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Si è chiusa lo scorso dicembre 2009 la 15ª Conferenza (COP15) delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: l'evento aveva lo scopo di concordare un quadro internazionale in materia di politica del cambiamento climatico che entrasse in vigore dopo il Protocollo di Kyoto.
Non è andata proprio così: il testo del Copenaghen Accord concordato in extremis, non è stato nemmeno formalmente approvato. La plenaria dei 192 Stati partecipanti ne ha soltanto "preso nota" dopo il dissenso esplicito di otto nazioni.
L'Accordo non rappresenta un documento di impegni legalmente vincolanti, ma è un testo che raccoglie intenti e obiettivi: contenere l'aumento della temperatura mondiale entro i 2°C; prevedere impegni finanziari a breve e medio termine per aiutare i paesi in via di sviluppo a sviluppare un'economia "low-carbon" (100 miliardi di dollari/anno entro il 2020) e l'impegno per tutti gli Stati, ricchi e poveri, a indicare entro il 2010 le proprie promesse di riduzione di emissione di CO2. Il sottoscrivere impegni formali è infatti rimandato alla prossima conferenza sul clima (COP16) che si terrà a Città del Messico nel dicembre 2010.
Ma un dato positivo forse c'è: per la prima volta tutti i governi del Mondo non mettono in dubbio il problema del cambiamento climatico, la sua importanza e la sua urgenza e sono stati condivisi gli obiettivi generali da perseguire se si vuole segnare un'inversione di rotta e salvare il pianeta. Nei prossimi incontri, almeno, non si dovrà più discutere sui fini ma solo sulle modalità!
Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi