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Transgenico alimentare
Una questione controversa
Astensione totale dall'utilizzo di ogm nelle aree protette.
Questo l'accordo siglato da Federparchi, Cia, Confagricoltura
e Legambiente, lo scorso aprile, in occasione di Mediterre,
la Fiera dei parchi del Mediterraneo.
In Campania sarà vietato l'utilizzo di ogm nei parchi
nazionali e regionali, e nelle aree di produzione Dop o Igp.
E mentre 451 amministrazioni si sono dichiarate "antitransgeniche",
numerose sono state le iniziative "anti-ogm", tra
le quali quella della Regione Piemonte, che nel luglio 2003
ha disposto la distruzione di 381 ettari di mais geneticamente
modificati.
La finalità è l'applicazione del "principio
di precauzione" su una questione estremamente complessa
e controversa come quella delle biotecnologie impiegate in
campo agricolo-alimentare: gli aspetti implicati non sono
solo scientifici e tecnologici, ma anche sociali, economici
e politici.
Inoltre alcune motivazioni addotte dai sostenitori rappresentano
miti da sfatare per gli oppositori.
In campo agricolo, lo scopo degli ogm è modificare
una pianta inserendo nel suo DNA uno o più geni che
le conferiscano le caratteristiche desiderate. Il caso dell'introduzione
di geni di passera di mare nelle fragole per aumentarne la
conservabilità è un tipico esempio. Attualmente
sul mercato sono presenti soprattutto varietà ogm di
mais, soia, colza, pomodoro, cotone, patata, zucca e tabacco.
Le proprietà più ricercate sono la tolleranza
agli erbicidi e ai parassiti, il miglioramento delle proprietà
agronomiche delle piante, della qualità dopo il raccolto,
delle qualità nutrizionali.
Secondo i sostenitori, gli ogm aumentano la produzione del
raccolto, riducono l'uso delle sostanze chimiche, contribuiscono
alla sicurezza alimentare e alla fame nel mondo. I critici,
invece, sottolineano i rischi che potrebbero manifestarsi
al di fuori del controllo umano.
Per quanto riguarda la salute dell'uomo, i pericoli riguardano
la possibile insorgenza di allergie e di resistenza agli antibiotici.
Il dibattito più acceso concerne però gli aspetti
ambientali: l'eventuale uso irrazionale di pesticidi, lo sviluppo
di nuove resistenze da parte di piante infestanti e insetti
parassiti, effetti indesiderati sugli ecosistemi, il trasferimento
di geni ad altre specie, la perdita di biodiversità,
già accelerata dalla monocoltura industriale.
A livello sociale, invece, per i poveri del sud del mondo
la perdita di biodiversità avrebbe conseguenze sulla
diversità culturale, lo sviluppo locale e la lotta
all'insicurezza alimentare; poiché la causa principale
della fame è di natura sociale e politica, puri strumenti
tecnologici come gli ogm non rappresenterebbero una soluzione.
L'utilizzo dei brevetti da parte delle aziende biotech consisterebbe
inoltre in un'ulteriore forma di sfruttamento dei piccoli
contadini del sud del mondo.
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Il monito alla cautela giunge quindi da più
parti, e anche il rapporto della Commissione congiunta delle
Accademie dei Lincei e delle Scienze, insistendo sulla necessità
di una comunità scientifica indipendente e interdisciplinare,
ha ripetutamente segnalato l'esigenza che le applicazioni
dell'ingegneria genetica in campo agricolo e alimentare siano
accuratamente vagliate.
Per saperne di più:
www.accademiaxl.it
www.assobiotech.it
www.greenpeace.it
www.rfb.it
Avanti con cautela
Intervista a Paola Bonfante, Dipartimento di Biologia Vegetale,
Università degli Studi di Torino.
In Italia provocano soltanto
disagi
Intervista a Caterina Ronco, Responsabile del Settore Servizi
di Sviluppo Agricolo, Regione Piemonte.
di Silvia Battaglia
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