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Gianni
Boscolo |
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Nei
luoghi dove si consumò un feroce scontro tra luomo
ed il lupo e nacque la mitica Bestia del Gevaudan è stato
realizzato un parco faunistico. Scopo: far rivedere alluomo
lidea del lupo.
Lo
scenario: i contrafforti del Massiccio Centrale tra il parco
nazionale delle Cévennes e quello regionale dAuvergne.
Un susseguirsi di monti ondulati tra i mille ed i millecinquecento
metri di quota, coperti di boschi di conifere, intervallati da
pascoli. Sullo sfondo, mont Lozere che dà il nome ad una
delle zone rimaste "selvagge" della Francia : scarsa
densità abitativa, rarefatti villaggi e cittadine, nessuna
industria; zona "povera" quindi, ma ricca di ambienti
naturali che il turismo sta progressivamente scoprendo. Qui nei
secoli scorsi il lupo viveva numeroso e con una pessima fama:
la zona fu afflitta da un vero flagello diventato leggendario,
la "bte du Gevaudan". E proprio qui, trentaquattro
anni fa, Gerard Mènatory ha cominciato unavventura
generosa e caparbia, un po' visionaria ed utopica con una passione
ed una determinazione che soltanto i grandi amori generano: riabilitare
il lupo. Un sogno ed una sfida ad un tempo. Oggi quel suo sogno
è diventato un parco faunistico che ospita in alcuni recinti,
su complessivi 35 ettari, un centinaio di lupi, della Mongolia,
del Canada, della Polonia e della Siberia. Siamo a St.Lucie,
a pochi chilometri da Marvejol, piccola cittadina nel cuore della
regione dove si svolse il dramma a tinte fosche della Bestia.
La storia. Il 1° luglio 1764 viene ritrovato il corpo semi
divorato di una ragazza di quattordici anni. E linizio
della mattanza a cui i contadini disarmati non riescono far fronte
nonostante le funzioni celebrate dal vescovo di Mende. Arrivano
a cavallo ed armati i dragoni che esigono foraggio, vitto ed
altri privilegi, arruolano a forza i contadini per battute che
impegnano fino a tremila uomini, ma i risultati sono scarsi:
vengono abbattuti alcuni lupi ma tra di essi la Bestia non cé.
A questo punto entrano in scena i cacciatori professionisti:
in qualche settimana si massacrano a colpi di fucile, spiedi,
lancia, tagliole, decine di lupi ma manca sempre lormai
mitica Bestia. Luigi XV manda allora il suo luogotenente alle
cacce che finalmente uccide un lupo di notevoli dimensioni. Ufficialmente
la Bestia è lui e Beauterne, il luogotenente, intasca
il premio di 10 mila franchi. Ma non cessano gli attacchi e le
vittime, finchè un secondo lupo di enormi dimensioni cade
colpito da Jean Chatel il 19 giugno 1767. Tre anni sanguinosi
con un centinaio di persone morte, in prevalenza anziani, donne
e bambini, diverse centinaia di lupi massacrati, mentre la Bestia
entra nella leggenda. Qualcuno dirà che in realtà
era una lince, altri un orso ed anche che Antoine Chatel, padre
di Jean, dalla personalità malata avrebbe potuto addestrare
bestie diverse per attacchi alle donne e bambine. Nella ridda
delle ipotesi tutto è possibile: dallo psicopatico ad
alcuni esemplari di lupo, effettivamente di dimensioni straordinarie
e mangiatori di uomini come ne erano diventati molti in conseguenza
della guerra di Secessione austriaca e di quella dei Sette anni,
con i relativi massacri. |

Monumento
alla "Bête de Gevaudan" |
Comè più probabile un po' tutte le cose assieme.
Anche se allora larea era sicuramente e fittamente popolata
di predatori, nel numero delle vittime entrarono sicuramente
qualche regolamento di conti e qualche violenza a sfondo sessuale,
tutti messi sul conto del feroce "antropofago". Di
certo la "bete" du Gevaudan rafforzava quel mutamento
nellimmaginario collettivo, iniziato nel medioevo, in cui
il lupo da minaccia delle greggi diventava mangiatore duomini.
La sfida ed il sogno. Ed è nel cuore di questa regione
dove ancora i vecchi evocano le sanguinarie imprese della Bestia
che è sorto il parco del lupo di Gevaudan. Oggi Mènatory
ha passato il testimone alla figlia Anne, contagiata dallamore
per questa specie, anche se dice sorridendo, che non intende
"diventare monomaniaca". Annualmente visitano il parco
100/120 mila persone, tra cui moltissimi bambini e ragazzi. Si
inizia dal museo dove video, fotografie, poster e vetrine didattiche
introducono alla vita del lupo, alla sua socialità ed
alla storia della sua persecuzione. Quindi si può passeggiare
lungo le reti che delimitano i vari spazi nei dieci ettari aperti
ai visitatori. Qui i lupi dispongono di ambienti abbastanza spaziosi
dove si muovono, corrono, giocano. Come sempre, fa effetto vedere
un simile predatore attraverso una rete metallica, ma indubbiamente
il parco faunistico contribuisce allincontro diretto, e
quindi emotivo, con lanimale. E possibile osservare
i cuccioli (i lupi si riproducono anche in cattività)
che giocando acquisiscono le loro prime nozioni, ascoltare allimprovviso
il levarsi del prolungato, affascinante, selvaggio, ulululato.
A pochi metri da voi, durante il periodo degli accoppiamenti,
si muovono nervosi e litigiosi. Il lupo visto da vicino, osservato
in questi spazi relativamente ampi, acquista ulteriore fascino,
con il suo sguardo curioso, attento, ma per nulla sanguinario.Il
parco è oggi proprietà di una società privata
, controllata da enti pubblici tra cui la Regione Languedoc -Roussillon,
ma lanima rimane lei, Anne Mènatory, che per il
fatto di essere giovane, bionda e carina evoca nella stampa i
paralleli con "la bella e la bestia" oppure con "chaperon
rouge", cappuccetto rosso. Anne però, se proprio
vogliamo rimanere nelle assonanze evocative, ricorda di più
Mowgli, il "cucciolo duomo" del Libro della Jungla"
cresciuta, comè stata, in compagnia di Taiga, una
lupa della Mongolia raccolta da papà Gerard, con altri
esemplari, 35 anni fa, quando venne stroncato un traffico illegale.
Non so se qui "i lupi vivono felici" come dichiara
un poster all entrata del parco. Forse sentono "il
richiamo della foresta". Di certo vivono non minacciati,
inconsapevoli e pacifici ambasciatori per conto dellintera
specie, di relazioni diverse con il loro grande sterminatore.
Ne pagano un prezzo: la mancanza della libertà totale,
degli spazi sconfinati, della foresta inestricabile. Potrebbe
essere un prezzo adeguato se si affermasse un nuovo modo di vedere
e considerare il lupo. |
VIVE
LES LOUPS, A MORT LES LOUPS
Novembre 1992, il lupo riappare sulle Alpi Marittime, nel parco
del Mercantour. Da allora un vero e proprio conflitto ambientale
è in corso. In poco più di quattro anni le polemiche
si sono accresciute. In primo luogo: arrivato con le sue zampe
o reintrodotto volontariamente o per superficialità? Difficile
convincere i sostenitore della seconda, assurda, tesi, della
sua infondatezza. La seconda domanda è quanti? Il parco
stima una dozzina, divisi in due branchi. Ed infine, gli attacchi:
187 volte nel corso del 1996 con 783 animali uccisi) e le lamentele
degli allevatori che ritengono insufficienti le misure di protezione
e i rimborsi che, dicono, lenti ed inadeguati. Il parco, si è
attivato prontamente: dal 1994 ha realizzato 19 ricoveri per
greggi, 65 reti di protezione, 24 steccati elettrici. Ma rimane
in una situazione scomoda, preso in mezzo tra sostenere la pastorizia
e proteggere il lupo che, fosse anche stato reintrodotto, è
specie protetta dalla convenzione di Ginevra (1982). Il Ministero
dellAmbiente francese e diversi seri ricercatori continuano
a ribadire che i lupi non sono stati reintrodotti e che questa
è unoperazione complessa per cui non basta mettere
in libertà un animale nato in cattività.
Ma è difficile convincere chi si sente minacciato nei
propri interessi. Tra laltro la vicenda ha fatto riemergere
antiche opposizioni allistituzione del parco. Eppure la
stampa, "naturalista" e non, aveva salutato con gioia,
il ritorno del lupo, eradicato, ossia sterminato, in tutta la
Francia dagli anni 20. |
Ma
come sempre, nel bene e nel male, una cosa è "lidea"
del lupo, unaltra è un lupo in carne ed ossa. Il
guaio è che il confronto non riesce a decollare. Se poi
ci si mettono di mezzo i cacciatori che hanno organizzato laprile
scorso una manifestazione a Nizza contro laumento incontrollato
del lupo...E da noi? Qualche mese fa una casa produttrice di
jeans li pubblicizzava su un poster con una modella con il cappello
rosso, circondata da un branco di lupi canadesi e lo slogan "tutta
unaltra storia". Ecco, speriamo che da noi "sia
tutta unaltra storia", ma occorre parlarne, adesso.
LA
LOUVETERIE, I KILLER DEI LUPI
Nell813 Carlo Magno ordina che in ogni contea vi siano
due luparii armati e abili nella caccia al lupo. Lobiettivo
è sterminare i branchi che percorrono non soltanto i boschi
ma si avvicinano anche alle città. Fino alla fine del
XII secolo per i contadini è obbligatorio ospitare e mantenere
i luparii impegnati nelle cacce. Per imprimere unaccelerazione
alla guerra di sterminio, nel 1395 Carlo V autorizza tutti ad
armarsi contro i lupi e scioglie lonerosa compagnia dei
Luparii. Ma già nel 1404 dovrà ricostituirla e
la "louveterie" viene definitivamente istituita con
la sua gerarchia, le guardie, le mute di cani e con il compito
di controllare lintero territorio da Francesco I nel 1520.
Mantenere unassociazione per la caccia al lupo è
però costoso per cui viene soppressa nel 1787. Ma, pochi
anni dopo, Napoleone sarà costretto a ripristinarla. Diventata
gratuita ha permesso per tutto il XIX secolo a gente facoltosa
di mantenere una muta e dare liberamente la caccia al lupo. Dal
1971 è stata trasformata in società di consulenza
cinegetica e distruttrice di specie nocive |
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Provocatorio
cartello collocato dai nemici del lupo che non aggredisce l'uomo |
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