
DAL MONDO DELLA RICERCA
Oggi la gente ha bisogno di sensazioni forti.
Un parco naturale è quanto di più lontano ci sia, nell'immaginario collettivo, da simili stati d'animo.
È quiete, riposo, silenzio, immobilità.
a cura di Claudia Bordese
claudiavalfre@yahoo.it
Nessuno mette in dubbio che questa sia la loro realtà apparente, ma basta affondare i sensi sotto quella immota superficie per scoprire un universo pulsante, vitale, combattivo e salvifico. È bene ricordare che il termine parco va qui inteso nella sua accezione più ampia, di riserva naturale protetta mediante accordi onorevoli dall'invadenza della nostra specie e delle nostre sovrastrutture, anche e proprio perché sovente i suoi confini non sono barriere tangibili, ma necessitano del nostro rispetto per essere preservati. Negli ultimi decenni i parchi naturali italiani hanno recuperato dal rischio di estinzione innumerevoli specie: lo stambecco, il lupo, l'orso bruno, il gipeto, sono tra i più noti esempi; sulle Alpi, l'orso marsicano, la lontra, il grifone sull'Appennino, e ancora il gabbiano corso e il cervo sardo nei parchi insulari, e la lista prosegue con decine di altre specie. Gli stessi cavalli da tiro e bardigiani della Mandria di Torino rappresentano un valido esempio del recupero operato da un parco. Anche molte piante sarebbero scomparse senza la vitale protezione dei parchi, e tra esse ricordiamo l'abete dei Nebrodi e il pino loricato, le preziose e uniche adonide gialla e primula di Palinuro. Ma non nascondiamoci dietro a un dito. A una buona fetta della popolazione di tutto ciò non importa niente. Ignoranza e disinformazione nutrono la loro indifferenza verso il recupero di specie rare, nel quale non vedono alcun beneficio. Oggi la gente vive di cifre, ha bisogno di quantificare i vantaggi, e che siano pecuniari e a breve termine.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi