Esistono ancora luoghi sulla Terra non modificati dall'intervento umano? Qualche vetta di sperduta e "inutile" montagna forse, o remoto lembo di foresta pluviale, o spicchio di deserto, di sabbia o ghiaccio, sfuggiti finora all'industria del turismo no-limit.
La wilderness? Un'utopia. Addirittura sui pianeti più vicini si ipotizzano depositi di scorie radioattive, e lo spazio intergalattico diventa meta di viaggi esclusivi per danarosi annoiati.
Nel contempo, sulla Terra ci sono angoli dimenticati, sfruttati in epoche passate e successivamente non più utilizzati, per ragioni economiche o per il venir meno dell'oggetto di sfruttamento. Miniere e cave soprattutto: luoghi nei quali la natura è tornata a dettare le sue leggi e scandire i suoi ritmi, dove insieme a un manto vegetale il tempo ha steso un manto di mistero.
Luoghi dove si è formato un singolare connubio tra naturale e antropizzato. Come accaduto, ad esempio, nella località detta il "Castelliere", nella Riserva naturale della Bessa.
In una parte della riserva separata dal corpo principale, nel Comune di Mongrando, si trova il "Castelliere". Un'imponente struttura dall'aspetto fortificato, che all'epoca della sua scoperta nel 1963 suggerì ipotesi su possibili finalità difensive. Ipotesi poi escluse, ma il toponimo è ormai entrato nell'uso comune.
Alla scoperta seguirono campagne di scavo e indagine, proseguite di recente con la collaborazione della Soprintendenza archeologica del Piemonte. Interventi che hanno permesso di riportare alla luce la planimetria originaria del cumulo di ciottoli derivati dai lavaggi auriferi, e che hanno restituito sia agli studiosi che ai semplici interessati una delle strutture archeologiche più complesse della regione.
Complesse e misteriose. Le ricerche non hanno infatti risolto tutti gli interrogativi posti da questa straordinaria struttura. Il periodo di costruzione: dai reperti si possono desumere le principali fasi di "uso", dagli inizi della seconda età del Ferro ( IV secolo a.C.) ai primi momenti della "romanizzazione" ( I secolo a.C.), ma non l'origine.
Le finalità: si va da un'ipotesi monumentale (databile fin dall'età preromana), a un'ipotesi abitativa, con tracce di sepolture a inumazione. Più probabile tuttavia un'ipotesi idrica, avvalorata da un complesso sistema di canaletti, nicchie e pozzetti ricavati nelle murature a secco di ciottoli e dalla presenza sulla sommità di un grande invaso a conca per la raccolta delle acque (la struttura potrebbe essere collegata al culto delle acque di scorrimento, importante nel corso di tutta l'età del Ferro).
È assai probabile che non si giunga mai a definizione certa. In ogni caso, il "Castelliere" sorprende sia lo studioso che il profano grazie all'eccezionale stato di conservazione, dovuto in gran parte al venir meno alle ragioni di interesse economico. Una sorte comune a tutta l'area della Bessa: quel che in epoca romana era la più grande miniera d'oro a cielo aperto, è oggi un mero insieme di "sterili cumuli di ciottoli". Dove la Natura ha ripreso il suo corso.
Pochi, comodi passi per arrivare al Castelliere. Punto di partenza, il parcheggio posto lungo la S.S. n° 419 della Serra, dove si trova una bacheca descrittiva con la carta topografica della riserva.
Seguendo il sentiero del Truch Briengo, dieci minuti di cammino nel bosco conducono al manufatto, evidenziato da cartelli esplicativi. È possibile accedere alla struttura mantenendosi scrupolosamente sul camminamento predisposto. Si raccomanda l'osservanza delle norme descritte nei cartelli.
La visita si può completare percorrendo l'intero sentiero del Truch Briengo, facile percorso ad anello di circa 2 Km che permette una più completa conoscenza dell'ambiente della Bessa. Tempo totale: 1, 5 h.
Sede amministrativa dell'ente di gestione
della Riserva naturale della Bessa a Cerrione (BI),
via Crosa 1. Tel. 015 677276; 015 2587028;
e-mail: baraggebessabrich@tiscalinet.it
Internet: www.parks.it/riserva.baragge/index.html
Centro visite e punto info a Zubiena, fraz. Vermogno. Ospita mostre temporanee ed è punto di partenza dei principali itinerari. Periodo di apertura da marzo a luglio e da settembre a novembre. Orari: sabato 14-18, domenica e festivi 10-18. Nei giorni feriali, apertura su richiesta. Visite guidate su prenotazione.
A Vermogno si può visitare l'Ecomuseo dell'oro, sito dell'Ecomuseo del Biellese (info: ATL del Biellese, tel. 015 351128). Nei pressi del centro visite è possibile osservare l'arena di gara dell'Associazione biellese cercatori d'oro.
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