Regione Piemonte - Sito Ufficiale

Parchi del Piemonte

Sommario:

Navigazione a ritroso:

percorso:


angoli di parco a cura di Toni Farina

Il Motto Solaròlo

Un po' di note "pseudo storico-geografiche" sulle vicende del Motto Solaròlo (Moet Soelaroel), o Sasso Solaròlo (Saas soelaroel), o Montagnetta (Montagnin), e del suo stretto rapporto con due fiumi un po' particolari, della cui storia "quasi d'amore" è stato muto e a volte spaventato testimone nei secoli.

"Fratello minore" del vicino Mont'Orfano, sulla linea tra questo e il Monte Camoscio (spalla del Mottarone), il Motto Solaròlo condivide con lui il fatto di emergere ("solitario" o "orfano", appunto) da una vasta pianura alluvionale nata nel punto dove la bassa valle dell'Ossola e quella del fiume Strona dal lago d'Orta si incontrano e si affacciano sul Lago Maggiore.

Il che significa perfettamente al centro della provincia del Verbano, Cusio e Ossola, appunto.

Il Motto si "erge" per un'altezza (...bassezza?) di circa 15m su un piano di campagna letteralmente "costruito" nei secoli dai depositi della Toce (femminile, fino alla generazione degli anni '50) e della Strona (per lo più femminile ancora oggi). Lo spessore dei sedimenti supera i 100 m!

è uno strano fiume, la Strona: scende lungo la valle cui dà il nome, dalle spalle del Monte Rosa, punta dritta Omegna e il Lago d'Orta poi, a poche centinaia di metri dal lago, cambia improvvisamente idea, ne raccoglie un rivoletto (la Nigoglia, che si vanta di essere l'unico fiume del nord Italia a scorrere verso nord!), piega a nord-est, prosegue per 5-6 km, attraversa Gravellona e va a incontrare la Toce, per andarsene con lei allegramente al lago.

Il rapporto della Strona con la Toce è sempre stato però un po' travagliato. Da quando le due pianure che andavano costruendo si sono incontrate e unite, non sempre la Strona ha accettato di condividere con la Toce l'ultimo tratto del suo viaggio a lago.

Le unioni tra i due fiumi, nella grande pianura alluvionale che andava consolidandosi, erano più che altro occasionali e transitorie e ancora nel 1700 la Strona preferiva normalmente andarsene a lago da sola.

Si sa, i buoni rapporti col tempo si rafforzano e si stabilizzano, ma come detto, la Strona è un fiume strano. Così, agli inizi del secolo scorso, come un'amante non troppo fedele la Strona, passata Gravellona, si divideva in più bracci: alcuni entravano più o meno subito nella Toce (che qualcuno cominciava a chiamare "il" Toce, forse considerando che, in un'unione, uno dei due soggetti debba essere maschio!), altri girovagavano proprio a monte del Motto Solaròlo, addirittura fondendosi con più piccoli rii che arrivano dal vicino Mottarone, sopra Feriolo (ne è rimasta la Stronetta, che segna oggi il confine della riserva naturale del Fondo Toce).

E tutto questo proprio a ridosso del nostro piccolo Motto solitario, che non poteva far altro che starsene lì fermo a guardare questa sorta di lentissima telenovela e tutto questo divagare, fiducioso nella solidità dei suoi piedi di roccia.

Uno schizzo planimetrico del 1919, realizzato in occasione di una forte piena, mostra come il Toce, dopo aver allagato insieme alla Strona tutta l'area della Marscida, si sia mangiato via gran parte della terra che lo separava dal Motto Solaròlo.

Ancora nella prima metà del secolo scorso tutta la zona (oggi area industriale di Verbania e Gravellona) era una vasta area paludosa. Il nome con cui è ancora nota è infatti "Marscida". In realtà per i nonni di qui la zona è più nota come "I Casoni", nome dato alla cascina con stalle non lontana dal Motto. All'interno di quest'area, proprio tra il Motto Solaròlo e l'attuale area industriale, c'è una piccola zona che prendeva il nome di "Butè", cioè "che butta" (acqua, s'intende).

I Casoni (sede oggi di un ristorante-agriturismo che si chiama "La Marscida") sono sempre stati abitati da contadini (affittuari o mezzadri) che per lo più allevavano mucche (e buoi: per tirare i carri che portavano i massi di granito dai monti intorno alle chiatte fino al fiume, per poi raggiungere il lago a Fondotoce e da qui Milano, lungo il Ticino e i navigli: ma questa è un'altra storia...). Molto più che fieno non si poteva fare, in quelle terre umide e fredde.

In tempi non troppo lontani (probabilmente intorno alla metà dell'800) ai Casoni si era insediata una comunità di Certosini, che hanno tentato una certa bonifica della zona, provando anche a coltivarvi il riso. Il clima però era troppo freddo, i raccolti non rendevano e il tentativo è fallito.

I nonni di oggi (generazione degli anni '20) dicono che i loro nonni e bisnonni (attivi alla fine dell'800) ricordano ancora i frati. Questi avevano costruito anche delle casette proprio sulla sommità del Motto, di cui oggi non c'è più traccia.

E sempre questi "bisnonni dei nonni" raccontano di misteriose "calate di barbari" (più probabilmente "balordi" o "banditi"), provenienti dalla vicina Svizzera, che facevano razzie in zona depredando e distruggendo tutto (ma di questa sorta di leggenda non si sono ancora trovati riscontri).

Risalgono all'ultimo dopoguerra le arginature più consistenti della foce della Strona, ad opera del genio civile, che hanno costretto l'inquieto fiume ad adeguarsi alle nostre regole e entrare nella Toce (oramai "il" Toce) con un estuario bello dritto. In quel punto termina oggi la riserva naturale.

Da lì in giù, però, il Toce (con dentro l'acqua della Strona) non è rimasto sempre tranquillo nella strada via via assegnatagli da successive arginature e rinforzi spondali. Oltre che cambiare la sua foce (col famoso "salto" del 1899) ha sempre lavorato, scavando ed erodendo, proprio intorno al nostro Motto.

Ancora fino al secondo dopoguerra, i soliti nonni ricordano i campi tra il Motto e il fiume, distante ancora un centinaio di metri. Oggi invece il Toce lambisce i piedi del Motto e il sentiero può passare solo sulla roccia.

Spezzettato nel tempo in tante piccole proprietà, il Motto Solaròlo è oggi stato in gran parte acquistato dall'Ente di gestione dei Parchi del Lago Maggiore, in occasione della costruzione della ciclabile. L'intento è di favorire il consolidamento del bosco mesofilo, a scapito del bosco "di ritorno" a robinia, e difenderlo dalle infestanti di provenienza esotica (soprattutto la "terribile" Pueraria lobata!). Nella zona più bassa si vorrebbe anche realizzare un arboreto "didattico" o un vivaio forestale.

In realtà, così circondato da tante bellezze (il golfo e le isole Borromee, la Valgrande, le valli ossolane alle pendici del Rosa, le ville e i giardini dell'alto Verbano), il nostro Motto fa ben fatica a fasi "notare" dai turisti. Se non da quelli, più "abitués", che da anni frequentano i nostri campeggi e amano girovagare in bicicletta e a piedi i dintorni.

Ma questo è un po' la caratteristica che rende la piccola riserva del Fondo Toce "speciale" oltre che "naturale": quella di offrire inaspettati e nascosti angoli di suggestione e prospettive inusuali su un territorio immerso in tanta bellezza, ma "riempito" fino all'abuso.

Danilo Vassura




Piemonte Parchi Web

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Torino (n. 5944 del 17/02/2006)


Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi
email: news.pp@regione.piemonte.it


Regione Piemonte Home Page