INTERVISTA
di Emanuela Celona
Marco Fratoddi dirige La Nuova Ecologia, il più antico mensile ambientalista italiano che del 1996 è diventato la rivista di Legambiente. Giornalista professionista, insegna Teoria e tecnica dei nuovi media e Scrittura giornalista alla Facoltà di Lettere dell'Università di Cassino e collabora con diverse testate. Data la sua visione europea dei temi ambientali, gli abbiamo posto alcune domande sullo stato "tipicamente italiano" del rapporto informazione e ambiente.
Perché i parchi non vanno sui giornali? E in quali occasioni, invece, fanno notizia?
Innanzitutto perché gli enti non dedicano sufficiente attenzione alle strategie di comunicazione con la stampa. Mi sembra che preferiscano produrre materiali divulgativi e promozionali piuttosto che concentrarsi sulle relazioni con i mass-media. Così le aree protette finiscono sui giornali sulla base delle regole generali che governano la notiziabilità: quando emergono le inefficienze, quando vengono violati dai bracconieri o quando c'è chi protesta contro i vincoli. Tutte le volte, insomma, in cui se ne possa evidenziare la criticità.
Che cosa dovrebbero comunicare i parchi per attirare l'attenzione dei media?
Bisognerebbe giocare d'anticipo, cercare d'imporre notizie costruttive, che spieghino il ruolo virtuoso che le aree protette svolgono nel territorio. Per esempio raccontando le nuove professioni che si creano intorno alla manutenzione ambientale, la qualità dell'indotto turistico, i risultati sul piano della coesione sociale. Una strategia interessante potrebbe essere quella di comunicare le "alleanze inedite": proporre alla stampa le esperienze di collaborazione con i cacciatori, di valorizzazione delle colture locali insieme agli agricoltori, di sinergia con alcuni costruttori che propongono riqualificazione dell'esistente anziché nuove cubature…
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi