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In questa sezione sono descritti gli ambienti elencati nell'Allegato A della Direttiva "Habitat" facendo riferimento all'aggiornamento del Decreto del Ministro dell'Ambiente del 20 gennaio 1999. Va sottolineato che gli ambienti indicati nel Decreto suddetto, il quale fa riferimento al già citato Interpretation Manual of European Union Habitat (1996 e 1999), hanno dovuto spesso essere adattati alla realtà piemontese talvolta con variazioni in qualche particolare del titolo e di parte dei contenuti (anche di unità fitosociologiche e di specie caratteristiche), in quanto le descrizioni originali si riferiscono quasi sempre ad ambienti transalpini; questi cambiamenti sono stati di volta in volta segnalati nelle schede.

A questo proposito è il caso di sottolineare che, per completezza, sono state esaminate tutte le cenosi inserite nell'Allegato A della Direttiva Habitat presenti in Piemonte in quanto importanti a livello di comunità, anche se alcune di esse (vedi ad es. i "Castagneti" e i "Faggete del Luzulo - Fagetum" = Faggete acidofile) non assumono particolare valore naturalistico nella nostra regione dove, solitamente, occupano superfici assai estese. La definizione degli ambienti in Piemonte è ancora suscettibile di alcuni miglioramenti, soprattutto per quanto concerne gli habitat non forestali; è altresì da definire nel dettaglio la loro diffusione geografica in Regione, per cui si è scelto di omettere le carte di distribuzione.

Le schede sono articolate come segue:

Categoria:

identifica e raggruppa gli habitat in grandi categorie facili da identificare (per esempio "habitat di acqua dolce" o "foreste").

Codice:

è il codice dell'Allegato A della Direttiva Habitat, come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; in taluni casi sono state accorpate in un'unica scheda le descrizioni di più habitat, molto simili, elencati separatamente nell'Allegato A.

Titolo:

è il nome dell'habitat che meglio si adatta alla situazione regionale Piemontese, in quanto la denominazione Natura 2000 non sempre sembra definire nel modo migliore l'espressione locale dei vari ambienti. L'asterisco che precede il titolo indica che si tratta di un habitat di interesse prioritario.

Codice Corine:

è il codice numerico che contraddistingue gli habitat della Comunità Europea secondo la classificazione del CORINE Biotopes Manual (AA. VV., 1991a); in taluni casi più habitat "CORINE" sono riuniti in un habitat Natura 2000. Con il simbolo ? si evidenzia il Codice Corine corrispondente del Codice Natura 2000 così come indicato dell'Interpretation Manual of European Union Habitats (1999), mentre con il simbolo · si indicano gli habitat Corine che meglio corrispondono all'habitat Natura 2000 in Piemonte secondo l'opinione degli Autori.

Denominazione Natura 2000:

è la denominazione ufficiale dell'habitat, come compare nell'Allegato A, che occorre mantenere in quanto permette l'identificazione con l'elenco della Direttiva. Viene indicato inoltre se l'habitat è di interesse prioritario.

Variazioni proposte:

si riferisce ai pochi casi in cui è stato distinto un aspetto, ad esempio un sottotipo peculiare per il Piemonte, non contemplato in Corine, come ad esempio le "Boscaglie di Pinus mugo ad Arctostaphylos uva-ursi", descritte da Montacchini e Caramiello (1968), vicariante geografico delle "Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum" citate nel Decreto ma assenti in Piemonte, essendo R. hirsutum limitato alle Alpi Orientali.

Specie arboree più frequenti:

vengono elencate, in caso di habitat forestali, per fornire una prima indicazione fisionomica; se le cenosi non sono costituite essenzialmente da specie arboree, questa voce non compare nelle schede.

Unità fitosociologiche:

di norma è stata seguita la terminologia indicata nel Manuale Habitat (utilizzando in parentesi eventuali sinonimie fra alcune unità); in diversi casi si è reso necessario discostarsene quando la definizione di qualche tipo di vegetazione alpina (in particolare secondo Oberdofer, 1979) appariva più adatta al caso particolare, o quando esistevano studi nazionali o locali che permettessero un maggiore approfondimento o precisione.

Tipi forestali del Piemonte:

nel caso di habitat boschivi sono elencati i Tipi forestali corrispondenti, come definiti nel lavoro omonimo (Mondino in AA. VV., 1997), facendo riferimento ad esso con i successivi aggiornamenti per ora inediti.

Localizzazione e quote:

descrive la distribuzione geografica e altitudinale dei vari habitat in Piemonte, con indicazioni puntuali per quelli più localizzati o frammentati. Per quanto riguarda le quote i dà l'intervallo altitudinale entro il quale gli habitat s'incontrano di norma, ponendo fra parentesi le quote minime e massime raggiunte occasionalmente.

Fisionomia e ambiente:

vengono brevemente esaminati l'aspetto generale della cenosi e, sulla traccia di quanto riportato nel Manuale Habitat, i principali parametri ecologici, con le integrazioni e le variazioni suggerite dalle condizioni regionali. Tali parametri di norma sono: il settore bioecologico, basato soprattutto su dati climatici e, in particolare, sul concetto di antitesi fra "continentalità" e "atlanticità" del clima locale (vedi nel glossario le voci esalpico, mesalpico, endalpico, ecc.), una valutazione sui quantitativi di precipitazione ed eventuali periodi siccitosi, a presenza o meno di falde idriche, la copertura nevosa, talvolta le esposizioni preferenziali, i substrati (rocce madri), oltre a qualche dato fisico-chimico sui suoli e sul loro grado relativo di evoluzione.

Specie vegetali caratteristiche:

sono elencate le specie (terminologia secondo Pignatti, 1982) che si incontrano con maggiore frequenza nell'ambiente descritto, lo caratterizzano (anche solo localmente) e talvolta gli sono particolarmente legate.

Diffusione e distribuzione sul territorio:

viene valutata in base alla maggiore o minore frammentarietà, rarità o localizzazione dell'habitat sul territorio regionale, oltre a valutazioni sull'estensione relativa degli areali.

Pregi naturalistici floristici e vegetazionali:

sono passate in rassegna le specie vegetali più interessanti perché rare, endemiche o ai limiti dell'areale, oltre alle emergenze relative ad unità vegetazionali più o meno significative.

Habitat associati o in contatto:

è un elenco delle varie cenosi che si incontrano in mosaico con quella in esame, oppure la delimitano al variare delle condizioni ecologiche, talvolta con tipi di vegetazione a carattere artificiale (vedi ad esempio il contatto dei pioppeti ibridi in coltura con le Foreste miste riparie di grandi fiumi). Ove possibile è stata riportata la corrispondenza del Codice Natura 2000 delle citate cenosi.

Tendenze dinamiche naturali:

si cerca di definire la posizione del singolo habitat nel ciclo evolutivo della vegetazione indicando se si tratta, a seconda dei casi, di cenosi pioniere, stabili, transitorie, secondarie (d'invasione), definitive, ecc., indicandone l'eventuale dinamismo.

Stato di conservazione e influenze antropiche:

prende in considerazione lo stato generale di conservazione degli habitat in Regione (che possono tra l'altro variare a seconda delle zone) e che in modo e misura tale habitat è influenzato dalle attività antropiche; uno stato di conservazione mediocre o precario può essere dovuto ad interventi antropici, avversità particolari, effetti negativi di pascolo o incendi, ecc.

Note:

si prendono in considerazione, se del caso, più in particolare i fatti sopra esposti, oltre a precisazioni circa la nomenclatura usata ed eventuali ragioni di diversità delle nostre cenosi rispetto alla descrizione che ne viene fatta sul Manuale, altre particolarità relative alla flora e vegetazione, specifici impatti antropici sull'habitat, eventuali interventi atti a mantenere la biodiversità dell'habitat in esame, ecc.

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