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Olimpiadi e cultura
Si è tenuto alla fine di gennaio un seminario
dal titolo: Torino e le Alpi. Incontro organizzato
dalla vicepresidenza del Toroc (l'agenzia per
l'organizzazione dei Giochi Olimpici del 2006)
per "fare il punto" su cosa si muove
a Torino e Piemonte. Obiettivo: disporre lo "stato
dell'arte" del mondo universitario, alpino,
culturale e informativo sulla chiostra montana
che caratterizza anche lo sky line, l'orizzonte,
del capoluogo piemontese.
Iniziativa pregevole di per se stessa perché
gli ambienti che fanno cultura raramente parlano
fra loro, si comunicano progetti e attività,
scambiano, nel senso elevato del termine.
È stata una giornata particolarmente fruttuosa
perché sono circolate informazioni che
offrono un panorama stimolante e ricco di iniziative
in corso d'opera. Dalle università che
lavorano per capire meglio l'arco alpino, ai musei,
gli ecomusei, le associazioni culturali.
Ma un'altra questione ha fatto da filo conduttore
degli interventi. C'è materia per far crescere
e forse, rinnovare, l'immagine di Torino e del
Piemonte. Immagine in senso alto, vale a dire
culturale, cioè percepita da chi piemontese
non è, ma di cui i piemontesi sono consapevoli.
Ma tutt'ora si tratta di "un lavoro in corso".
Questa operazione a tutto campo può e deve
trovare un riscontro nelle istituzioni (Regione,
Provincia, Comune, enti locali).
In altre parole le Olimpiadi possono essere anche
un'occasione culturale. E se il Toroc ha principalmente
il compito di realizzare trampolini e piste, stimolare
viabilità, posti letto e servizi, sarebbe
bello che si realizzasse quanto auspicato dal
vicepresidente del Toroc, Rinaldo Bontempi, di
dare vita ad una consulta culturale. Perché
le olimpiadi passeranno e, neve permettendo con
sicuro successo. Se lasciassero in eredità
più cultura e identità sarebbe un
motivo di orgoglio in più.
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