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Rispetto alla Direttiva non è stata operata dagli Autori alcuna scelta, anche nei casi in cui la Direttiva Habitat segnala specie molto comuni, quando non banali, che nella nostra regione (e più in generale in Italia) non sembrerebbero meritevoli di particolari misure di conservazione.

Tale scelta è, come nel caso degli habitat, dovuta al fatto che in sede decisionale europea sono prevalsi punti di vista degli esperti dei Paesi d'oltralpe (probabilmente per scarsa partecipazione degli esperti italiani), dove queste specie, molto frequenti in Europa meridionale e mediterranea, divengono effettivamente rare.

Le considerazioni sull'opportunità o meno di mantenere queste specie (oggi protette legalmente) negli allegati della Direttiva verranno esposte nelle schede, nella speranza che le specie comuni o che si avvantaggiano della presenza umana (specie antropofile) lascino il posto, con i futuri aggiornamenti degli Allegati, a specie più rare e minacciate, per ora non prese in considerazione dalla legislazione europea vigente.

Le schede sono strutturate come segue:

Nome della specie:

viene unicamente indicato il nome scientifico, in quanto per moltissimi organismi il nome volgare è poco noto o addirittura non esistente (esso compare eventualmente all'interno della scheda); in taluni casi specie molto simili tra loro sono state trattate in un'unica scheda, per evitare troppe ripetizioni. L'asterisco che precede il nome della specie indica che si tratta di una specie di interesse prioritario.

Inquadramento sistematico:

vengono indicati i principali raggruppamenti sistematici a cui la specie appartiene (classe, ordine e famiglia).

Allegato Direttiva:

indica l'allegato (o gli allegati) della Direttiva Habitat in cui la specie è inserita e l'eventuale indicazione di specie prioritaria.

Riconoscimento:

è fornita una descrizione schematica, con l'indicazione dei caratteri morfologici che permettono di distinguere la specie in questione da tutte le altre presenti in Piemonte; solo in poche occasioni, nel caso di specie molto simili e difficili da distinguere sulla base di caratteri morfologici esterni, si citano le specie con le quali può essere fatta confusione e si rimanda al consulto di uno specialista.

Habitat:

sono fornite indicazioni sugli habitat in cui la specie si incontra con maggior frequenza e gli intervalli altitudinali abituali per essa in regione.

Presenza in Piemonte:

descrive la distribuzione geografica e la frequenza (o rarità) della specie in Piemonte.

Note:

si prendono in considerazione, se del caso, più in particolare i fatti sopra esposti, precisazioni circa la nomenclatura usata, lo status della specie in Regione ed eventuali considerazioni sull'opportunità di inserimento della specie in questione negli allegati della Direttiva Habitat.

Carta di distribuzione: per le carte di distribuzione sono stati utilizzati due tipi di rappresentazione: laddove i dati a disposizione erano sufficienti sono state realizzate carte a punti che indicano le località (note agli autori) in cui la specie è stata segnalata; nel caso di dati puntuali insufficienti o poco rappresentativi si è preferito ricorrere al disegno degli areali di distribuzione, che indicano l'area geografica entro la quale è maggiormente probabile incontrare la specie. Occorre evidenziare che, all'interno di un areale di distribuzione, le specie possono essere molto comuni e quasi ovunque presenti, ma anche rarissime e presenti in pochissime stazioni isolate; tali informazioni sono indicate nel testo.

Approfondimenti relativi ai singoli gruppi:

Mammiferi

L'elenco delle schede dei Mammiferi può sembrare una monografia dei pipistrelli piemontesi, in quanto questo Ordine rappresenta indubbiamente uno dei gruppi zoologici più a rischio dell'intera fauna europea (e non solo). A parte poche specie antropofile (soprattutto quelli appartenenti ai generi Pipistrellus e Hypsugo), dagli anni '60 (periodo in cui venne largamente utilizzato il D.D.T. in agricoltura) si osserva un generalizzato declino a livello globale che ha portato alla quasi totale scomparsa di alcune specie. In Piemonte, così come nell'Europa centro-settentrionale; le cause che determinano questa situazione allarmante sono molteplici: scomparsa dei siti riproduttivi (restauro di edifici storici, per esempio il Castello di Venaria; attrezzatura turistica di grotte, solitamente con risultati economici fallimentari (come per la Grotta dei Dossi di Villanova Mondovì), di svernamento (disturbo nelle grotte) e di alimentazione (scomparsa delle zone umide e, in generale, degli ambienti naturali in pianura), avvelenamento per contaminazione delle prede (insetti) con i pesticidi utilizzati in agricoltura e contemporanea diminuzione generalizzata delle prede (sempre a causa dei pesticidi e per la distruzione dei loro habitat, soprattutto in pianura), atti vandalici nelle colonie riproduttive (per esempio a S. Vittoria d'Alba).

Alla luce della situazione attuale una seria politica di conservazione dei pochi siti piemontesi che ancora ospitano le colonie di questi mammiferi appare assolutamente necessaria.

I restanti Mammiferi nostrani sembrano soffrire meno le alterazioni ambientali e la pressione antropica sul territorio; questo fatto è dovuto alla loro plasticità ecologica, e quindi alle notevoli capacità di adattamento. L'unico roditore elencato in Direttiva Habitat è il moscardino (Muscardinus avellanarius), che sembra particolarmente sensibile alla frammentazione degli ambienti forestali e arbustati (soprattutto in pianura), ma è ampiamente distribuito sui rilievi alpini.

Tra le specie di piccole dimensioni che probabilmente soffrono la scomparsa degli habitat si possono citare l'arvicola d'acqua (Arvicola terrestris) e i topiragno d'acqua del genere Neomys, tutte legate agli ambienti umidi. Almeno per questi ultimi sarebbe auspicabile l'inserimento negli allegati della Direttiva Tra le specie di media taglia è preoccupante la diminuzione della lepre (Lepus europaeus) che, a causa dell'agricoltura intensiva, non dispone di habitat sufficienti alla sopravvivenza di popolazioni stabili, e inoltre subisce una pressione venatoria eccessiva.

Preoccupazioni si hanno anche per lo scoiattolo europeo (Sciurus vulgaris), a causa dell'espansione dello scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinensis) (che ha già determinato la scomparsa della specie indigena in ampie aree della Gran Bretagna), non contrastata a causa di irrazionali querelles giudiziarie che poco hanno a che vedere con un approccio scientifico al problema.

Tra i Carnivori di piccole dimensioni la specie che desta maggiori preoccupazioni è la puzzola (Mustela putorius), un tempo abbastanza diffusa ma attualmente molto rara su gran parte del territorio regionale. Ad eccezione dell'orso i carnivori di maggiori dimensioni, tutti estinti tra l'800 e i primi decenni del '900, sono ricomparsi sul territorio regionale: è il caso del lupo (Canis lupus), in espansione dall'Appennino, e della lince (Lynx lynx), che compare, più o meno occasionalmente in Piemonte proveniente dalla Svizzera (dove fu a sua volta reintrodotta negli anni '60).

Anche gli Ungulati, anch'essi tutti estinti nell'800 (cinghiale incluso) ad eccezione di camoscio e stambecco, sono oggi ampiamente diffusi in Regione in seguito a numerose reintroduzioni effettuate a scopo venatorio.

Rettili

I Rettili piemontesi sono ampiamente interessati dalla Direttiva Habitat, essendo elencate negli Allegati ben 9 delle 17 specie presenti. Nessuna specie piemontese pu˛ essere considerata a rischio a livello complessivo; soltanto poche specie di pianura si trovano in una situazione grave a livello regionale: la Testuggine palustre (Emys orbicularis), la Natrýce tassellata (Natrix tessellata) e la Lucertola campestre (Podarcis sicula), peraltro comunissima nell'Italia centro-meridionale.

Tra le specie localizzate in Piemonte Ŕ inclusa la Lucertola agile (Lacerta agilis), mentre mancano la LuscŔngola (Chalcides chalcides), comune nell'Italia centro-meridionale, la Lucertola vivipara (Zootoca vivipara) e il marasso (Vipera berus), ampiamente diffuse in Europa centro-settentrionale, il Colubro di Riccioli (Coronella girondica) e la Natrýce viperina (Natrix maura), ampiamente diffuse in SW Europa.

Nel complesso la tutela degli ambienti naturali (soprattutto in pianura, in particolare gli habitat fluviali e perifluviali) e la protezione delle specie rare Ŕ sufflciente a impedire la scomparsa dei rettili piemontesi.
Sembra eccessiva la tutela attribuita agli habitat di specie antropoflle comunissime anche altrove in Europa come la Lucertola muraiola (Podarcis muralis) e il biacco (Hierophis viridiflavus).

Anfibi

Gli Anfibi costituiscono forse i Vertebrati più a rischio a causa del loro tipo di riproduzione che li rende vulnerabili sia nella fase acquatica sia in quella terrestre; non è un caso che oltre la metà delle specie di anfibi autoctoni piemontesi (11 su 19) siano inseriti negli allegati della Direttiva Habitat.

Per questi animali le principali cause di declino, ormai ampiamente riconosciute, sono la generalizzata scomparsa o alterazione per inquinamento degli ambienti acquatici indispensabili alla riproduzione (in misura minore di quelli terrestri), l'introduzione di specie estranee (non solo esotiche) negli ambienti abitati dagli anfibi (soprattutto pesci) e, limitatamente a poche specie molto rare, la cattura in natura.

L'introduzione in numerosissimi ambienti acquatici di pesci predatori (sovente esotici) per la cosiddetta pesca sportiva determina una drastica riduzione delle popolazioni di anfibi (e di molti altri invertebrati acquatici) e, in diversi casi, la loro scomparsa; si tratta di una pratica estremamente diffusa, sovente dispendiosa (rilasci con elicottero), sempre dannosa agli ecosistemi naturali, che dovrebbe essere abbandonata, almeno negli ambienti naturali o in comunicazione con questi.

Rispetto agli elenchi della Direttiva Habitat, le specie mancanti di cui sarebbe auspicabile l'inserimento, si ricordano tutti i Tritoni (Triturus vulgaris meridionalis, T. alpestris alpestris, T. a. apuanus), il Pelodìte punteggiato (Pelodytes punctatus), e magari anche la Salamandra pezzata (Salamandra salamandra), ancora diffusa ma i cui siti riproduttivi (sorgenti e ruscelli nei boschi) sono sempre più sovente captati e intubati.

Sembra invece eccessiva la tutela attribuita a tutti gli habitat riproduttivi della diffusissima Rana di Lessona (Rana lessonae) e del Rospo smeraldino (Bufo viridis), che si riproduce solitamente in ambienti estremamente antropizzati.

Agnati e Pesci ossei

I pesci d'acqua dolce, includendo anche le lamprede, appartenenti alla Classe degli Agnati, costituiscono un gruppo zoologico fortemente in declino a livello europeo, come testimoniato da documenti ufficiali del Consiglio d'Europa come "Conservation of threatened freshwater fish in Europe".

Le cause di questa situazione sono molteplici: innanzitutto l'artificializzazione dei corsi d'acqua, con costruzione di argini, prismate e sponde cementificate rettilinee che trasformano i fiumi in canali, accompagnata dall'inquinamento delle acque. A questi si sommano poi altri problemi come la costruzione di dighe che impediscono la migrazione delle specie anadrome (come la Lampreda di mare - Petromyzon marinus, gli Storioni - genere Acipenser - e l'Agone - Alosa fallax, che sono pressoché estinte nei fiumi piemontesi) o catadrome (come l'Anguilla - Anguilla anguilla), nonché l'introduzione di moltissime specie esotiche che entrano in competizione con le specie indigene (oltre il 30 % delle specie segnalate in regione è stato introdotto per la cosiddetta pesca sportiva).

La conservazione dei pochi tratti fiuviali ancora in condizioni discrete, la riduzione dell'inquinamento e il bando alle introduzioni di ittiofauna esotica nei nostri fiumi sono gli strumenti più utili alla salvaguardia delle specie indigene.

Gli elenchi della Direttiva Habitat includono ben 15 specie (due delle quali ormai estinte in Regione), tra cui si annoverano molte specie endemiche del Bacino Padano, incluse alcune ancora molto comuni (Barbo - Barbus plebejus, Lasca - Chondrostoma genei, Vairone - Leuciscus souffia, Cobite - Cobitis taenia) e con l'esclusione di altre, forse parimenti o maggiormente meritevoli, come il Luccio (Esox lucius) e il Ghiozzo padano (Padogobius martensi).

Invertebrati

La Direttiva Habitat interessa un limitato numero di specie di invertebrati piemontesi rispetto a quelli che meriterebbero idonee misure di conservazione. Questo è dovuto da un lato all'enorme numero di invertebrati europei, dall'altro alle notevoli difficoltà di riconoscimento delle specie. Per questo motivo negli elenchi si incontrano soprattutto alcune specie "simbolo", facilmente riconoscibili, oppure appartenenti ai gruppi più conosciuti.

Così in Piemonte incontriamo l'unico Crostaceo indigeno di grandi dimensioni delle nostre acque, il Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), alcuni Odonati effettivamente rari, un buon numero di Lepidotteri, soprattutto diurni, con alcune specie che in realtà non possono essere considerate così vulnerabili, accanto ad altre decisamente a rischio per la scomparsa degli habitat, un unico Ortottero rarissimo in Piemonte (Saga pedo), alcuni Coleotteri, tutti rari e/o facilmente identificabili e due Molluschi di piccolissime dimensioni.

Gli elenchi della Direttiva andrebbero senza dubbio integrati a livello nazionale o regionale per includere le numerose specie, endemiche o subendemiche, presenti sul territorio regionale in un'unica o in pochissime località.

Flora

Gli elenchi della Direttiva Habitat relativi alla fiora sono quelli che appaiono più poveri di specie interessanti, anche considerando che le conoscenze fioristiche sono maggiori rispetto, per esempio, a quelle entomologiche.

Tra le specie inserite negli allegati prevalgono quelle legate ad ambienti umidi, che effettivamente costituiscono il contingente più minacciato per la scomparsa e l'inquinamento degli habitat a livello sia italiano che europeo (pur mancando molte specie degli ambienti umidi altrettanto rare e a rischio di scomparsa), alcune specie rare, ma attualmente non particolarmente minacciate dall'alterazione degli habitat o da raccolte indiscriminate (Gentiana ligustica, Trifolium saxatile, Saxifraga fiorulenta, S. valdensis) ed altre effettivamente a rischio di scomparsa per il ridottissimo numero di stazioni in cui sono ancora presenti e il rischio di raccolte devastanti (Cypripedium calceolus e Eryngium alpinum).

E' auspicabile comunque che i successivi elenchi siano integrati con l'inserimento di parecchie nuove specie: quelle presenti in pochissime stazioni (come ad esempio Eryngium spinalba) e, soprattutto, quelle che vivono in ambienti particolarmente a rischio.

Tra le specie segnalate in Piemonte nella Flora d'Italia di Pignatti (1982), non sono stati inseriti Dracocephalus austriacus, segnalato per il Moncenisio (ora in territorio politicamente francese) e Saxifraga hirculus, specie transalpina segnalata storicamente in Val Chisone. Rispetto a quest'ultima specie, di cui esistono esemplari conservati presso gli erbari del Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Torino, è probabile che la località di provenienza non sia l'"Albergian" della Val Chisone, ma una località omonima sul lato francese; anche l'habitat e le quote riportate in cartellino non coincidono con l'ambiente della località piemontese, in cui sono state compiute ricerche mirate che non hanno portato a successivi ritrovamenti della specie (F. Montacchini in verbis).

Non sono state incluse le schede relative alle Briofite, in quanto il riconoscimento è spesso assai arduo anche per gli specialisti e perché le conoscenze sulle singole specie a livello piemontese sono ancora troppo frammentarie rispetto al resto della fiora.

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