinet, di
origine ottocentesca e in disuso dagli anni
'50, allestita a fini museali a cura del
dipartimento di Progettazione architettonica
della Facoltà di Architettura di
Torino, che ha provveduto alla sua messa
in sicurezza sistemando parapetti e altri
accorgimenti, senza creare forti contrasti
con l'ambiente circostante. L'ultima tappa
è il Museo Valdese, un'antica locanda,
oggi restaurata, in cui sono allestite diverse
sezioni: una descrive la lavorazione della
pietra nel vallone di Rorà usando
materiali iconografici, pannelli descrittivi
e antichi attrezzi; l'altra ricostruisce
gli ambienti della vita domestica e del
lavoro della comunità locale; mentre
è in allestimento una sala che illustrerà
la storia della comunità rorenga.
Raccontare cose che non ci sono più,
spesso dimenticate. Le persone che ne hanno
memoria sono anziane, e vengono a mancare.
I cavatori che oggi lavorano con le draghe
vengono da fuori, e probabilmente non conoscono
la storia di chi vi lavorava prima di loro,
a suon di cunei e scalpelli. Non conoscono
il lavoro di un tempo, che incominciava
il lunedì mattino e continuava ininterrottamente
per una settimana. E probabilmente non sanno
che i rorenghi non sono stati solo cavatori,
ma anche boscaioli, agricoltori, allevatori:
coltivavano le cave mentre badavano a tutto
il resto.
Questo è l'obiettivo dell'Ecomuseo
della pietra di Rorà, in Val Pellice.
Per informazioni:
AGESS (Agenzia per lo sviluppo sostenibile
della Val Pellice)
tel. 0121 934907, fax 0121 934013, e-mail
agess@libero.it
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