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(ottobre 2004)
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< Supplemento n°139, ottobre 2004


Transgenico alimentare
Una questione controversa

Astensione totale dall'utilizzo di ogm nelle aree protette. Questo l'accordo siglato da Federparchi, Cia, Confagricoltura e Legambiente, lo scorso aprile, in occasione di Mediterre, la Fiera dei parchi del Mediterraneo.
In Campania sarà vietato l'utilizzo di ogm nei parchi nazionali e regionali, e nelle aree di produzione Dop o Igp. E mentre 451 amministrazioni si sono dichiarate "antitransgeniche", numerose sono state le iniziative "anti-ogm", tra le quali quella della Regione Piemonte, che nel luglio 2003 ha disposto la distruzione di 381 ettari di mais geneticamente modificati.

La finalità è l'applicazione del "principio di precauzione" su una questione estremamente complessa e controversa come quella delle biotecnologie impiegate in campo agricolo-alimentare: gli aspetti implicati non sono solo scientifici e tecnologici, ma anche sociali, economici e politici.
Inoltre alcune motivazioni addotte dai sostenitori rappresentano miti da sfatare per gli oppositori.

In campo agricolo, lo scopo degli ogm è modificare una pianta inserendo nel suo DNA uno o più geni che le conferiscano le caratteristiche desiderate. Il caso dell'introduzione di geni di passera di mare nelle fragole per aumentarne la conservabilità è un tipico esempio. Attualmente sul mercato sono presenti soprattutto varietà ogm di mais, soia, colza, pomodoro, cotone, patata, zucca e tabacco. Le proprietà più ricercate sono la tolleranza agli erbicidi e ai parassiti, il miglioramento delle proprietà agronomiche delle piante, della qualità dopo il raccolto, delle qualità nutrizionali.

Secondo i sostenitori, gli ogm aumentano la produzione del raccolto, riducono l'uso delle sostanze chimiche, contribuiscono alla sicurezza alimentare e alla fame nel mondo. I critici, invece, sottolineano i rischi che potrebbero manifestarsi al di fuori del controllo umano.

Per quanto riguarda la salute dell'uomo, i pericoli riguardano la possibile insorgenza di allergie e di resistenza agli antibiotici. Il dibattito più acceso concerne però gli aspetti ambientali: l'eventuale uso irrazionale di pesticidi, lo sviluppo di nuove resistenze da parte di piante infestanti e insetti parassiti, effetti indesiderati sugli ecosistemi, il trasferimento di geni ad altre specie, la perdita di biodiversità, già accelerata dalla monocoltura industriale.

A livello sociale, invece, per i poveri del sud del mondo la perdita di biodiversità avrebbe conseguenze sulla diversità culturale, lo sviluppo locale e la lotta all'insicurezza alimentare; poiché la causa principale della fame è di natura sociale e politica, puri strumenti tecnologici come gli ogm non rappresenterebbero una soluzione. L'utilizzo dei brevetti da parte delle aziende biotech consisterebbe inoltre in un'ulteriore forma di sfruttamento dei piccoli contadini del sud del mondo.


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Il monito alla cautela giunge quindi da più parti, e anche il rapporto della Commissione congiunta delle Accademie dei Lincei e delle Scienze, insistendo sulla necessità di una comunità scientifica indipendente e interdisciplinare, ha ripetutamente segnalato l'esigenza che le applicazioni dell'ingegneria genetica in campo agricolo e alimentare siano accuratamente vagliate.

Per saperne di più:
www.accademiaxl.it
www.assobiotech.it
www.greenpeace.it
www.rfb.it

Avanti con cautela
Intervista a Paola Bonfante, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Torino.

In Italia provocano soltanto disagi
Intervista a Caterina Ronco, Responsabile del Settore Servizi di Sviluppo Agricolo, Regione Piemonte.

di Silvia Battaglia


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Servizio a cura del Settore Pianificazione aree protette
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