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Mensile di informazione e divulgazione naturalistica
 
numero corrente
n° 114

Anno XVII N. 2 Febbraio 2002
Copertina Rivista, particolare

EDITORIALE
Olimpiadi e cultura
PARCHI ITALIANI
Viaggio nel Bel Paese
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Si fa presto a dire acqua
UOMINI E ANIMALI
Anna dei delfini
VALLI OLIMPICHE
Moncenisio porta della Savoia
UOMO, MEMORIA, TERRITORIO
- Rorà e l'ecomuseo della pietra
- Gli infernot per il vino
- Un mestiere senza eredi
- Una valle di pietra
- La pietra ollare umile eppur preziosa
- Liguria: l'Ecomuseo dell'ardesia
PARCHI PIEMONTESI
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I Parchi del Piemonte > Piemonte Parchi > n° 114
UOMO, MEMORIA, TERRITORIO di Gianni Valz Blin

Una valle di pietra

Scalpellini, muratori e capomastri: questa era la tradizione lavorativa dell'Alta Valle del Cervo. Perché il materiale dominante, quasi esclusivo, era e rimane la pietra locale: la sienite, presente non solo nelle costruzioni civili, ma nei ponti, nei muri dei terrazzamenti boscati o coltivati, nelle recinzioni dei fondi, nelle pavimentazioni stradali acciottolate. Fin dalle origini della sua storia l'abitante della Valle ha ricavato dalla montagna le risorse per il suo sostentamento, e la sienite e le rocce meno nobili di cui è ricco il territorio gli hanno consentito di qualificarsi professionalmente e di proporsi all'esterno quale validissimo mastro da muro e scalpellino.
La pietra è presente, oltre che nelle strutture della casa, anche negli arredi: stufe, panche, tavoli, mortai, macine da cereali, scale, sporti di gronda, mensole e lastre di balconi. Le tubazioni delle fognature, che di norma erano in cotto, qui, per l'alto costo dei trasporti e per la facilità di reperimento del materiale, sono in elementi lapidei, cavi all'interno e perfettamente lavorati.
In ogni casa abitata da valligiani si conservano ancora gli attrezzi usuali, le pesanti mazze, le punte, gli scalpelli, la cassetta dei ferri che furono dei progenitori. Usurati e aggrediti dalla ruggine e dal tarlo, sono stati trasmessi per generazioni, da padre in figlio, con le conoscenze dell'antica abilità. La dimestichezza con gli attrezzi del mestiere portavano lo scalpellino a verificarne l'efficienza anche nei momenti liberi dal lavoro. Non erano solo gesti ripetitivi, ma sperimentazioni dinamiche e ricerche creative che miglioravano la conoscenza del materiale e costituivano un segno di identificazione personale.
Quante iscrizioni, decorazioni a rilievo, fori intagliati e raffigurazioni geometriche, si incontrano sulle lastre di bordo delle mulattiere, sui massi erratici, sulle pareti di roccia affioranti negli alpeggi. Da taluni scambiate per rappresentazioni magiche o incisioni rupestri dall'incomprensibile significato, sono invece la dimostrazione del rapporto stretto, quasi di dipendenza, tra l'uomo della Valle e la materia prima che ne ha caratterizzato l'esistenza.

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