
TERRITORIO
I lavori autostradali della Asti-Cuneo hanno portato alla luce nel territorio di Sant'Albano Stura una necropoli longobarda che ha restituito molti interessanti reperti e getta nuova luce sul Piemonte "barbarico"
di Egle Micheletto e Marica Venturino Gambari
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie
di Mauro Pianta
Intervista a Donatella Operti. Donna, laureata, insegnante, mamma, non vedente, innamorata della natura e da sette mesi pure sindaco di Sant'Albano Stura
Ecco, in sintesi, il profilo di Donatella Operti, agguerrita amministratrice 45enne che all'età di dieci anni, a causa di un virus, ha perso la vista. Ma non la voglia di vivere e di combattere per ciò in cui crede. «Conosco i miei limiti - dice lei - , ma questo non significa lasciarsi vivere». La sua ultima battaglia si chiama oasi naturalistica della Madonnina, un'area di 300mila metri quadri sulla sponda destra del fiume Stura nata grazie al recupero di una cava.
Risalgono all'età del Bronzo (XIV-XIII secolo a.C.) le strutture individuate in occasione dei lavori per il collegamento autostradale Asti-Cuneo in un'area pianeggiante collocata tra le cascine Borghesio e Castagna. L'indagine archeologica, effettuata nell'autunno 2001 in occasione della realizzazione del lotto 1.2 (Perucca - Consovero) dell'autostrada Asti - Cuneo, in corrispondenza della fascia interessata dall'arteria stradale in costruzione, ha identificato focolari, strutture di combustione (fosse interrate con livelli di preparazione del piano di cottura, costituiti da strati sovrapposti di ciottoli di diverse pezzature, man mano più piccoli procedendo dal basso verso l'alto, e lenti di concotto), fosse di scarico (di forma ovale, ripiene di terreno di colore scuro, ricco di carboni, di frammenti di vasi in ceramica e talvolta di ciottoli) e buche di palo, in alcuni casi con inzeppatura di ciottoli. Le strutture sono riferibili a un'area a carattere artigianale, probabilmente destinata alla lavorazione dell'argilla per la preparazione di recipienti in ceramica; alcune buche di palo paiono delimitare aree più articolate e indicano forse anche la presenza di capanne di forma ovale.
Egle Micheletto e Marica Venturino Gambari lavorano per la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi