|
Moncenisio porta
della Savoia
Valico di pascoli e commerci, pellegrini
e santi, condottieri ed eserciti
Vi sono valichi di sassi che dividono e
valichi di pascoli che uniscono. Che dire
del Moncenisio (2.083 m), dolcemente avvolto
dalle praterie che circondano il lago
Geograficamente il valico è un'ampia
sella tra la punta Moncenis (3.161 m) e
la Punta Clary (3.163 m), fino al 1945 confine
tra Italia e Francia. Là, un tempo
passava la frontiera che nel 1947 il trattato
di Parigi fece arretrare di circa 10 km,
per assegnare alla Francia tutto il pianoro
del valico, con colle, lago e dighe italiane.
Costruite nel 1912 e nel 1924 furono sommerse
con parte dell'antica strada e l'Ospizio
quando con la revisione dei confini nel
1963, i francesi costruirono l'attuale barrage
en terre.
D'altra parte, il passo cominciò
a prendere importanza nei confronti del
vicino Monginevro soltanto dopo l'occupazione
della Val di Susa da parte dei Franchi del
regno di Borgogna e la via dei Longobardi
divenne la strada dei Franchi. Grande fu
poi il flusso dei pellegrini che, a piedi
per ragioni penitenziali, utilizzò
la "via francigena" per visitare
le tombe degli Apostoli a Roma. In particolare
la strada del Moncenisio era fondamentale
per i collegamenti con le fiere della Champagne,
specialmente per i commercianti di medio
livello. Per costoro il tratto di strada
Chambery-Torino e quindi il valico del Moncenisio
furono oltremodo determinanti per ragioni
di comodità geografica.
Diventato il colle possesso dei Savoia,
la via divenne infine il Chemin des ducs,
ovvero il tracciato attuale. Via sempre
più importante per l'economia sabauda,
il valico divenne anche insostituibile strada
degli eserciti. Fu proprio Napoleone a volere
per i suoi battaglioni una strada nuova,
che si collegasse a quel sistema routier
fondamentale per i suoi progetti militari.
Centinaia e centinaia di cantonieri provvidero
alla sistemazione del tracciato, che divenne
interamente carrozzabile per il transito
dei cannoni. La strada fu protetta da alcuni
rifugi, dove trovare riparo dalla violenza
della "Lombarde" e della "Vanoise",
i venti che improvvisi, battono le pendici
di quelle montagne spirando il primo dal
Piemonte e il secondo dalla Francia.
All'epoca, alle pesanti diligenze trainate
in salita da dieci, quattordici muli, occorrevano
almeno quattro giorni per collegare Lione
a Torino via Moncenisio. Oggi qualche ora
appena e il centro-sud della Francia è
a portata di mano.
|